IL BLOG DI IGINIO PINGITORE

Post in evidenza

UN HANGAR ALL'AEROPORTO DI CROTONE: SVILUPPO O NUOVA INCOGNITA?

  Sui progetti che riguardano il territorio servono prima chiarezza e garanzie, poi gli annunci. Il dibattito politico sulla difesa del nost...

lunedì 27 luglio 2026

UN HANGAR ALL'AEROPORTO DI CROTONE: SVILUPPO O NUOVA INCOGNITA?

 


Sui progetti che riguardano il territorio servono prima chiarezza e garanzie, poi gli annunci.
Il dibattito politico sulla difesa del nostro territorio è sempre stato piuttosto spento. Si riaccende solo quando arrivano annunci, buoni o cattivi che siano, per poi spegnersi nuovamente nel silenzio. Ormai la politica, a ogni livello, sembra aver perfezionato una strategia ben precisa nei confronti di Crotone: quella del "u duciu e l'amaru". Prima si annuncia una buona notizia, poi ne arriva un'altra meno rassicurante o avvolta nell'incertezza. E, alla fine, ai cittadini resta il compito di accontentarsi e sperare.
Nei giorni scorsi è stato annunciato l'inserimento della realizzazione del nuovo Ospedale di Crotone nel programma degli investimenti sanitari valutabili dall'INAIL, per un importo previsto di 300 milioni di euro. È certamente una notizia positiva e voglio accoglierla con fiducia.
Tuttavia, non possiamo ignorare un dato evidente: nelle altre province calabresi i nuovi ospedali sono cantieri avviati da tempo e, in alcuni casi, prossimi al completamento. Per Crotone, invece, siamo ancora alla fase degli annunci. Ancora una volta siamo in ritardo, proprio noi che da oltre mezzo secolo conviviamo con le conseguenze sanitarie della vecchia area industriale e continuiamo a pagare un prezzo altissimo in termini di salute pubblica.
Ma, subito dopo questa notizia, ne è arrivata un'altra che, almeno per come è stata presentata, lascia aperti molti interrogativi. Non perché si voglia criticare a tutti i costi, ma perché la mancanza di informazioni genera inevitabilmente dubbi. Se gli annunci fossero accompagnati da tutti gli elementi necessari, ci sarebbe ben poco da contestare. Invece si comunica solo una parte della realtà, mentre le domande restano senza risposta e il silenzio della politica finisce per alimentare la sfiducia.
Nel mio precedente intervento avevo già affrontato il tema dell'aeroporto di Crotone, evidenziando come il progetto della Regione Calabria, insieme alla Basilicata, di realizzare un quarto aeroporto possa rappresentare un elemento di criticità per lo scalo pitagorico, nonostante i numeri del traffico siano in costante crescita. Adesso emerge un altro elemento. La SACAL ha concesso ad Avioart S.r.l., a titolo gratuito e per 25 anni, un'area di circa 15.000 metri quadrati all'interno dell'aeroporto di Crotone. Qui sorgerà un hangar destinato al disassemblaggio, allo smantellamento e al riciclo di aeromobili a fine vita. Non si tratta quindi di un normale centro di manutenzione o riparazione, ma di un vero e proprio polo industriale dedicato al recupero dei materiali degli aerei dismessi.
La domanda non è se l'investimento sia, in astratto, positivo o negativo. La vera questione è un'altra: quali garanzie sono state chieste e ottenute per tutelare il futuro dell'aeroporto di Crotone e del territorio?
Sono stati valutati gli impatti ambientali? Come saranno gestiti e smaltiti i materiali derivanti dallo smantellamento degli aeromobili? Dove finiranno i residui delle lavorazioni? Quali controlli saranno effettuati? E soprattutto, questa attività sarà compatibile con lo sviluppo dello scalo e con la crescita del traffico passeggeri?
C'è poi una domanda che molti cittadini si pongono: non rischiamo di aggiungere un'altra potenziale criticità ambientale, la realizzazione di un'altra discarica, in un territorio che attende ancora la bonifica dei siti contaminati della vecchia area industriale? Sono domande legittime, non pregiudizi. Domande che meritano risposte precise e trasparenti.

La politica, e in primo luogo l'Amministrazione comunale di Crotone, ha il dovere di pretendere chiarimenti e di informarci con la massima trasparenza. Perché lo sviluppo non può essere costruito sulla fiducia cieca, ma sulla chiarezza, sulla tutela del territorio e sul rispetto dei cittadini. Crotone non ha bisogno di slogan o di annunci a metà. Ha bisogno di certezze, programmazione e scelte che garantiscano davvero il futuro della città.

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 10:38 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest

sabato 25 luglio 2026

ITALIA, IL GRANDE INGANNO: LA FINTA GUERRA TRA ROSSO E NERO ALIMENTA ODIO E DIVISIONI


Gli ultimi casi, Roggero e Fakir, riaccendono lo scontro politico e dividono ancora una volta la gente. 

Da decenni, a mio avviso, la politica italiana continua a tradire la fiducia dei cittadini. Eppure, ancora oggi, molti sembrano non rendersene conto, oppure preferiscono ignorarlo. C'è chi sostiene una parte per convinzione, ma c'è anche chi lo fa perché ha ricevuto un favore: una raccomandazione, un incarico, un'opportunità, un contributo o un altro beneficio personale. In questi casi, il rapporto tra cittadino e politica si è trasformato in uno scambio di interessi anziché in una libera scelta fondata su idee e valori.

È così che, secondo questa lettura, si alimenta un sistema in cui le persone vengono spinte a schierarsi e a difendere una fazione come fossero tifosi. Si entra nell'arena politica, oggi come ieri è la stessa rispetto a cio che si consumava nel colosseo. Si finisce per gridare slogan contro l'avversario, senza interrogarsi davvero sui risultati, sulle responsabilità e sulla coerenza di chi governa.

Destra e sinistra vengono presentate come alternative inconciliabili, ma c'è chi ritiene che, nei fatti, abbiano finito per assomigliarsi molto più di quanto vogliano ammettere. Cambiano i simboli, cambiano i colori, cambiano i leader, ma il modo di esercitare il potere appare spesso lo stesso. Le promesse si ripetono, le delusioni anche. È un vero inganno!

I politici conoscono bene le dinamiche della contrapposizione permanente: un Paese diviso è un Paese più facile da governare, ma soprattutto più facile da conquistare in campagna elettorale. Ed è proprio ciò che, a mio avviso, sta accadendo in questi giorni. Con le elezioni politiche all'orizzonte, il dibattito si sposta rapidamente su temi che infiammano gli animi e dividono l'opinione pubblica. Gli ultimi esempi sono il caso del gioielliere Roggero e quello di Fakir, il cittadino marocchino deceduto durante un intervento di polizia.

La domanda che mi pongo è semplice: possibile che gli italiani si lascino trascinare ogni volta in questa dinamica? Possibile che bastino poche dichiarazioni dei leader politici per trasformare vicende complesse in uno scontro tra tifoserie? Abbiamo davvero rinunciato a ragionare con la nostra testa?

Io ho maturato da tempo la convinzione di voler restare fuori da quest'arena. Eppure, ogni volta che si esprime un'opinione indipendente, arriva puntualmente l'etichetta: "sei di destra" oppure "sei di sinistra" Eppure io ho dato prova di autonomia durante gli incarichi istituzionali. Come se non fosse più possibile essere semplicemente cittadini liberi, capaci di valutare ogni vicenda senza dover appartenere a uno schieramento.

Ho l'impressione che gli estremismi non appartengano più soltanto a una parte politica. Mi sembra, invece, che certe logiche di contrapposizione, di intolleranza verso chi dissente e di appartenenza cieca abbiano finito per contaminare entrambi gli schieramenti. Cambiano i colori, ma il metodo sembra spesso lo stesso: alimentare lo scontro anziché il confronto.

Torniamo ai due casi che stanno monopolizzando il dibattito.

Sul caso Roggero, la discussione pubblica è esplosa ancora prima che molti conoscessero il contenuto della sentenza. Si è immediatamente creato uno scontro ideologico, quando invece sarebbe più utile interrogarsi su questioni concrete: ci sono stati o no gli estremi dell'eccesso di legittima difesa? Le norme sono equilibrate? Il sistema risarcitorio è coerente e uguale per tutti? Sono domande legittime, che meritano risposte giuridiche e non slogan politici.

Allo stesso tempo, molti cittadini si chiedono se esistano disparità di trattamento. Viene spontaneo pensare ai tanti appartenenti alle forze dell'ordine,  poliziotti, carabinieri e altri servitori dello Stato, rimasti uccisi o gravemente feriti durante il servizio, e domandarsi se le loro famiglie abbiano ricevuto un sostegno adeguato. È un tema che può essere affrontato senza trasformarlo in una guerra tra fazioni.

Anche sul caso Fakir il clima si è acceso immediatamente. Ancora prima che fossero chiariti tutti gli elementi della vicenda, sono partite accuse durissime contro gli agenti coinvolti. È giusto pretendere trasparenza e accertare eventuali responsabilità, ma è altrettanto importante attendere gli esiti delle indagini prima di formulare giudizi definitivi.

Colpisce, inoltre, il clima di ostilità che talvolta si manifesta nei confronti delle forze dell'ordine. Basta un intervento di polizia perché qualcuno inizi a filmare e a gridare insulti come "bastardi", "venduti" o altre espressioni offensive, senza conoscere il contesto dell'azione. 


Criticare l'operato delle istituzioni è un diritto fondamentale in una democrazia, ammesso che si possa ancora definire tale. Ben altra cosa, però, è trasformare ogni intervento delle forze dell'ordine in una condanna preventiva, senza attendere che i fatti vengano accertati. Questo atteggiamento non fa altro che alimentare tensioni, sfiducia e un clima di ostilità permanente.

Mi chiedo: vogliamo davvero una società senza forze dell'ordine? Possiamo immaginare uno Stato in cui nessuno faccia rispettare le leggi? È giusto discutere del modo in cui la polizia opera, pretendere trasparenza, formazione adeguata e responsabilità quando emergono eventuali errori. Ma delegittimare in blocco uomini e donne che ogni giorno svolgono un compito difficile significa imboccare una strada pericolosa: l'anarchia.

Anche le manifestazioni organizzate dopo vicende così delicate dovrebbero essere improntate al senso di responsabilità, evitando che il dibattito pubblico si trasformi in una sentenza anticipata o nell'ennesimo scontro politico alimentato dall'emotività. Penso, ad esempio, alla manifestazione di Bologna, che ha suscitato forti polemiche anche perché è voluta dal sindaco della città. Al di là delle diverse opinioni, il punto è un altro: quando la politica entra a gamba tesa in fatti ancora da chiarire, il rischio è che l'obiettivo non sia più la ricerca della verità, ma la conquista del consenso. È così che, a mio avviso, la politica finisce per influenzare il modo in cui interpretiamo la realtà.

Ed è proprio questo il problema di fondo. Ogni fatto di cronaca viene trasformato in una bandiera politica. Non conta più capire cosa sia realmente accaduto, ma stabilire da quale parte stare. La ricerca della verità lascia il posto alla propaganda, mentre il confronto civile viene sostituito dalla logica della tifoseria.

Oggi questa dinamica, secondo me, riguarda sia la destra sia la sinistra. Cambiano i simboli e gli slogan, ma il metodo sembra spesso lo stesso: dividere i cittadini per consolidare il proprio consenso. È una deriva che considero molto pericolosa, perché una società continuamente lacerata dal conflitto perde progressivamente fiducia nelle istituzioni e nelle regole democratiche. La storia insegna che il caos e la contrapposizione permanente possono creare le condizioni favorevoli all'affermazione di forme di potere sempre più autoritarie. Per questo ritengo che chi alimenta sistematicamente l'odio politico e la divisione porti una responsabilità importante, indipendentemente dall'appartenenza ideologica.

È arrivato il momento di uscire da questa logica e tornare a discutere dei fatti con equilibrio, senza lasciarci trascinare ogni volta nell'ennesima arena costruita dalla politica.

Troppi cittadini finiscono per identificarsi con una bandiera anziché pretendere trasparenza, competenza, coerenza e responsabilità da chi li rappresenta. Io continuo a credere che gli italiani, nella loro grande maggioranza, siano persone perbene. Non penso che siano un popolo naturalmente estremista o razzista. Ritengo piuttosto che etichette di questo tipo vengano spesso utilizzate nel dibattito politico per semplificare la realtà, contrapporre le persone e rafforzare gli schieramenti. Una politica  velenosa contro i propri cittadini, favorendo lo scontro.

La vera sfida non è decidere se stare dalla parte del rosso o del nero, ma liberarsi dalla logica dell'appartenenza e tornare a giudicare la per ciò che si realizza concretamente. Significa recuperare il senso critico, il rispetto reciproco e, per chi vi si riconosce, anche quei valori cristiani che per molti hanno rappresentato un punto di riferimento: la dignità della persona, la solidarietà, il rispetto della vita e il bene comune.

L'invito che rivolgo a tutti è semplice: non lasciamoci trascinare dall'odio, dalla propaganda o dalla paura. Manteniamo la testa sulle spalle, analizziamo i fatti prima di schierarci e pretendiamo una politica che metta davvero al centro l'interesse collettivo, ritornare ai valori cristiani, spesso dimenticati da che è preposto, invece della fedeltà cieca a delle fazioni, che appaiono sempre più luciferine.

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 00:49 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest

domenica 14 giugno 2026

E ORA RINO E ROSARIO, IN UN ABBRACCIO ETERNO NEL CIELO PIÙ BLU

Nella splendida mattinata di ieri mi sono trovato a Crotone con il pensiero rivolto al caro Rosario. Lui amava le albe e i tramonti, il cielo e il mare. Quanti video, quante fotografie ci ha regalato per raccontare i suoi momenti, le sue emozioni, i suoi frammenti di vita. Era un libro aperto: spontaneo, libero, senza filtri. Astuto e intelligente, ma soprattutto autentico. Con quella purezza che, a volte, appartiene solo ai bambini. E proprio ai bambini mi riportano le parole di Nostro Signore Gesù Cristo: «Se non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli». Rosario aveva dentro di sé quella semplicità disarmante, quella capacità di meravigliarsi e di vivere con sincerità. Per questo mi piace pensare che sia entrato subito in quel Regno, in quel cielo che tanto amava contemplare e che il suo amato Rino cantava nelle sue canzoni. E sono certo che, appena arrivato, Rino lo abbia accolto con un sorriso e un abbraccio fraterno.


Rosario dedicava una parte importante della sua vita a raccontare e custodire la memoria di Rino Gaetano. Storie, aneddoti, conferenze, incontri, momenti di condivisione: tutto parlava di quella passione autentica che lo accompagnava da sempre. Le pagine del suo blog “Ry.Ros” ne erano la testimonianza più viva, perché lui non si limitava a raccontare Rino: lo viveva. Rino era parte della sua anima, del suo modo di vedere il mondo.

Non è un caso che, nel pomeriggio di ieri, al termine della cerimonia religiosa, Rosario sia stato accompagnato proprio dalle note delle canzoni di Rino. È stata una giornata intensa, carica di emozioni e di affetto. Un continuo pellegrinaggio di persone presso la camera ardente: uomini e donne di ogni età, provenienti dal mondo della scuola, della politica, della cultura e dell'associazionismo. Tutti uniti da un sentimento comune: il desiderio di rendere omaggio a una persona che ha lasciato un segno sincero nella vita di tanti. Particolarmente toccante è stato il ricordo della rappresentanza della Kathmandu Band, che al termine del rito religioso ha dedicato a Rosario parole profonde e sentite, capaci di raccontare il valore umano e culturale del suo impegno.

Ricordo bene come, nelle tante iniziative socio-culturali condivise, mi chiedesse sempre di trovare uno spazio per ricordare Rino Gaetano. Si batté con determinazione affinché a Scandale fosse intitolata una via al grande cantautore. Un obiettivo che riuscì a raggiungere durante l'amministrazione Brescia, della quale lui stesso fece parte. Successivamente, io da sindaco, ebbi il piacere di confermare e sostenere quell'idea, dedicando momenti e iniziative alla memoria di Rino. Nel pomeriggio di ieri, giorno di Sant'Antonio di Padova e onomastico di suo figlio, il corteo funebre ha lasciato la Chiesa Madre San Nicola Vescovo di Scandale per accompagnare Rosario nel suo ultimo viaggio terreno. A chiudere quel cammino è stato un brano di Rino Gaetano: A mano a mano. Una scelta che sembrava scritta dal destino. "Poco alla volta", come una fiamma che lentamente si affievolisce, come una vita che si spegne con discrezione, lasciando però una luce capace di restare nel cuore di chi rimane. In quel brano c'è un verso che colpisce più di ogni altro: «Ti soffia sul viso e ti ruba un sorriso». È il vento del tempo che passa, che cambia le cose, che porta via le persone care ma non il loro ricordo. E quel cambiamento, ieri, si è compiuto.

Da oggi volerai per sempre in quello sconfinato cielo sempre più blu che tanto amavi. Sarai nell'abbraccio di Rino, di tuo padre e di tutti coloro che ti hanno preceduto e che ti hanno voluto bene. Ma soprattutto sarai nell'abbraccio eterno di Nostro Signore, perché chi ha saputo vivere con autenticità, generosità e amore non lascia mai davvero questa terra: continua a vivere nei cuori che ha toccato e nella luce di Dio che non si spegne mai.

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 00:59 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest

venerdì 12 giugno 2026


Ci ha lasciato il nostro Rosario. Una notizia che mi ha profondamente sconvolto, perché con lui ho condiviso tanti anni di attività sociali, culturali e politiche locali. Rosario c’era sempre: discreto ma presente, con la sua macchina fotografica pronta a immortalare i momenti più belli della vita di Scandale e, negli ultimi anni, anche della città di Crotone, dove viveva.Era un giornalista autentico, senza peli sulla lingua. Raccontava i fatti con onestà, attenzione e passione, soffermandosi anche sui particolari più piccoli, quelli che spesso fanno la differenza e aiutano a comprendere la verità degli avvenimenti. Le sue cronache erano ricche di dettagli, capaci di restituire fedelmente persone, emozioni e momenti vissuti.

I suoi scritti non mancavano mai in occasione di qualsiasi evento. Ricordo con affetto l’attenzione che dedicava alla banda musicale, di cui ero presidente: seguiva ogni nostra attività, documentando con entusiasmo concerti e viaggi, anche all’estero. Era sempre pronto a raccontare i vari raduni bandistici, le estati scandalesi, le nostre rassegne teatrali, le sagre, le feste popolari, i dibattiti e le riunioni politiche e amministrative. Rosario era ovunque ci fosse vita. Presente nelle ricorrenze religiose, nelle feste mariane, nelle processioni, nelle comunioni, nelle cresime e in tanti altri momenti che scandivano la vita della nostra comunità. Con il suo lavoro ha custodito la memoria collettiva di un paese, lasciandoci un patrimonio prezioso di immagini, racconti e testimonianze.

Se ne va una persona che, nonostante la sofferenza che lo attanagliava in diversi periodi dell’anno, amava profondamente la vita. Sapeva gioire della natura, del creato, delle cose semplici e di quelle fatte bene. Amava osservare, raccontare e condividere. Aveva il raro dono di trasformare ogni avvenimento in una storia da tramandare. Potrei continuare ancora a lungo, perché per raccontare davvero Rosario servirebbe un libro. Ma basta scorrere i social o rileggere gli articoli del suo vecchio blog “By Ros” per rendersi conto dell’immenso lavoro che ha lasciato. In quelle pagine troviamo i momenti della squadra di calcio di Scandale, che lui seguiva, commentava e sosteneva attivamente. Non troviamo soltanto il racconto di alcuni eventi: troviamo, a mio avviso, una parte importante della storia di Scandale, degli anni che lui ha vissuto e raccontato con passione instancabile.

 Caro Rosario, ti porterò sempre nel cuore e nelle mie preghiere. Sono convinto che il Signore ti accoglierà tra le Sue braccia e ti donerà quella pace e quella serenità che hai meritato con una vita intensa, segnata dalla sofferenza ma vissuta con grande dignità. Addio, amico mio. La tua voce si è spenta, ma il ricordo che hai lasciato e l’esempio che ci hai donato continueranno a vivere in mezzo a noi, custoditi nel tempo e nella gratitudine di un’intera comunità.


Pubblicato da Iginio Pingitore alle 05:27 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest

giovedì 28 maggio 2026

SENZA GESÙ CRISTO, QUALE DESTINO AVRÀ L’ITALIA?


Bisogna sempre affrontare certi argomenti con cautela, soprattutto quando si parla di fede e, ancor più, di cristianesimo. Basta esprimere liberamente il proprio pensiero per essere subito etichettati come fanatici o retrogradi. Eppure io credo che la libertà passi anche attraverso il diritto di parlare apertamente di ciò in cui si crede. D’altronde qualcuno disse: “La verità vi renderà liberi.”

Oggi Nostro Signore Gesù Cristo viene troppo spesso messo da parte. Il suo insegnamento non è più considerato “moderno”, specialmente in Italia, proprio nella nazione che custodisce Roma, sede spirituale di oltre un miliardo di fedeli. Anche qui la secolarizzazione avanza rapidamente: tutto sembra doversi adattare al mondo, al materialismo, mentre il senso del trascendente e del metafisico viene relegato ai margini. Guai a parlarne apertamente.

L’Italia, che per secoli ha riconosciuto in Gesù Cristo l’unico Salvatore, oggi sembra voler accogliere ogni cosa tranne la propria identità cristiana. Si apre a tutto e a tutti, spesso senza discernimento, fino quasi a rinnegare le proprie radici. Si concede spazio anche a culture e visioni che, in alcuni casi, continuano a limitare la dignità e la libertà, soprattutto della donna. E tutto questo avviene nel silenzio di molti che un tempo si proclamavano difensori dei diritti e dell’emancipazione femminile.

È una trasformazione profonda: visibile, ma al tempo stesso silenziosa e raffinata. In nome del progresso e dell’“evoluzione”, si rinuncia gradualmente alla propria cultura e alla propria identità. Come se difendere le radici cristiane significasse automaticamente rifiutare il dialogo, la convivenza o il rispetto degli altri. Eppure un popolo senza memoria è un popolo destinato a smarrirsi.

L’Italia delle cattedrali, dei santi, dei missionari, dei martiri e delle opere di carità nate dal Vangelo sembra quasi vergognarsi della propria anima. Oggi si parla soprattutto di economia, consumo, immagine, successo, e soprattutto di guerre, mentre il senso del sacro viene confinato ai margini della società. Chi parla di fede viene spesso considerato antiquato, mentre ogni nuova ideologia deve essere accolta senza possibilità di critica.

Basta osservare ciò che accade: in Italia trovano spazio e diffusione buddismo, induismo, islam e molte altre visioni religiose o culturali; il cristianesimo, invece, sembra quasi dover arretrare. Il nome di Cristo fa paura: nelle scuole, negli edifici pubblici, perfino nelle tradizioni natalizie. Si eliminano presepi, canzoni di Natale e simboli cristiani in nome di una neutralità che, troppo spesso, finisce per colpire soltanto una fede: quella cristiana. Persino il Natale, secondo alcune visioni ideologiche europee, dovrebbe diventare una semplice “festa d’inverno”.

Ma la vera apertura non consiste nel cancellare sé stessi, non dovrebbe significare rinnegare ciò che si è. Una società che dimentica Cristo rischia di perdere anche quei valori umani che proprio dal cristianesimo hanno tratto forza: la dignità della persona, la solidarietà, il rispetto dei più deboli, il senso autentico della libertà.

Forse il problema non è il cambiamento in sé, ma un cambiamento che sembra chiedere continuamente ai cristiani di tacere, di farsi da parte, di vivere la propria fede quasi come qualcosa da nascondere. Eppure una civiltà che recide le proprie radici spirituali difficilmente può restare viva a lungo.

L’Europa di oggi ne appare, per molti, la dimostrazione più evidente: un continente che troppo spesso sembra impegnato a cancellare la propria tradizione cristiana, lasciando spazio a un vuoto culturale e spirituale. E l'Italia? Ahimè, ci sta cascando dentro ...!

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 11:49 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest

sabato 25 aprile 2026

CROTONE, CONTRO TRASFORMISMI E "POTERI": LA COERENZA PAGA ANCORA

Uso un titolo forte, sì. Ma non per condannare o puntare il dito contro i circa 300 candidati alle prossime elezioni comunali di fine maggio. Singolarmente, molti sono persone perbene, animate, almeno nelle intenzioni, dal desiderio di fare il bene della città. Il problema, però, è un altro. Nelle amministrazioni non sempre prevale la volontà dei singoli: a decidere davvero sono spesso le logiche della politica apicale, quella fatta di equilibri, pressioni e interessi che poco hanno a che vedere con i bisogni reali dei cittadini. I candidati nel futuro saranno capaci di tenere alta la barra?  Oggi, alle ore 12:00, scade il termine per la presentazione delle liste. La sfida principale, sul piano numerico e politico, sarà tra Vincenzo Voce e Giuseppe Trocino. Ci sarà poi la lista dell’avvocato Meo, che con la sua esperienza farà certamente sentire la propria voce, e quella che dovrebbe essere guidata da Vito Barresi.

Ma torno al punto iniziale, e lo faccio con cognizione di causa: da quasi sei anni siedo in Consiglio comunale a Crotone. Poco più di un mese prima delle elezioni del 2020 fui contattato da Andrea Arcuri, ideatore del movimento “  Stanchi dei Soliti  ”. Già nel 2011, giovanissimo, aveva dato vita a un’esperienza politica che, pur breve, ottenne un risultato significativo. Decisi di aderire non per ambizione personale, non potevo nemmeno votarmi, essendo residente a Scandale,  ma per mettere a disposizione il mio nome e la mia storia politica. Eppure i crotonesi mi diedero fiducia, consentendomi di entrare in Consiglio nella coalizione dell’attuale sindaco Voce.

Ho sempre creduto nei partiti come strumenti fondamentali della democrazia. Fin da ragazzo frequentavo la sezione della Democrazia Cristiana, un partito che rappresentava valori nei quali mi riconoscevo profondamente. Anche dopo il suo scioglimento, ho cercato di restare fedele a quell’idea di politica: dialogo, rispetto, confronto, con un solo obiettivo, il bene comune.

Nel 2020 ho apprezzato Andrea Arcuri proprio per questo: un giovane capace di dire no, di rifiutare il compromesso. Aveva colto una verità amara: a Crotone, da anni, la politica “dall’alto” ha finito per servire se stessa. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: isolamento, ritardi, una città troppo spesso agli ultimi posti delle classifiche nazionali. Quella voglia di cambiamento mi convinse a scendere in campo. Con Vincenzo Voce siamo partiti condividendo idee e obiettivi. Ma, una volta dentro le istituzioni, ho visto quelle stesse idee affievolirsi.

Accade sempre così: una sorta di “malattia” della politica porta a chiudersi, ad allontanarsi dai valori iniziali, a tornare sotto l’influenza dei soliti poteri. Ed è proprio da questo che Crotone deve liberarsi. Noi ci avevamo creduto davvero. Pensavamo che fosse arrivato il momento della svolta. E invece no. Ancora una volta, sono tornati gli stessi schemi, gli stessi partiti che hanno bloccato lo sviluppo della città, responsabili delle mancate bonifiche e dell’espansione incontrollata del distretto energetico. E se un tempo a Crotone venivano elargite le briciole, oggi possiamo dire che manco quelle ci sono! 

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a tutto: giravolte, salti di campo, acrobazie politiche. Persone che per anni si sono dette orgogliose di fare opposizione a Voce e che oggi ritroviamo al suo fianco. Persino consiglieri d’opposizione candidati nelle sue liste. E che dire di gruppi e partiti che per oltre cinque anni si sono dichiarati acerrimi nemici di Voce, oggi sono i migliori amici. Questa è la fotografia di una politica impazzita a Crotone. E allora la domanda è inevitabile: chi sa ancora dire no? La risposta, per fortuna, esiste. Non è in questa competizione elettorale, ma c’è. È rappresentata da giovani come Andrea Arcuri, Cristian Prisma, Chiara Capparelli: ragazzi che, pur giovanissimi, hanno dimostrato coerenza, lucidità e coraggio. Ed è lì che ho ritrovato la speranza. Perché finché ci saranno persone capaci di dire no, di non piegarsi, di non svendersi, allora ci sarà ancora una possibilità per il riscatto di Crotone.

Se, per coerenza, “Stanchi dei Soliti” in questa tornata non aderisce, questo non significa che abbia smesso di esistere. Non significa che non tornerà. Non significa che chi amministrerà potrà ignorare le nostre idee. Noi ci siamo. E ci saremo. Io, mi sforzerò per stare accanto a quei giovani che credono davvero nel cambiamento, che non accettano compromessi al ribasso, che mettono Crotone davanti a tutto. Il nostro gruppo è stato coerente fin dall’inizio, certo abbiamo fatto anche degli errori, e chi non li fa? Avremmo potuto scegliere la strada più facile: poltrone, incarichi, vantaggi personali. Avremmo potuto restare comodamente in maggioranza. Ma non lo abbiamo fatto.

Abbiamo scelto la via più difficile. La via stretta. Quella che non garantisce privilegi, ma dignità. Quella che non promette scorciatoie, ma costruisce futuro. Ricordiamoci che la via stretta è redenzione, un Uomo ce lo disse 2.000 anni fa. E se davvero credete che Crotone meriti di più, allora è il momento di scegliere da che parte stare. Noi comunque ci saremo, anche senza incarichi, poiché crediamo ancora che le buone idee e le buone azioni sono sempre valori e presupposti vicenti per il miglioramento socio-culturale ed economico di questa città. Colgo l'occasione per ringraziare chi in questi anni chi mi è stato vicino ed ha sostenuto le nostre  battaglie, in primis il mio gruppo consiliare e il Movimento che ho avuto l'onore di aderire, poi tanti cittadini che mi hanno veramente incoraggiato ad andare avanti.

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 04:00 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest

domenica 19 aprile 2026

CROTONE E LE SUE ELEZIONI, IL SILENZIO CHE PESA: POLITICA E IL CASO "TEOREMA"

 

Avrei voluto restare in disparte in questa campagna elettorale. Per questa tornata ho scelto di non candidarmi insieme al mio gruppo, e l’idea era quella di osservare, senza intervenire. Ma ci sono momenti in cui il silenzio diventa impossibile. Un po’ perché, anche se per poco più di un mese, sono ancora  amministratore della città di Crotone; un po’ perché, quando la politica è fatta di passione e senso di responsabilità, tacere davanti a certe evidenze diventa difficile, se non ingiusto.

Per questo sento il dovere di condividere una riflessione sull’indagine “Teorema”, che coinvolge figure di primo piano e di indubbio peso politico. È una vicenda che dovrebbe inquietare. Eppure, ancora più inquietante delle accuse stesse, è il vuoto che le circonda nel pieno della campagna elettorale. Su questo mi trovo d’accordo con il giornalista #GaetanoMegna, che in questi giorni ha richiamato con forza l’attenzione sul tema.

Quando emergono ipotesi così gravi, come quelle legate a presunte associazioni costruite per drenare risorse pubbliche, ci si aspetterebbe una reazione immediata della politica. Non per sostituirsi alla magistratura, né per cedere al giustizialismo, che non mi appartiene: ogni indagato ha diritto a difendersi e a dimostrare la propria innocenza. Ma per affermare un principio chiaro e non negoziabile: certe pratiche sono incompatibili con l’idea stessa di amministrazione pubblica. E allora la domanda è inevitabile: se questo principio non viene ribadito con forza durante una campagna elettorale, quando dovrebbe esserlo?

Il rispetto per il lavoro della magistratura è doveroso, ma non può tradursi in assenza di posizione. Lo scalpore, l’indignazione pubblica, le prese di distanza sono elementi necessari per tenere viva la fiducia dei cittadini. Colpisce, invece, proprio l’assenza di tutto questo. Il silenzio del sindaco, innanzitutto, e quello dei candidati, che a mio parere, dovrebbero fare della legalità la bandiera della loro proposta politica.

Ancora più sorprendente è quanto accaduto nella maggioranza di Voce, con la sostituzione del nostro gruppo con esponenti del partito maggiormente coinvolto nell’inchiesta. Una scelta che, al di là delle valutazioni politiche, avrebbe richiesto almeno una riflessione pubblica, un chiarimento, un segnale.

Ai futuri amministratori va trasmesso un messaggio semplice: la legalità non è uno slogan, ma il fondamento dell’azione politica. Altrimenti non ha senso esporre le immagini di Falcone e Borsellino nelle aule istituzionali, se poi si sceglie l’omertà nei comportamenti.

Anche gli altri attori politici non possono rifugiarsi nella neutralità. In politica, il silenzio è un linguaggio: può essere prudenza, ma può anche apparire come calcolo o imbarazzo. E quando riguarda questioni che toccano la fiducia pubblica, rischia di trasformarsi in indifferenza. Ed è proprio questa indifferenza che oggi preoccupa.


Ricordo quando, in aula consiliare, sollevavo questi temi: qualcuno li liquidava con ironia, come se volessi fare il moralizzatore della politica. Oggi rivendico quella posizione con convinzione. Non per presunzione, ma perché i fatti dimostrano quanto fosse necessario parlarne. La politica a Crotone,  ma il discorso vale per la Calabria e per l’Italia intera,  ha bisogno di una seria moralizzazione. Non servono sentenze anticipate, ma chiarezza sui valori. Dire “aspettiamo la giustizia” è giusto; non dire nulla, invece, alimenta il sospetto che il problema non sia ritenuto urgente.


C’è poi un aspetto ancora più profondo. Quando la politica si concentra solo sulla costruzione delle liste e sulla competizione elettorale, mentre emergono vicende di questo tipo, trasmette un messaggio implicito: che la priorità non è la qualità dell’amministrazione, ma la conquista del potere. È un vero e proprio scollamento tra etica e strategia. 

Infine, l’assenza di indignazione non resta mai davvero vuota: viene riempita. Dalla sfiducia, dal cinismo, dall’idea che “tanto sono tutti uguali”. Ed è questo il rischio più grande. Perché quando l’indignazione scompare, non resta la serenità, ma l’abitudine. E l’abitudine, di fronte a ipotesi di corruzione, è forse la forma più pericolosa di resa civile.

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 10:43 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest

venerdì 3 aprile 2026

 

O Maria Santissima Addolorata, tu che sei rimasta fedele fino all’ultimo, ai piedi della Croce di tuo figlio, con il cuore trafitto dal dolore e colmo d’amore, intercedi per noi.Prega affinché l’umanità, smarrita e lontana, ritrovi la via della conversione, la pace e ritorni con cuore sincero alla fede, in un mondo in cui rifiuta nostro Signore Gesù Cristo.




Pubblicato da Iginio Pingitore alle 14:24 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest

mercoledì 1 aprile 2026

CROTONE, TRA LEGALITÀ E RESPONSABILITÀ UN NUOVO AFFONDO POLITICO

 


Non entro nel merito dei fatti accaduti a Crotone né delle ultime indagini della procura: finché non ci saranno conclusioni definitive, non ritengo giusto esprimere giudizi, peggio ancora, strumentalizzare vicende ancora aperte. Tuttavia, le recenti dichiarazioni del sindaco Vincenzo Voce mi impongono una riflessione critica.

Da un lato, le sue parole possono apparire formalmente corrette: delimitare le responsabilità, ribadire l’estraneità dell’ente e difendere l’operato della macchina amministrativa. Eppure, proprio questa nettezza istituzionale entra in tensione con la realtà politica attuale.

La distinzione tra responsabilità penale e responsabilità politica, implicitamente richiamata dal sindaco, è legittima sul piano giuridico, ma lo è molto meno su quello etico-politico. Se è vero che nessun altro amministratore risulta coinvolto, è altrettanto vero che le dinamiche di ricostruzione della maggioranza non sono affatto neutre. Accogliere nella propria area consiglieri provenienti dall’opposizione significa assumerne anche il peso politico, soprattutto in un momento delicato come quello che precede le elezioni di maggio.

Il messaggio che ne deriva rischia di essere ambiguo: da un lato si rivendicano estraneità e correttezza istituzionale, dall’altro si evita di affrontare fino in fondo il nodo politico. Ed è proprio lì che si gioca la credibilità di chi sceglie di impegnarsi nella vita pubblica.

A questo si aggiunge un elemento che non può essere ignorato: chi si è presentato come espressione civica, prendendo le distanze dai partiti, oggi governa anche grazie a quegli stessi partiti che in passato aveva criticato. Alla luce di questa vicenda, sarebbe lecito attendersi un gesto di responsabilità, fino alle dimissioni. Se questo non accade, allora spetta anche all’opposizione assumersi il compito di alzare il livello dello scontro politico, magari dare le dimissioni in blocco, come semplice atto simbolico, al fine di ripartire e dare dignità politica e sociale a questa città.

Eppure, anche questo spazio viene compresso. Lo abbiamo sperimentato direttamente: mesi fa, insieme al consigliere Fabrizio Meo, ci è stata negata la parola in Consiglio comunale attraverso una semplice pregiudiziale voluta dalla maggioranza. In pratica, su temi cruciali per la città possiamo intervenire solo se la maggioranza lo consente. Un fatto grave, difficile da accettare in un contesto democratico.

Per questo motivo, non escludo che già da domani, forse anche in seguito, potrei non occupare più gli scranni del Consiglio comunale. Non nascondo l’amarezza per un territorio per il quale lotto da decenni, nel tentativo di vederlo risollevarsi, senza però intravedere una svolta reale. E allora mi chiedo: ha davvero senso continuare a fare politica in queste condizioni? In un contesto in cui troppo spesso si pensa a tutto, tranne che al bene comune?

Ha senso ricandidarsi in questa città, soprattutto quando vedo tante persone valide restare in panchina, senza trovare spazio? Crotone è una città meravigliosa, con un potenziale enorme. Eppure sembra rimanere intrappolata nelle sue difficoltà. Da anni raccontiamo storie, fatti e misfatti della politica, senza riuscire davvero a cambiare rotta. I problemi si accumulano, l’entusiasmo si spegne, e sempre più cittadini si allontanano dalla partecipazione attiva. Così si finisce per restare ostaggio della cattiva politica.

Un territorio come il nostro, disagiato, martoriato, isolato, ha bisogno di una politica diversa. Una politica fatta da donne e uomini che la vivano come servizio, prima ancora che come ruolo. Quasi sei anni fa entrai in Consiglio comunale quasi per caso. Accettai quella candidatura senza ambizioni, senza l’idea di intraprendere un percorso politico strutturato. Ma non volli dire di no ad Andrea Arcuri, un giovane che crede sinceramente nella politica come servizio alla comunità.

Dissi sì senza aspettarmi nulla. Non chiesi voti, non feci campagna elettorale. Eppure, i voti arrivarono: da persone che mi conoscevano, che avevano visto il mio impegno, soprattutto nelle battaglie ambientali, da sindaco e da cittadino. Sono entrato in Consiglio senza chiedere nulla in cambio, scegliendo di essere una voce libera, al servizio della città.

Oggi, però, provo amarezza e dolore. Dentro di me cresce un’inquietudine profonda davanti alla realtà che ci circonda. E allora la domanda torna, più forte di prima: vale davvero la pena continuare così? Forse la risposta sta proprio nel coraggio di cambiare. Anche a costo di fare un passo indietro, per permettere alla città di farne uno avanti.

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 10:16 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest

domenica 29 marzo 2026

TRA GLI OSANNA E LA CROCE: LA VIGILANZA DEL CUORE PRIMA DI TUTTO!


Non dimentichiamolo: Gesù, Figlio di Dio, è stato uomo. Persona vera, con sentimenti profondi, paure reali e sofferenze immense. Ha conosciuto l’ora più buia: la solitudine, il tradimento, l’angoscia, il peso di non sentirsi compreso. Sa cosa significa sentirsi soli anche quando si è circondati da persone che ci vogliono bene.

Nel giorno di festa, tra gli osanna della Domenica delle Palme, Gesù sapeva già, che sarebbe rimasto da solo al grido: crocifiggilo! Vedeva le fragilità dell’uomo, portava nel cuore il peso di ciò che sarebbe accaduto.

E proprio per questo, oggi più che mai, siamo chiamati a vigilare. Anche nei momenti più belli e luminosi, quando tutto sembra andare bene, il maligno è pronto a colpire.

Solo la preghiera ci rende saldi. Solo la fede ci tiene in piedi. Solo rimanendo uniti a Dio possiamo non cadere. 

BUONA DOMENICA DELLE PALME!

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 04:46 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest

domenica 22 marzo 2026

MEMORIA E RISPETTO NON SONO LA STESSA COSA

 

È inevitabile che una parte del Paese, soprattutto al Sud, provi un certo disagio nel sentire parole così concilianti verso chi, per anni, ha costruito consenso anche su toni duri, divisivi e soprattutto, eversivi! Proprio contro quei territori (o “terroni”). Non è una contraddizione da ignorare, ma una ferita politica che resta nella memoria collettiva. Il rispetto istituzionale può convivere con una memoria critica. La Repubblica è chiamata a essere più grande delle polemiche, ma i cittadini non sono obbligati a dimenticare. E io, da meridionale, sento che quella ferita rimane aperta verso chi ha visto la nostra gente come bersaglio di ingiurie e insulti. E io non dimenticherò mai.

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 02:20 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest

martedì 17 marzo 2026

CROTONE, ALLE ELEZIONI DI MAGGIO NON MERITA IL VOTO CHI HA TACIUTO. ECCO LA VERITÀ SU CONGESI.

Alle elezioni non conta chi parla di più, ma chi ha avuto il coraggio di dire la verità quando serviva. Chi ha taciuto davanti ai problemi, oggi non può chiedere fiducia. Chi ha nascosto la polvere sotto il tappeto, non merita di guidare il futuro. Fino a oggi nessuno trova il coraggio di smentirmi sulle tristi vicende politiche locali, e ora ancor di più! Andiamo ai fatti: presentai, insieme ad altri colleghi dell’opposizione, una mozione sul Consorzio idrico Congesi per affrontare e ripianare la grave situazione debitoria. Quella proposta venne puntualmente bocciata dalla maggioranza. Eppure, i fatti presto ci hanno dato ragione. Con il subentro di Sorical nel Consorzio Congesi, al Comune sono stati pignorati ben 3 milioni e 500 mila euro: una conseguenza diretta del mancato intervento sui debiti, proprio come avevamo denunciato. E oggi resta una domanda: come andrà a finire, considerando che il debito complessivo supera i 10 milioni di euro? Per chi non vuol capire sono soldi che resteranno a carico dei crotonesi!

Di tutto questo, però, non si dovrebbe parlare. Perché alle comunali di maggio 2026 si continua a sostenere questo sindaco e molti cittadini, purtroppo, preferiscono chiudere gli occhi piuttosto che guardare in faccia la realtà. Tuttora, infatti, non c'è ufficialmente uno schieramento avversario. Ma la realtà è sotto gli occhi di tutti. E oggi a parlare non siamo solo noi: sono le indagini della magistratura a confermare ciò che denunciamo da tempo, con determinazione e senso di responsabilità. Come opposizione, abbiamo più volte sollevato dubbi sulla gestione del Consorzio idrico, chiedendo trasparenza, verità e rispetto delle regole. Abbiamo chiesto formalmente l’istituzione di una commissione d’inchiesta e, già allora, proposto di dichiarare il fallimento del consorzio, ritenendo la situazione ormai insostenibile.

Oggi, alla luce delle risultanze della Procura di Crotone, emerge un quadro inquietante: bilanci irregolari per anni, crediti gonfiati artificialmente, perdite nascoste per evitare di dichiarare un dissesto milionario. Un sistema che, secondo l’accusa, avrebbe tenuto in vita un ente ormai al collasso, aggirando le norme e ingannando Comuni e cittadini. Non si tratta più di opinioni o valutazioni politiche. È la magistratura a descrivere un meccanismo che, se confermato, rappresenta un fallimento gestionale e amministrativo gravissimo. Avevamo ragione. Avevamo ragione quando denunciavamo opacità nei conti. Avevamo ragione quando chiedevamo controlli rigorosi. Avevamo ragione quando parlavamo apertamente di dissesto. Alle nostre richieste hanno risposto con il silenzio, con minimizzazioni e, troppo spesso, con tentativi di delegittimazione. E allora la domanda è inevitabile: davvero si pensa di poter restituire fiducia così? Chi tace e nasconde i problemi sotto il tappeto non protegge nessuno: inganna le persone. Perché ciò che oggi viene occultato, domani riemergerà. È solo una questione di tempo.

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 14:40 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest

domenica 15 marzo 2026

PROSTRATI DAVANTI A GESÙ!

Vedere questa immagine mi genera una riflessione profonda: dei cani fissano il volto di Gesù e sembra che si prostrino. Un gesto semplice, istintivo, quasi puro. E allora mi chiedo: oggi, noi, davanti a chi ci prostriamo? Molti risponderebbero: “A nessuno”. Non ci inginocchiamo più nemmeno davanti all’Eucaristia, nella casa di Dio, quando assumiamo il CorpodiCristo. Il gesto della riverenza sembra scomparso, e ciò che un tempo era sacro rischia di diventare abitudine. Eppure la verità è un’altra: l’uomo si prostra ancora. Solo che ora lo fa sempre di più davanti alla vanità del mondo. Davanti ai vizi, alla lussuria, al potere, al denaro, all’apparenza. Tutto ciò che seduce, ma che non salva. La tradizione cristiana lo chiama il “principe di questo mondo”: Satana, colui che promette libertà ma conduce alla rovina, che abbaglia ma svuota, che porta alla devastazione del corpo e dell’anima.Questa immagine mi colpisce così tanto. Perché forse oggi, in quella semplicità, un cane, e gli animali in generale,mostrano un rispetto e un senso del sacro che noi uomini, forse abbiamo perso, troppo spesso, anche davanti al Padre eterno non ci prostiamo più.

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 01:06 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest

sabato 7 marzo 2026

SODDISFAZIONI E AMAREZZE ALL'' INCONTRO DEL 5 MARZO: MA È EMERSA LA CONFERMA CHE ABBIAMO RAGIONE

 


Il 5 marzo 2026, si è tenuto un incontro che, per quanto volutamente ignorato da molti, ha rappresentato un momento di verità politica e civile per la città. Il primo ringraziamento va a tutti coloro che hanno partecipato e hanno avuto il coraggio di esserci. Un ringraziamento particolare alla Scuola Pitagorica e al maestro Gaspare da Brescia per la disponibilità dei locali e per aver reso possibile questo momento di confronto libero. Avevamo ragione ...! E oggi più che mai sono i fatti a dimostrarlo.

Non sono soltanto le parole pronunciate quella sera da cinque consiglieri comunali, pubblici ufficiali e rappresentanti del popolo, a parlare. Sono i fatti. E i fatti raccontano una verità scomoda: il sistematico tentativo di isolare, silenziare e boicottare chi prova ad aprire un’alternativa politica reale. A Crotone si riesce a dare grande visibilità a eventi di ogni tipo: serate del cioccolato, feste del “lecca lecca”, e sia chiaro, non c’è nulla contro un dolce o una festa popolare. Ma è paradossale che in questa città si trovi spazio per tutto, tranne che per il confronto politico libero, tranne che per chi osa proporre una strada diversa, ancora di più se si mettono in ballo ben 5 consiglieri comunali (mi domando: se non si dà spazio a questi, a chi bisogna darlo?)

Non prendetela come una polemica personale. Io sono un libro aperto. Le cose storte non le tengo nello stomaco: le dico, le denuncio e me ne assumo la responsabilità. Durante l’incontro abbiamo affrontato una questione centrale: a meno di tre mesi dalle prossime elezioni comunali, non possiamo accettare che l’unica proposta politica disponibile sia quella dell’attuale amministrazione. Cosa sta succedendo davvero a Crotone? Sembra che tutti i poteri si siano schierati a sostegno di una sola coalizione, quella che rappresenta gli interessi di chi, più che governare la città, la controlla. È forse democrazia questa?

È normale che si tenti di imporre un’unica voce, senza spazio per il dissenso? Il nostro incontro non voleva essere una passerella. Era,  ed è, un segnale. Un segnale che è possibile tornare a parlare di proposte, partecipazione e vera rappresentanza. Un segnale per riscoprire il valore della pluralità, per coinvolgere le associazioni culturali e politiche che devono tornare ad essere il cuore pulsante di una comunità libera e democratica, ma questi sono state assenti.

Perché la democrazia vive di confronto, pluralismo e partecipazione. E a Crotone oggi la democrazia è " ciampàta sotto i piedi". Quando le alternative vengono soffocate, il diritto di scelta dei cittadini si indebolisce. E quando si indebolisce il diritto di scelta, si indebolisce la democrazia stessa. L’incontro è stato organizzato in appena cinque giorni. Non ci aspettavamo una presenza di massa. L’invito era rivolto soprattutto alla stampa, proprio per aprire un dibattito pubblico. Ma anche qui il silenzio è stato assordante. Pochissime testate hanno dato spazio all’iniziativa. Molte al momento pare che abbiano preferito ignorarla.

E questo silenzio, più di mille parole, dimostra che ciò che abbiamo denunciato quella sera non è fantasia, ma pura realtà. Prova tangibile. Ringrazio Giovanni Monte, per averci regalato una diretta. Accanto ai cosiddetti poteri forti, che fanno il loro gioco, esistono anche poteri più piccoli, ma non meno responsabili: silenzi, complicità, convenienze, paure. Tutti tasselli di un sistema che contribuisce a ridurre il dibattito pubblico e a trasformare una città in un luogo dove la voce di pochi vale più di quella di tutti.

E questa è la vera resa. Questa è la vera vergogna. Una città che rischia di essere riconsegnata non solo a chi della devastazione ambientale, in campagna elettorale ne aveva fatto una bandiera, soprattutto a chi partecipa a una devastazione morale. Sia chiaro a tutti: il silenzio non cancella i problemi, li rende solo più gravi. Chi pensa di limitare il dibattito e soffocare il pluralismo dovrebbe ricordare una cosa semplice: la democrazia non appartiene a chi governa, ma ai cittadini. E quando ai cittadini viene negata la possibilità di scegliere davvero, non si sta amministrando una città, la si sta impoverendo. Quel 5 marzo 2026, presso la Scuola Pitagorica di Crotone, resta nella storia, un incontro che, per quanto volutamente ignorato da molti, ha rappresentato un momento di verità politica e civile per la città.

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 00:34 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest

sabato 28 febbraio 2026

“U FERGUSSU”, SIMBOLO DELLA MODERNITÀ CONTADINA

 

Nei paesi della Calabria, alla fine degli anni Settanta, l’agricoltura cominciò a modernizzarsi. Fu il periodo della prima vera motorizzazione dei trasporti agricoli. Fino ad allora, a dominare le campagne erano stati asini e cavalli; ricordo bene che ancora fino agli anni Novanta molti contadini del paese ne facevano largo uso per arare i campi e trasportare i raccolti. Con l’arrivo della meccanizzazione agricola, anche a Scandale, dove io ero ancora un bambino, comparvero i primi trattori. Tra i più diffusi c’erano quelli della Massey Ferguson. In paese, però, nessuno li chiamava con il nome ufficiale: il trattore era semplicemente “u fergussu”, la versione calabresizzata del marchio. Il nome del mezzo era diventato il nome stesso della macchina.

Fu una vera rivoluzione. La raccolta delle olive, degli agrumi e delle grandi quantità di ortaggi non veniva più trasportata con i quadrupedi, ma caricata sul trattore e sul suo rimorchio. “U fergussu” rappresentava velocità, forza, progresso. Mio padre, in quegli anni, ne acquistò uno: aveva una potenza di 25 cavalli. Per chi ne ha memoria, il “fergussu” era infatti chiamato anche “u 25”. Era una macchina robusta e affidabile, capace di affrontare le strade sterrate di campagna e i terreni più difficili. Simboleggiava l’evoluzione agricola, ma anche il riscatto sociale di tante famiglie contadine.

I primi modelli erano di colore grigio; in seguito, con motori più evoluti e prestazioni migliori, si distinsero per il caratteristico colore rosso, il 50 cavalli, " u 50". Anche mio padre, dopo il primo, ne possedette uno rosso. Mio fratello Francesco, appassionato da sempre di trattori, ancora oggi ne possiede uno di un'altra marca. È riuscito a trovare, in una località cosentina, proprio un vecchio Ferguson dello stesso colore di quello di nostro padre. Per lui, come per me è per la nostra famiglia, quel trattore non è solo un mezzo agricolo: è un simbolo. 

Del “fergussu”, “u 25”, a mio fratello riaffiorano i ricordi più belli. E anche a me. Vedere quella foto mi emoziona profondamente, perché in quel mezzo c’è un pezzo della storia dei "Pingitore". C’è l’orgoglio di nostro padre che, con quel “pezzo di ferro”, ha lavorato con onestà e sacrificio, portando avanti con amore una famiglia composta da ben tredici persone. “U fergussu” non era soltanto un trattore: era il segno concreto del cambiamento, della dignità del lavoro contadino e della speranza in un futuro migliore. Ed io, volentieri, su quel pezzo di ferro, mi ci farei  un giro ...!

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 20:10 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest

venerdì 27 febbraio 2026

MATERIE PRIME: LA NUOVA SFIDA GLOBALE. LA RIFLESSIONE DI UN SACERDOTE.

Botros - Giornale Cult
Botros - Giornale Culturale

Per decenni abbiamo raccontato la Guerra Fredda come lo scontro tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Oggi il mondo sta entrando in una nuova fase di competizione globale, ma con contorni completamente diversi. Non è più una guerra di ideologie, bensì una lotta per il controllo delle risorse strategiche, delle filiere industriali e della supremazia tecnologica. In questo nuovo scenario emerge una frattura inattesa: quella tra Stati Uniti ed Europa, mentre la Cina avanza silenziosamente e consolida il proprio potere globale.


Il ritorno sulla scena politica di Donald Trump ha segnato una netta discontinuità rispetto alle politiche occidentali degli ultimi decenni. Trump è convinto che la globalizzazione, così come è stata gestita, abbia impoverito l’America, arricchito la Cina e indebolito l’Occidente. In particolare, accusa le élite politiche europee e i democratici americani di aver concesso a Pechino un vantaggio strategico enorme, permettendole di conquistare il controllo delle risorse critiche del pianeta.

 

Il Congo: la miniera del potere globale

La Repubblica Democratica del Congo è oggi uno dei Paesi più strategici del mondo. Nel suo sottosuolo si concentrano quantità immense di cobalto, coltan, rame e litio, minerali indispensabili per batterie, auto elettriche, semiconduttori, intelligenza artificiale e armamenti avanzati. Il Congo produce oltre il 70% del cobalto mondiale e più della metà delle sue miniere è controllata da aziende cinesi.


Pechino ha costruito in Africa un sistema integrato di investimenti, infrastrutture (ovviamente inferiori a quanto abbia guadagnato in termini di minerali e altro) e accordi politici che le consente di dominare l’intera filiera, dall’estrazione alla manifattura. L’Europa, al contrario, si è trasformata in un grande importatore dipendente: oggi oltre il 70% delle materie prime critiche utilizzate dall’industria europea proviene dalla Cina.


Questo perché l’Europa continua a muoversi secondo vecchie logiche di sfruttamento, neocolonialismo e sostegno a regimi autoritari purché garantiscano l’accesso alle risorse. Ma quali risorse? Spesso soltanto le briciole ottenute attraverso canali opachi, intermediari illeciti e traffici informali, invece di percorrere la strada di accordi trasparenti, legali e reciprocamente vantaggiosi, capaci di favorire lo sviluppo delle popolazioni locali.

Il risultato è una vulnerabilità strategica che rischia di compromettere la sovranità industriale del continente e che, al tempo stesso, contribuisce a promuovere immoralmente il sottosviluppo africano, alimentando un crescente risentimento verso l’Europa. Emblematico è il caso della Francia, oggi bersaglio della rabbia di ampi settori dell’opinione pubblica africana.

 

Minerali in cambio di sicurezza: la nuova mossa americana

Trump intende ribaltare questo equilibrio puntando direttamente sul Congo. La sua strategia è chiara: assicurarsi l’accesso diretto ai minerali strategici in cambio di sicurezza, stabilità politica e sviluppo economico. Il 4 dicembre 2025, il presidente americano Donald Trump e il presidente congolese Félix Tshisekedi hanno firmato un accordo di partenariato storico, destinato a ridefinire i rapporti tra i due Paesi. Washington propone protezione militare contro i gruppi armati, investimenti infrastrutturali, cooperazione industriale e programmi di sviluppo. In cambio, gli Stati Uniti mirano a garantirsi forniture dirette di cobalto, coltan e rame, riducendo drasticamente la dipendenza dalla Cina.


Si tratta di una mossa geopolitica di lungo periodo, che punta a ricostruire una filiera industriale autonoma per sostenere il primato tecnologico americano. Una strategia che, inevitabilmente, relega l’Europa in una posizione marginale, di retroguardia, come ha riconosciuto recentemente anche Mario Draghi.


Ucraina: il boomerang strategico europeo

Il secondo grande fronte di questa nuova Guerra Fredda è l’Ucraina. Il sostegno politico e militare europeo a Kiev ha prodotto un effetto geopolitico imprevisto: ha spinto la Russia definitivamente verso la Cina.


Dall’inizio del conflitto, i rapporti tra Mosca e Pechino si sono rafforzati in modo senza precedenti. Gli scambi commerciali hanno superato i 190 miliardi di dollari annui, con un incremento superiore al 30% in pochi anni. La Cina è diventata il principale partner economico della Russia, assorbendo gran parte delle sue esportazioni energetiche e fornendo in cambio tecnologia, macchinari industriali e componenti elettroniche.

È così nato un asse sino-russo sempre più solido. L’Europa, nel tentativo di difendere i propri valori e le proprie alleanze storiche, ha finito per rafforzare il principale blocco geopolitico alternativo all’Occidente. Dal punto di vista strategico, questo ha rappresentato un grave errore: invece di indebolire la Russia, l’ha consegnata alla sfera d’influenza cinese, rafforzando ulteriormente il peso globale di Pechino.


La nuova Guerra Fredda si combatte con le materie prime

La competizione globale non si gioca più sui missili nucleari, ma sul controllo delle materie prime critiche, delle filiere industriali, dei semiconduttori, delle batterie, dell’intelligenza artificiale e dell’energia. Chi domina questi settori domina il XXI secolo.


Trump sta cercando di costruire un’America industrialmente sovrana, riducendo la dipendenza da Pechino anche a costo di rompere equilibri storici con l’Europa, che alcuni dirigenti europei continuano illusoriamente a ritenere ancora esistenti. L’Unione Europea, invece, appare priva di una visione geopolitica coerente e incapace di adattarsi rapidamente ai cambiamenti.

Il rischio è che l’Europa si trasformi progressivamente in un grande mercato di consumo, dipendente dalle catene globali del valore controllate da altri, senza autonomia tecnologica né strategica.


Europa: protagonista o spettatrice?

Il nuovo ordine mondiale è già in corso di formazione. Stati Uniti, Cina e Russia si muovono con logiche di potenza, mentre l’Europa sembra ancora prigioniera delle proprie certezze ideologiche. È tornata l’epoca degli imperi, forti e assertivi. Trump, oltre al Congo, punta a rafforzare il controllo strategico americano su Paesi chiave come Venezuela, Indonesia, Nigeria e diverse nazioni dell’America Latina.


Se non riuscirà a ridefinire rapidamente il proprio ruolo, l’Unione Europea rischia di diventare la vera grande perdente della nuova Guerra Fredda, schiacciata tra il pragmatismo trumpiano — spesso disposto a superare norme internazionali ed equilibri etici — e la supremazia industriale cinese.

La scelta è ormai inevitabile: protagonista del nuovo mondo o spettatrice del proprio declino?

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 22:56 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest

giovedì 19 febbraio 2026

IL SILENZIO COLPEVOLE CHE TRADISCE CROTONE: MOZIONE SU BONIFICA E SALUTE BOICOTTATA DAGLI STESSI FIRMATARI

 




Non si è discusso di un dettaglio tecnico, ma del diritto elementare a respirare nella normalità, a vivere su suoli sicuri, a non temere ciò che si nasconde sotto casa. Eppure, di fronte a una mozione che chiedeva tre atti di responsabilità chiari e non più rinviabili, troppi hanno scelto l’assenza. Un’assenza politica, prima ancora che fisica. Un’assenza che pesa come un macigno, una presa di distanza dai problemi della città, che io lo battezzata come “la magno question crotonese”. La mozione presentata in Consiglio comunale, firmata da me come primo firmatario, insieme ai consiglieri Enrico Pedace, Cristian Prisma, Chiara Capparelli, Antonio Manica, Ernesto Ioppoli, Giuseppe Fiorino, Salvo Riga, Anna Maria Cantafora e Andrea Devona, chiedeva semplicemente ciò che ogni comunità avrebbe dovuto ottenere da tempo: 

- un atto formale di responsabilità nei confronti di chi aveva e ha l’obbligo giuridico di bonificare, con denuncia per omessa bonifica nei confronti di Eni;

- un richiamo netto allo Stato affinché eserciti fino in fondo il proprio ruolo nei Siti di Interesse Nazionale, e Crotone è un sito d’interesse nazionale;

- un sistema di monitoraggio ambientale permanente, trasparente e pubblico, aria, suoli, eventuale dispersione di sostanze radioattive, con il coinvolgimento di un’équipe di professionisti del ministero in collaborazione con gli enti competenti. Non una rivoluzione. Non uno slogan. Ma responsabilità, trasparenza, controllo. E invece la mozione ha subito l’assenza proprio da parte di quei consiglieri che l’avevano sottoscritta; tra i firmatari, qualcuno l’ha votata addirittura contro. Insomma, come è ridotta questa città: non c’è motivo per bocciare una mozione del genere, se non per convenienza politica e, per non dire altro: ognuno cerca di procurarsi il nuovo seggio in Comune in vista delle elezioni del 24 e del 25 maggio. E chi può mettersi contro il sindaco, visto che ancora oggi l’unico in campo è lui? Ma nella serata di ieri è successo il peggio. Prima di tutto, è stata rinnovata la pregiudiziale per non far parlare il consigliere Meo; quest’ultimo aveva portato una mozione e non gli è stata data la possibilità di discuterla. La stessa cosa è capitata a me nel precedente consiglio, quando con un’altra pregiudiziale non mi hanno permesso di fare un’interrogazione. Insomma, c’è bisogno di fare un esposto? O penso che chi di dovere dovrebbe mandare a casa questo consiglio comunale? Durante il mio intervento si sono verificati fatti allucinanti. I miei discorsi in Consiglio sono duri e forti, e il presidente del Consiglio si è azzardato a dirmi che ci vuole un TSO, insomma riflessioni da bar, non da Pubblica Assise. Anche qui, chi di dovere dovrebbe mandarli a casa. In un altro momento, un altro consigliere, eletto come acerrimo nemico di Voce, oggi alleato di ferro,  mi ha sussurrato nell’orecchio con tono sprezzante: “Questa politica non puoi farla a Crotone, fattela a Scandale”. Signori, che livello di bassezza! Anche questo andrebbe mandato a casa da chi di dovere.

E poi, un intervento ha chiaramente detto che, se si vuole denunciare i responsabili di Eni, bisogna farlo personalmente. Avete capito? Il Comune, questo consiglio comunale, non lo fa, come se i cittadini li avessero mandati in quell’aula non per denunciare, ma per accomodarsi ai poteri forti. Se qualcuno lo vuole fare, lo faccia a proprie spese. Non so se stessi assistendo a un consiglio comunale o un film di Fantozzi. Il sindaco, tuttavia, ha spiegato perché la mozione non va votata, in quanto Eni sta procedendo alla bonifica. Avete sentito? L’Eni, da trent’anni, non ha mai bonificato, e tuttora ha interrotto i lavori. Quindi, il sindaco, da candidato, era denunciante; oggi, invece, si mostra accomodante. Inoltre, ha affermato che non ci sono problemi sulla salute dei cittadini e sul monitoraggio dell’aria. Avete capito? Il sindaco ha dimenticato lo studio Sentieri, nel quale si rivelano dati preoccupanti per la salute dei cittadini, mentre tutti sappiamo che le recenti sospensioni dei lavori di bonifica, dovute al rinvenimento di ulteriori materiali pericolosi e radioattivi, hanno demolito l’ennesima narrazione rassicurante. Non siamo davanti a un problema risolto, ma a una crisi ancora aperta, che riemerge ogni volta che si scava, ogni volta che si prova a fare luce.  In questo scenario, l’assenza in Consiglio di tanti firmatari e consiglieri rappresenta un fatto grave. Non venire a discutere, non metterci la faccia, non sostenere in aula una mozione che riguarda la salute pubblica significa lasciare sola la città proprio nel
momento in cui serviva compattezza. È un boicottaggio politico che indebolisce
l’istituzione e umilia i cittadini.









Pubblicato da Iginio Pingitore alle 11:24 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest
Post più recenti Post più vecchi Home page
Iscriviti a: Post (Atom)

Archivio blog

  • ▼  2026 (26)
    • ▼  luglio (2)
      • UN HANGAR ALL'AEROPORTO DI CROTONE: SVILUPPO O NUO...
      • ITALIA, IL GRANDE INGANNO: LA FINTA GUERRA TRA ROS...
    • ►  giugno (2)
      • E ORA RINO E ROSARIO, IN UN ABBRACCIO ETERNO NEL C...
      • Ci ha lasciato il nostro Rosario. Una notizia che ...
    • ►  maggio (1)
      • SENZA GESÙ CRISTO, QUALE DESTINO AVRÀ L’ITALIA?
    • ►  aprile (4)
      • CROTONE, CONTRO TRASFORMISMI E "POTERI": LA COEREN...
      • CROTONE E LE SUE ELEZIONI, IL SILENZIO CHE PESA: P...
      •  O Maria Santissima Addolorata, tu che sei rimasta...
      • CROTONE, TRA LEGALITÀ E RESPONSABILITÀ UN NUOVO AF...
    • ►  marzo (5)
      • TRA GLI OSANNA E LA CROCE: LA VIGILANZA DEL CUORE ...
      • MEMORIA E RISPETTO NON SONO LA STESSA COSA
      • CROTONE, ALLE ELEZIONI DI MAGGIO NON MERITA IL VOT...
      • PROSTRATI DAVANTI A GESÙ!
      • SODDISFAZIONI E AMAREZZE ALL'' INCONTRO DEL 5 MARZ...
    • ►  febbraio (4)
      • “U FERGUSSU”, SIMBOLO DELLA MODERNITÀ CONTADINA
      • MATERIE PRIME: LA NUOVA SFIDA GLOBALE. LA RIFLES...
      • IL SILENZIO COLPEVOLE CHE TRADISCE CROTONE: MOZION...
    • ►  gennaio (8)
  • ►  2025 (139)
    • ►  dicembre (5)
    • ►  novembre (6)
    • ►  ottobre (11)
    • ►  settembre (17)
    • ►  agosto (18)
    • ►  luglio (20)
    • ►  giugno (14)
    • ►  maggio (12)
    • ►  aprile (17)
    • ►  marzo (12)
    • ►  febbraio (3)
    • ►  gennaio (4)
  • ►  2024 (41)
    • ►  dicembre (5)
    • ►  novembre (8)
    • ►  ottobre (8)
    • ►  settembre (6)
    • ►  agosto (8)
    • ►  luglio (3)
    • ►  giugno (2)
    • ►  maggio (1)
  • ►  2023 (5)
    • ►  giugno (2)
    • ►  maggio (2)
    • ►  febbraio (1)
  • ►  2022 (34)
    • ►  dicembre (1)
    • ►  ottobre (1)
    • ►  settembre (6)
    • ►  agosto (3)
    • ►  luglio (1)
    • ►  giugno (2)
    • ►  maggio (5)
    • ►  aprile (3)
    • ►  marzo (2)
    • ►  febbraio (5)
    • ►  gennaio (5)
  • ►  2021 (56)
    • ►  novembre (3)
    • ►  ottobre (1)
    • ►  settembre (3)
    • ►  agosto (4)
    • ►  luglio (13)
    • ►  giugno (6)
    • ►  maggio (3)
    • ►  aprile (6)
    • ►  marzo (4)
    • ►  febbraio (8)
    • ►  gennaio (5)
  • ►  2020 (112)
    • ►  dicembre (5)
    • ►  novembre (12)
    • ►  ottobre (11)
    • ►  settembre (2)
    • ►  agosto (9)
    • ►  luglio (6)
    • ►  giugno (7)
    • ►  maggio (16)
    • ►  aprile (13)
    • ►  marzo (8)
    • ►  febbraio (10)
    • ►  gennaio (13)
  • ►  2019 (73)
    • ►  dicembre (10)
    • ►  novembre (5)
    • ►  ottobre (3)
    • ►  settembre (6)
    • ►  agosto (8)
    • ►  luglio (6)
    • ►  giugno (3)
    • ►  maggio (3)
    • ►  aprile (7)
    • ►  marzo (9)
    • ►  febbraio (5)
    • ►  gennaio (8)
  • ►  2018 (40)
    • ►  dicembre (6)
    • ►  novembre (11)
    • ►  ottobre (9)
    • ►  settembre (11)
    • ►  agosto (2)
    • ►  luglio (1)

Informazioni personali

Iginio Pingitore
Visualizza il mio profilo completo

Cerca nel blog

Wikipedia

Risultati di ricerca

Powered By Blogger

Cerca nel blog

Tema Semplice. Powered by Blogger.