Oggi ricorre l’anniversario della morte di Gino Scalise, ma proprio in questo mese, il 5 ottobre, è stato anche il centenario della sua nascita. Due ricorrenze che si intrecciano nel segno della memoria, dell’affetto e della gratitudine verso un uomo che ha lasciato un’impronta indelebile nella comunità di Scandale e non solo.
Poeta e scrittore, presidente diocesano dell’Azione Cattolica e sindaco del paese, Luigi Scalise, conosciuto da tutti come Gino, fu un uomo di straordinaria umanità. Mio zio, Iginio Carvelli, nel suo libro lo definì il «sindaco santo», un appellativo che racchiude pienamente la sua esistenza, vissuta all’insegna della fede, della carità e del servizio agli altri.
Ascetico, profondamente radicato nella dottrina cattolica e saldo nei suoi principi, Gino è stato per me un fondamentale punto di riferimento spirituale. La sua casa era una meta continua di persone che vi giungevano alla ricerca di una parola buona, di conforto, di consiglio e di pace. Era come una sorgente d’acqua pura alla quale tanti sentivano il bisogno di dissetarsi, trovando ristoro per l’anima e sollievo per il cuore.
La sua porta era aperta a tutti, senza distinzioni. Anche le persone di altre confessioni religiose e persino gli atei trovavano accoglienza, ascolto e conforto. Nessuno veniva respinto, nessuno si sentiva estraneo. In quella casa regnavano l’amore, il rispetto e una profonda umanità, capaci di andare oltre ogni differenza.
A lui devo anche la mia devozione alla Vergine Maria. Fino alla sua dipartita, nella sua casa non trascorreva giorno senza la recita del Santo Rosario. Ricordo ancora quando mi trovavo lì, immerso in quell’atmosfera di raccoglimento, tra le preghiere rivolte a Dio e le innumerevoli Ave Maria che scandivano quei momenti di intensa spiritualità. Ricordi che porto nel cuore e che continuano ad accompagnare il mio cammino di fede.
Ma ciò che rendeva quella casa davvero speciale era la sensazione di trovarsi in un luogo dove il male non aveva dimora. Il suo sorriso, la sua dolcezza, la sua capacità di ascoltare e di consolare sembravano allontanare ogni inquietudine e liberare gli animi dalle insidie del maligno. Chi entrava turbato spesso ritrovava serenità; chi arrivava con il cuore appesantito poteva ripartire con una nuova speranza. Nella sua vita aveva amato tutti, senza riserve, senza alimentare rancori o risentimenti. Non conosceva l’odio e non rispondeva al male con il male. La sua unica, vera arma di difesa era il perdono.
Il suo ricordo rimane una luce per Scandale, una testimonianza di fede e un’eredità spirituale che non deve andare perduta. E per me, personalmente, Gino non sarà mai soltanto un ricordo: resterà sempre una presenza viva nel cuore, l'uomo che mi ha avvicinato alla Maria e insegnato, con l'esempio della sua vita, che la vera santità si manifesta nell'amore, nell'umiltà e nella capacità di perdonare.






