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CROTONE, TRA LEGALITÀ E RESPONSABILITÀ UN NUOVO AFFONDO POLITICO

  Non entro nel merito dei fatti accaduti a Crotone né delle ultime indagini della procura: finché non ci saranno conclusioni definitive, no...

mercoledì 1 aprile 2026

CROTONE, TRA LEGALITÀ E RESPONSABILITÀ UN NUOVO AFFONDO POLITICO

 


Non entro nel merito dei fatti accaduti a Crotone né delle ultime indagini della procura: finché non ci saranno conclusioni definitive, non ritengo giusto esprimere giudizi, peggio ancora, strumentalizzare vicende ancora aperte. Tuttavia, le recenti dichiarazioni del sindaco Vincenzo Voce mi impongono una riflessione critica.

Da un lato, le sue parole possono apparire formalmente corrette: delimitare le responsabilità, ribadire l’estraneità dell’ente e difendere l’operato della macchina amministrativa. Eppure, proprio questa nettezza istituzionale entra in tensione con la realtà politica attuale.

La distinzione tra responsabilità penale e responsabilità politica, implicitamente richiamata dal sindaco, è legittima sul piano giuridico, ma lo è molto meno su quello etico-politico. Se è vero che nessun altro amministratore risulta coinvolto, è altrettanto vero che le dinamiche di ricostruzione della maggioranza non sono affatto neutre. Accogliere nella propria area consiglieri provenienti dall’opposizione significa assumerne anche il peso politico, soprattutto in un momento delicato come quello che precede le elezioni di maggio.

Il messaggio che ne deriva rischia di essere ambiguo: da un lato si rivendicano estraneità e correttezza istituzionale, dall’altro si evita di affrontare fino in fondo il nodo politico. Ed è proprio lì che si gioca la credibilità di chi sceglie di impegnarsi nella vita pubblica.

A questo si aggiunge un elemento che non può essere ignorato: chi si è presentato come espressione civica, prendendo le distanze dai partiti, oggi governa anche grazie a quegli stessi partiti che in passato aveva criticato. Alla luce di questa vicenda, sarebbe lecito attendersi un gesto di responsabilità, fino alle dimissioni. Se questo non accade, allora spetta anche all’opposizione assumersi il compito di alzare il livello dello scontro politico, magari dare le dimissioni in blocco, come semplice atto simbolico, al fine di ripartire e dare dignità politica e sociale a questa città.

Eppure, anche questo spazio viene compresso. Lo abbiamo sperimentato direttamente: mesi fa, insieme al consigliere Fabrizio Meo, ci è stata negata la parola in Consiglio comunale attraverso una semplice pregiudiziale voluta dalla maggioranza. In pratica, su temi cruciali per la città possiamo intervenire solo se la maggioranza lo consente. Un fatto grave, difficile da accettare in un contesto democratico.

Per questo motivo, non escludo che già da domani, forse anche in seguito, potrei non occupare più gli scranni del Consiglio comunale. Non nascondo l’amarezza per un territorio per il quale lotto da decenni, nel tentativo di vederlo risollevarsi, senza però intravedere una svolta reale. E allora mi chiedo: ha davvero senso continuare a fare politica in queste condizioni? In un contesto in cui troppo spesso si pensa a tutto, tranne che al bene comune?

Ha senso ricandidarsi in questa città, soprattutto quando vedo tante persone valide restare in panchina, senza trovare spazio? Crotone è una città meravigliosa, con un potenziale enorme. Eppure sembra rimanere intrappolata nelle sue difficoltà. Da anni raccontiamo storie, fatti e misfatti della politica, senza riuscire davvero a cambiare rotta. I problemi si accumulano, l’entusiasmo si spegne, e sempre più cittadini si allontanano dalla partecipazione attiva. Così si finisce per restare ostaggio della cattiva politica.

Un territorio come il nostro, disagiato, martoriato, isolato, ha bisogno di una politica diversa. Una politica fatta da donne e uomini che la vivano come servizio, prima ancora che come ruolo. Quasi sei anni fa entrai in Consiglio comunale quasi per caso. Accettai quella candidatura senza ambizioni, senza l’idea di intraprendere un percorso politico strutturato. Ma non volli dire di no ad Andrea Arcuri, un giovane che crede sinceramente nella politica come servizio alla comunità.

Dissi sì senza aspettarmi nulla. Non chiesi voti, non feci campagna elettorale. Eppure, i voti arrivarono: da persone che mi conoscevano, che avevano visto il mio impegno, soprattutto nelle battaglie ambientali, da sindaco e da cittadino. Sono entrato in Consiglio senza chiedere nulla in cambio, scegliendo di essere una voce libera, al servizio della città.

Oggi, però, provo amarezza e dolore. Dentro di me cresce un’inquietudine profonda davanti alla realtà che ci circonda. E allora la domanda torna, più forte di prima: vale davvero la pena continuare così? Forse la risposta sta proprio nel coraggio di cambiare. Anche a costo di fare un passo indietro, per permettere alla città di farne uno avanti.

domenica 29 marzo 2026

TRA GLI OSANNA E LA CROCE: LA VIGILANZA DEL CUORE PRIMA DI TUTTO!


Non dimentichiamolo: Gesù, Figlio di Dio, è stato uomo. Persona vera, con sentimenti profondi, paure reali e sofferenze immense. Ha conosciuto l’ora più buia: la solitudine, il tradimento, l’angoscia, il peso di non sentirsi compreso. Sa cosa significa sentirsi soli anche quando si è circondati da persone che ci vogliono bene.

Nel giorno di festa, tra gli osanna della Domenica delle Palme, Gesù sapeva già, che sarebbe rimasto da solo al grido: crocifiggilo! Vedeva le fragilità dell’uomo, portava nel cuore il peso di ciò che sarebbe accaduto.

E proprio per questo, oggi più che mai, siamo chiamati a vigilare. Anche nei momenti più belli e luminosi, quando tutto sembra andare bene, il maligno è pronto a colpire.

Solo la preghiera ci rende saldi. Solo la fede ci tiene in piedi. Solo rimanendo uniti a Dio possiamo non cadere. 

BUONA DOMENICA DELLE PALME!

domenica 22 marzo 2026

MEMORIA E RISPETTO NON SONO LA STESSA COSA

 

È inevitabile che una parte del Paese, soprattutto al Sud, provi un certo disagio nel sentire parole così concilianti verso chi, per anni, ha costruito consenso anche su toni duri, divisivi e soprattutto, eversivi! Proprio contro quei territori (o “terroni”). Non è una contraddizione da ignorare, ma una ferita politica che resta nella memoria collettiva. Il rispetto istituzionale può convivere con una memoria critica. La Repubblica è chiamata a essere più grande delle polemiche, ma i cittadini non sono obbligati a dimenticare. E io, da meridionale, sento che quella ferita rimane aperta verso chi ha visto la nostra gente come bersaglio di ingiurie e insulti. E io non dimenticherò mai.

martedì 17 marzo 2026

CROTONE, ALLE ELEZIONI DI MAGGIO NON MERITA IL VOTO CHI HA TACIUTO. ECCO LA VERITÀ SU CONGESI.

Alle elezioni non conta chi parla di più, ma chi ha avuto il coraggio di dire la verità quando serviva. Chi ha taciuto davanti ai problemi, oggi non può chiedere fiducia. Chi ha nascosto la polvere sotto il tappeto, non merita di guidare il futuro. Fino a oggi nessuno trova il coraggio di smentirmi sulle tristi vicende politiche locali, e ora ancor di più! Andiamo ai fatti: presentai, insieme ad altri colleghi dell’opposizione, una mozione sul Consorzio idrico Congesi per affrontare e ripianare la grave situazione debitoria. Quella proposta venne puntualmente bocciata dalla maggioranza. Eppure, i fatti presto ci hanno dato ragione. Con il subentro di Sorical nel Consorzio Congesi, al Comune sono stati pignorati ben 3 milioni e 500 mila euro: una conseguenza diretta del mancato intervento sui debiti, proprio come avevamo denunciato. E oggi resta una domanda: come andrà a finire, considerando che il debito complessivo supera i 10 milioni di euro? Per chi non vuol capire sono soldi che resteranno a carico dei crotonesi!

Di tutto questo, però, non si dovrebbe parlare. Perché alle comunali di maggio 2026 si continua a sostenere questo sindaco e molti cittadini, purtroppo, preferiscono chiudere gli occhi piuttosto che guardare in faccia la realtà. Tuttora, infatti, non c'è ufficialmente uno schieramento avversario. Ma la realtà è sotto gli occhi di tutti. E oggi a parlare non siamo solo noi: sono le indagini della magistratura a confermare ciò che denunciamo da tempo, con determinazione e senso di responsabilità. Come opposizione, abbiamo più volte sollevato dubbi sulla gestione del Consorzio idrico, chiedendo trasparenza, verità e rispetto delle regole. Abbiamo chiesto formalmente l’istituzione di una commissione d’inchiesta e, già allora, proposto di dichiarare il fallimento del consorzio, ritenendo la situazione ormai insostenibile.

Oggi, alla luce delle risultanze della Procura di Crotone, emerge un quadro inquietante: bilanci irregolari per anni, crediti gonfiati artificialmente, perdite nascoste per evitare di dichiarare un dissesto milionario. Un sistema che, secondo l’accusa, avrebbe tenuto in vita un ente ormai al collasso, aggirando le norme e ingannando Comuni e cittadini. Non si tratta più di opinioni o valutazioni politiche. È la magistratura a descrivere un meccanismo che, se confermato, rappresenta un fallimento gestionale e amministrativo gravissimo. Avevamo ragione. Avevamo ragione quando denunciavamo opacità nei conti. Avevamo ragione quando chiedevamo controlli rigorosi. Avevamo ragione quando parlavamo apertamente di dissesto. Alle nostre richieste hanno risposto con il silenzio, con minimizzazioni e, troppo spesso, con tentativi di delegittimazione. E allora la domanda è inevitabile: davvero si pensa di poter restituire fiducia così? Chi tace e nasconde i problemi sotto il tappeto non protegge nessuno: inganna le persone. Perché ciò che oggi viene occultato, domani riemergerà. È solo una questione di tempo.

domenica 15 marzo 2026

PROSTRATI DAVANTI A GESÙ!

Vedere questa immagine mi genera una riflessione profonda: dei cani fissano il volto di Gesù e sembra che si prostrino. Un gesto semplice, istintivo, quasi puro. E allora mi chiedo: oggi, noi, davanti a chi ci prostriamo? Molti risponderebbero: “A nessuno”. Non ci inginocchiamo più nemmeno davanti all’Eucaristia, nella casa di Dio, quando assumiamo il CorpodiCristo. Il gesto della riverenza sembra scomparso, e ciò che un tempo era sacro rischia di diventare abitudine. Eppure la verità è un’altra: l’uomo si prostra ancora. Solo che ora lo fa sempre di più davanti alla vanità del mondo. Davanti ai vizi, alla lussuria, al potere, al denaro, all’apparenza. Tutto ciò che seduce, ma che non salva. La tradizione cristiana lo chiama il “principe di questo mondo”: Satana, colui che promette libertà ma conduce alla rovina, che abbaglia ma svuota, che porta alla devastazione del corpo e dell’anima.Questa immagine mi colpisce così tanto. Perché forse oggi, in quella semplicità, un cane, e gli animali in generale,mostrano un rispetto e un senso del sacro che noi uomini, forse abbiamo perso, troppo spesso, anche davanti al Padre eterno non ci prostiamo più.

sabato 7 marzo 2026

SODDISFAZIONI E AMAREZZE ALL'' INCONTRO DEL 5 MARZO: MA È EMERSA LA CONFERMA CHE ABBIAMO RAGIONE

 


Il 5 marzo 2026, si è tenuto un incontro che, per quanto volutamente ignorato da molti, ha rappresentato un momento di verità politica e civile per la città. Il primo ringraziamento va a tutti coloro che hanno partecipato e hanno avuto il coraggio di esserci. Un ringraziamento particolare alla Scuola Pitagorica e al maestro Gaspare da Brescia per la disponibilità dei locali e per aver reso possibile questo momento di confronto libero. Avevamo ragione ...! E oggi più che mai sono i fatti a dimostrarlo.

Non sono soltanto le parole pronunciate quella sera da cinque consiglieri comunali, pubblici ufficiali e rappresentanti del popolo, a parlare. Sono i fatti. E i fatti raccontano una verità scomoda: il sistematico tentativo di isolare, silenziare e boicottare chi prova ad aprire un’alternativa politica reale. A Crotone si riesce a dare grande visibilità a eventi di ogni tipo: serate del cioccolato, feste del “lecca lecca”, e sia chiaro, non c’è nulla contro un dolce o una festa popolare. Ma è paradossale che in questa città si trovi spazio per tutto, tranne che per il confronto politico libero, tranne che per chi osa proporre una strada diversa, ancora di più se si mettono in ballo ben 5 consiglieri comunali (mi domando: se non si dà spazio a questi, a chi bisogna darlo?)

Non prendetela come una polemica personale. Io sono un libro aperto. Le cose storte non le tengo nello stomaco: le dico, le denuncio e me ne assumo la responsabilità. Durante l’incontro abbiamo affrontato una questione centrale: a meno di tre mesi dalle prossime elezioni comunali, non possiamo accettare che l’unica proposta politica disponibile sia quella dell’attuale amministrazione. Cosa sta succedendo davvero a Crotone? Sembra che tutti i poteri si siano schierati a sostegno di una sola coalizione, quella che rappresenta gli interessi di chi, più che governare la città, la controlla. È forse democrazia questa?

È normale che si tenti di imporre un’unica voce, senza spazio per il dissenso? Il nostro incontro non voleva essere una passerella. Era,  ed è, un segnale. Un segnale che è possibile tornare a parlare di proposte, partecipazione e vera rappresentanza. Un segnale per riscoprire il valore della pluralità, per coinvolgere le associazioni culturali e politiche che devono tornare ad essere il cuore pulsante di una comunità libera e democratica, ma questi sono state assenti.

Perché la democrazia vive di confronto, pluralismo e partecipazione. E a Crotone oggi la democrazia è " ciampàta sotto i piedi". Quando le alternative vengono soffocate, il diritto di scelta dei cittadini si indebolisce. E quando si indebolisce il diritto di scelta, si indebolisce la democrazia stessa. L’incontro è stato organizzato in appena cinque giorni. Non ci aspettavamo una presenza di massa. L’invito era rivolto soprattutto alla stampa, proprio per aprire un dibattito pubblico. Ma anche qui il silenzio è stato assordante. Pochissime testate hanno dato spazio all’iniziativa. Molte al momento pare che abbiano preferito ignorarla.

E questo silenzio, più di mille parole, dimostra che ciò che abbiamo denunciato quella sera non è fantasia, ma pura realtà. Prova tangibile. Ringrazio Giovanni Monte, per averci regalato una diretta. Accanto ai cosiddetti poteri forti, che fanno il loro gioco, esistono anche poteri più piccoli, ma non meno responsabili: silenzi, complicità, convenienze, paure. Tutti tasselli di un sistema che contribuisce a ridurre il dibattito pubblico e a trasformare una città in un luogo dove la voce di pochi vale più di quella di tutti.

E questa è la vera resa. Questa è la vera vergogna. Una città che rischia di essere riconsegnata non solo a chi della devastazione ambientale, in campagna elettorale ne aveva fatto una bandiera, soprattutto a chi partecipa a una devastazione morale. Sia chiaro a tutti: il silenzio non cancella i problemi, li rende solo più gravi. Chi pensa di limitare il dibattito e soffocare il pluralismo dovrebbe ricordare una cosa semplice: la democrazia non appartiene a chi governa, ma ai cittadini. E quando ai cittadini viene negata la possibilità di scegliere davvero, non si sta amministrando una città, la si sta impoverendo. Quel 5 marzo 2026, presso la Scuola Pitagorica di Crotone, resta nella storia, un incontro che, per quanto volutamente ignorato da molti, ha rappresentato un momento di verità politica e civile per la città.

sabato 28 febbraio 2026

“U FERGUSSU”, SIMBOLO DELLA MODERNITÀ CONTADINA

 

Nei paesi della Calabria, alla fine degli anni Settanta, l’agricoltura cominciò a modernizzarsi. Fu il periodo della prima vera motorizzazione dei trasporti agricoli. Fino ad allora, a dominare le campagne erano stati asini e cavalli; ricordo bene che ancora fino agli anni Novanta molti contadini del paese ne facevano largo uso per arare i campi e trasportare i raccolti. Con l’arrivo della meccanizzazione agricola, anche a Scandale, dove io ero ancora un bambino, comparvero i primi trattori. Tra i più diffusi c’erano quelli della Massey Ferguson. In paese, però, nessuno li chiamava con il nome ufficiale: il trattore era semplicemente “u fergussu”, la versione calabresizzata del marchio. Il nome del mezzo era diventato il nome stesso della macchina.

Fu una vera rivoluzione. La raccolta delle olive, degli agrumi e delle grandi quantità di ortaggi non veniva più trasportata con i quadrupedi, ma caricata sul trattore e sul suo rimorchio. “U fergussu” rappresentava velocità, forza, progresso. Mio padre, in quegli anni, ne acquistò uno: aveva una potenza di 25 cavalli. Per chi ne ha memoria, il “fergussu” era infatti chiamato anche “u 25”. Era una macchina robusta e affidabile, capace di affrontare le strade sterrate di campagna e i terreni più difficili. Simboleggiava l’evoluzione agricola, ma anche il riscatto sociale di tante famiglie contadine.

I primi modelli erano di colore grigio; in seguito, con motori più evoluti e prestazioni migliori, si distinsero per il caratteristico colore rosso, il 50 cavalli, " u 50". Anche mio padre, dopo il primo, ne possedette uno rosso. Mio fratello Francesco, appassionato da sempre di trattori, ancora oggi ne possiede uno di un'altra marca. È riuscito a trovare, in una località cosentina, proprio un vecchio Ferguson dello stesso colore di quello di nostro padre. Per lui, come per me è per la nostra famiglia, quel trattore non è solo un mezzo agricolo: è un simbolo. 

Del “fergussu”, “u 25”, a mio fratello riaffiorano i ricordi più belli. E anche a me. Vedere quella foto mi emoziona profondamente, perché in quel mezzo c’è un pezzo della storia dei "Pingitore". C’è l’orgoglio di nostro padre che, con quel “pezzo di ferro”, ha lavorato con onestà e sacrificio, portando avanti con amore una famiglia composta da ben tredici persone. “U fergussu” non era soltanto un trattore: era il segno concreto del cambiamento, della dignità del lavoro contadino e della speranza in un futuro migliore. Ed io, volentieri, su quel pezzo di ferro, mi ci farei  un giro ...!