Non si è discusso di un dettaglio tecnico, ma del diritto elementare a respirare nella normalità, a vivere su suoli sicuri, a non temere ciò che si nasconde sotto casa. Eppure, di fronte a una mozione che chiedeva tre atti di responsabilità chiari e non più rinviabili, troppi hanno scelto l’assenza. Un’assenza politica, prima ancora che fisica. Un’assenza che pesa come un macigno, una presa di distanza dai problemi della città, che io lo battezzata come “la magno question crotonese”. La mozione presentata in Consiglio comunale, firmata da me
come primo firmatario, insieme ai consiglieri Enrico Pedace, Cristian Prisma,
Chiara Capparelli, Antonio Manica, Ernesto Ioppoli, Giuseppe Fiorino, Salvo
Riga, Anna Maria Cantafora e Andrea Devona, chiedeva semplicemente ciò che ogni
comunità avrebbe dovuto ottenere da tempo:
- un atto formale di responsabilità nei confronti di chi
aveva e ha l’obbligo giuridico di bonificare, con denuncia per omessa bonifica
nei confronti di Eni;
- un richiamo netto allo Stato affinché eserciti fino in
fondo il proprio ruolo nei Siti di Interesse Nazionale, e Crotone è un sito d’interesse
nazionale;
- un sistema di monitoraggio ambientale permanente,
trasparente e pubblico, aria, suoli, eventuale dispersione di sostanze
radioattive, con il coinvolgimento di un’équipe di professionisti del ministero
in collaborazione con gli enti competenti. Non una rivoluzione. Non uno slogan. Ma responsabilità,
trasparenza, controllo. E invece la mozione ha subito l’assenza proprio da
parte di quei consiglieri che l’avevano sottoscritta; tra i firmatari, qualcuno
l’ha votata addirittura contro. Insomma, come è ridotta questa città: non c’è
motivo per bocciare una mozione del genere, se non per convenienza politica e,
per non dire altro: ognuno cerca di procurarsi il nuovo seggio in Comune in vista
delle elezioni del 24 e del 25 maggio. E chi può mettersi contro il sindaco,
visto che ancora oggi l’unico in campo è lui? Ma nella serata di ieri è
successo il peggio. Prima di tutto, è stata rinnovata la pregiudiziale per non
far parlare il consigliere Meo; quest’ultimo aveva portato una mozione e non
gli è stata data la possibilità di discuterla. La stessa cosa è capitata a me
nel precedente consiglio, quando con un’altra pregiudiziale non mi hanno
permesso di fare un’interrogazione. Insomma, c’è bisogno di fare un esposto? O penso
che chi di dovere dovrebbe mandare a casa questo consiglio comunale? Durante il
mio intervento si sono verificati fatti allucinanti. I miei discorsi in
Consiglio sono duri e forti, e il presidente del Consiglio si è azzardato a
dirmi che ci vuole un TSO, insomma riflessioni da bar, non da Pubblica Assise.
Anche qui, chi di dovere dovrebbe mandarli a casa. In un altro momento, un
altro consigliere, eletto come acerrimo nemico di Voce, oggi alleato di ferro, mi ha sussurrato nell’orecchio con tono
sprezzante: “Questa politica non puoi farla a Crotone, fattela a Scandale”. Signori,
che livello di bassezza! Anche questo andrebbe mandato a casa da chi di dovere.
E poi, un intervento ha chiaramente detto che, se si vuole denunciare
i responsabili di Eni, bisogna farlo personalmente. Avete capito? Il Comune,
questo consiglio comunale, non lo fa, come se i cittadini li avessero mandati
in quell’aula non per denunciare, ma per accomodarsi ai poteri forti. Se
qualcuno lo vuole fare, lo faccia a proprie spese. Non so se stessi assistendo
a un consiglio comunale o un film di Fantozzi. Il sindaco, tuttavia, ha
spiegato perché la mozione non va votata, in quanto Eni sta procedendo alla
bonifica. Avete sentito? L’Eni, da trent’anni, non ha mai bonificato, e tuttora
ha interrotto i lavori. Quindi, il sindaco, da candidato, era denunciante;
oggi, invece, si mostra accomodante. Inoltre, ha affermato che non ci sono
problemi sulla salute dei cittadini e sul monitoraggio dell’aria. Avete capito?
Il sindaco ha dimenticato lo studio Sentieri, nel quale si rivelano dati
preoccupanti per la salute dei cittadini, mentre tutti sappiamo che le recenti
sospensioni dei lavori di bonifica, dovute al rinvenimento di ulteriori
materiali pericolosi e radioattivi, hanno demolito l’ennesima narrazione
rassicurante. Non siamo davanti a un problema risolto, ma a una crisi ancora
aperta, che riemerge ogni volta che si scava, ogni volta che si prova a fare
luce. In questo scenario, l’assenza in Consiglio di tanti firmatari e consiglieri rappresenta un fatto grave. Non venire a discutere, non metterci la faccia, non sostenere in aula una mozione che riguarda la salute pubblica significa lasciare sola la città proprio nel
momento in cui serviva compattezza. È un boicottaggio politico che indebolisce
l’istituzione e umilia i cittadini.
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