Sui progetti che riguardano il territorio servono prima chiarezza e garanzie, poi gli annunci.
Il dibattito politico sulla difesa del nostro territorio è sempre stato piuttosto spento. Si riaccende solo quando arrivano annunci, buoni o cattivi che siano, per poi spegnersi nuovamente nel silenzio. Ormai la politica, a ogni livello, sembra aver perfezionato una strategia ben precisa nei confronti di Crotone: quella del "u duciu e l'amaru". Prima si annuncia una buona notizia, poi ne arriva un'altra meno rassicurante o avvolta nell'incertezza. E, alla fine, ai cittadini resta il compito di accontentarsi e sperare.
Nei giorni scorsi è stato annunciato l'inserimento della realizzazione del nuovo Ospedale di Crotone nel programma degli investimenti sanitari valutabili dall'INAIL, per un importo previsto di 300 milioni di euro. È certamente una notizia positiva e voglio accoglierla con fiducia.
Tuttavia, non possiamo ignorare un dato evidente: nelle altre province calabresi i nuovi ospedali sono cantieri avviati da tempo e, in alcuni casi, prossimi al completamento. Per Crotone, invece, siamo ancora alla fase degli annunci. Ancora una volta siamo in ritardo, proprio noi che da oltre mezzo secolo conviviamo con le conseguenze sanitarie della vecchia area industriale e continuiamo a pagare un prezzo altissimo in termini di salute pubblica.
Ma, subito dopo questa notizia, ne è arrivata un'altra che, almeno per come è stata presentata, lascia aperti molti interrogativi. Non perché si voglia criticare a tutti i costi, ma perché la mancanza di informazioni genera inevitabilmente dubbi. Se gli annunci fossero accompagnati da tutti gli elementi necessari, ci sarebbe ben poco da contestare. Invece si comunica solo una parte della realtà, mentre le domande restano senza risposta e il silenzio della politica finisce per alimentare la sfiducia.
Nel mio precedente intervento avevo già affrontato il tema dell'aeroporto di Crotone, evidenziando come il progetto della Regione Calabria, insieme alla Basilicata, di realizzare un quarto aeroporto possa rappresentare un elemento di criticità per lo scalo pitagorico, nonostante i numeri del traffico siano in costante crescita. Adesso emerge un altro elemento. La SACAL ha concesso ad Avioart S.r.l., a titolo gratuito e per 25 anni, un'area di circa 15.000 metri quadrati all'interno dell'aeroporto di Crotone. Qui sorgerà un hangar destinato al disassemblaggio, allo smantellamento e al riciclo di aeromobili a fine vita. Non si tratta quindi di un normale centro di manutenzione o riparazione, ma di un vero e proprio polo industriale dedicato al recupero dei materiali degli aerei dismessi.
La domanda non è se l'investimento sia, in astratto, positivo o negativo. La vera questione è un'altra: quali garanzie sono state chieste e ottenute per tutelare il futuro dell'aeroporto di Crotone e del territorio?
Sono stati valutati gli impatti ambientali? Come saranno gestiti e smaltiti i materiali derivanti dallo smantellamento degli aeromobili? Dove finiranno i residui delle lavorazioni? Quali controlli saranno effettuati? E soprattutto, questa attività sarà compatibile con lo sviluppo dello scalo e con la crescita del traffico passeggeri?
C'è poi una domanda che molti cittadini si pongono: non rischiamo di aggiungere un'altra potenziale criticità ambientale, la realizzazione di un'altra discarica, in un territorio che attende ancora la bonifica dei siti contaminati della vecchia area industriale? Sono domande legittime, non pregiudizi. Domande che meritano risposte precise e trasparenti.
La politica, e in primo luogo l'Amministrazione comunale di Crotone, ha il dovere di pretendere chiarimenti e di informarci con la massima trasparenza. Perché lo sviluppo non può essere costruito sulla fiducia cieca, ma sulla chiarezza, sulla tutela del territorio e sul rispetto dei cittadini. Crotone non ha bisogno di slogan o di annunci a metà. Ha bisogno di certezze, programmazione e scelte che garantiscano davvero il futuro della città.
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