IL BLOG DI IGINIO PINGITORE

Post in evidenza

“U FERGUSSU”, SIMBOLO DELLA MODERNITÀ CONTADINA

  Nei paesi della Calabria, alla fine degli anni Settanta, l’agricoltura cominciò a modernizzarsi. Fu il periodo della prima vera motorizzaz...

sabato 28 febbraio 2026

“U FERGUSSU”, SIMBOLO DELLA MODERNITÀ CONTADINA

 

Nei paesi della Calabria, alla fine degli anni Settanta, l’agricoltura cominciò a modernizzarsi. Fu il periodo della prima vera motorizzazione dei trasporti agricoli. Fino ad allora, a dominare le campagne erano stati asini e cavalli; ricordo bene che ancora fino agli anni Novanta molti contadini del paese ne facevano largo uso per arare i campi e trasportare i raccolti. Con l’arrivo della meccanizzazione agricola, anche a Scandale, dove io ero ancora un bambino, comparvero i primi trattori. Tra i più diffusi c’erano quelli della Massey Ferguson. In paese, però, nessuno li chiamava con il nome ufficiale: il trattore era semplicemente “u fergussu”, la versione calabresizzata del marchio. Il nome del mezzo era diventato il nome stesso della macchina.

Fu una vera rivoluzione. La raccolta delle olive, degli agrumi e delle grandi quantità di ortaggi non veniva più trasportata con i quadrupedi, ma caricata sul trattore e sul suo rimorchio. “U fergussu” rappresentava velocità, forza, progresso. Mio padre, in quegli anni, ne acquistò uno: aveva una potenza di 25 cavalli. Per chi ne ha memoria, il “fergussu” era infatti chiamato anche “u 25”. Era una macchina robusta e affidabile, capace di affrontare le strade sterrate di campagna e i terreni più difficili. Simboleggiava l’evoluzione agricola, ma anche il riscatto sociale di tante famiglie contadine.

I primi modelli erano di colore grigio; in seguito, con motori più evoluti e prestazioni migliori, si distinsero per il caratteristico colore rosso, il 50 cavalli, " u 50". Anche mio padre, dopo il primo, ne possedette uno rosso. Mio fratello Francesco, appassionato da sempre di trattori, ancora oggi ne possiede uno di un'altra marca. È riuscito a trovare, in una località cosentina, proprio un vecchio Ferguson dello stesso colore di quello di nostro padre. Per lui, come per me è per la nostra famiglia, quel trattore non è solo un mezzo agricolo: è un simbolo. 

Del “fergussu”, “u 25”, a mio fratello riaffiorano i ricordi più belli. E anche a me. Vedere quella foto mi emoziona profondamente, perché in quel mezzo c’è un pezzo della storia dei "Pingitore". C’è l’orgoglio di nostro padre che, con quel “pezzo di ferro”, ha lavorato con onestà e sacrificio, portando avanti con amore una famiglia composta da ben tredici persone. “U fergussu” non era soltanto un trattore: era il segno concreto del cambiamento, della dignità del lavoro contadino e della speranza in un futuro migliore. Ed io, volentieri, su quel pezzo di ferro, mi ci farei  un giro ...!

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 20:10 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest

venerdì 27 febbraio 2026

MATERIE PRIME: LA NUOVA SFIDA GLOBALE. LA RIFLESSIONE DI UN SACERDOTE.

Botros - Giornale Cult
Botros - Giornale Culturale

Per decenni abbiamo raccontato la Guerra Fredda come lo scontro tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Oggi il mondo sta entrando in una nuova fase di competizione globale, ma con contorni completamente diversi. Non è più una guerra di ideologie, bensì una lotta per il controllo delle risorse strategiche, delle filiere industriali e della supremazia tecnologica. In questo nuovo scenario emerge una frattura inattesa: quella tra Stati Uniti ed Europa, mentre la Cina avanza silenziosamente e consolida il proprio potere globale.


Il ritorno sulla scena politica di Donald Trump ha segnato una netta discontinuità rispetto alle politiche occidentali degli ultimi decenni. Trump è convinto che la globalizzazione, così come è stata gestita, abbia impoverito l’America, arricchito la Cina e indebolito l’Occidente. In particolare, accusa le élite politiche europee e i democratici americani di aver concesso a Pechino un vantaggio strategico enorme, permettendole di conquistare il controllo delle risorse critiche del pianeta.

 

Il Congo: la miniera del potere globale

La Repubblica Democratica del Congo è oggi uno dei Paesi più strategici del mondo. Nel suo sottosuolo si concentrano quantità immense di cobalto, coltan, rame e litio, minerali indispensabili per batterie, auto elettriche, semiconduttori, intelligenza artificiale e armamenti avanzati. Il Congo produce oltre il 70% del cobalto mondiale e più della metà delle sue miniere è controllata da aziende cinesi.


Pechino ha costruito in Africa un sistema integrato di investimenti, infrastrutture (ovviamente inferiori a quanto abbia guadagnato in termini di minerali e altro) e accordi politici che le consente di dominare l’intera filiera, dall’estrazione alla manifattura. L’Europa, al contrario, si è trasformata in un grande importatore dipendente: oggi oltre il 70% delle materie prime critiche utilizzate dall’industria europea proviene dalla Cina.


Questo perché l’Europa continua a muoversi secondo vecchie logiche di sfruttamento, neocolonialismo e sostegno a regimi autoritari purché garantiscano l’accesso alle risorse. Ma quali risorse? Spesso soltanto le briciole ottenute attraverso canali opachi, intermediari illeciti e traffici informali, invece di percorrere la strada di accordi trasparenti, legali e reciprocamente vantaggiosi, capaci di favorire lo sviluppo delle popolazioni locali.

Il risultato è una vulnerabilità strategica che rischia di compromettere la sovranità industriale del continente e che, al tempo stesso, contribuisce a promuovere immoralmente il sottosviluppo africano, alimentando un crescente risentimento verso l’Europa. Emblematico è il caso della Francia, oggi bersaglio della rabbia di ampi settori dell’opinione pubblica africana.

 

Minerali in cambio di sicurezza: la nuova mossa americana

Trump intende ribaltare questo equilibrio puntando direttamente sul Congo. La sua strategia è chiara: assicurarsi l’accesso diretto ai minerali strategici in cambio di sicurezza, stabilità politica e sviluppo economico. Il 4 dicembre 2025, il presidente americano Donald Trump e il presidente congolese Félix Tshisekedi hanno firmato un accordo di partenariato storico, destinato a ridefinire i rapporti tra i due Paesi. Washington propone protezione militare contro i gruppi armati, investimenti infrastrutturali, cooperazione industriale e programmi di sviluppo. In cambio, gli Stati Uniti mirano a garantirsi forniture dirette di cobalto, coltan e rame, riducendo drasticamente la dipendenza dalla Cina.


Si tratta di una mossa geopolitica di lungo periodo, che punta a ricostruire una filiera industriale autonoma per sostenere il primato tecnologico americano. Una strategia che, inevitabilmente, relega l’Europa in una posizione marginale, di retroguardia, come ha riconosciuto recentemente anche Mario Draghi.


Ucraina: il boomerang strategico europeo

Il secondo grande fronte di questa nuova Guerra Fredda è l’Ucraina. Il sostegno politico e militare europeo a Kiev ha prodotto un effetto geopolitico imprevisto: ha spinto la Russia definitivamente verso la Cina.


Dall’inizio del conflitto, i rapporti tra Mosca e Pechino si sono rafforzati in modo senza precedenti. Gli scambi commerciali hanno superato i 190 miliardi di dollari annui, con un incremento superiore al 30% in pochi anni. La Cina è diventata il principale partner economico della Russia, assorbendo gran parte delle sue esportazioni energetiche e fornendo in cambio tecnologia, macchinari industriali e componenti elettroniche.

È così nato un asse sino-russo sempre più solido. L’Europa, nel tentativo di difendere i propri valori e le proprie alleanze storiche, ha finito per rafforzare il principale blocco geopolitico alternativo all’Occidente. Dal punto di vista strategico, questo ha rappresentato un grave errore: invece di indebolire la Russia, l’ha consegnata alla sfera d’influenza cinese, rafforzando ulteriormente il peso globale di Pechino.


La nuova Guerra Fredda si combatte con le materie prime

La competizione globale non si gioca più sui missili nucleari, ma sul controllo delle materie prime critiche, delle filiere industriali, dei semiconduttori, delle batterie, dell’intelligenza artificiale e dell’energia. Chi domina questi settori domina il XXI secolo.


Trump sta cercando di costruire un’America industrialmente sovrana, riducendo la dipendenza da Pechino anche a costo di rompere equilibri storici con l’Europa, che alcuni dirigenti europei continuano illusoriamente a ritenere ancora esistenti. L’Unione Europea, invece, appare priva di una visione geopolitica coerente e incapace di adattarsi rapidamente ai cambiamenti.

Il rischio è che l’Europa si trasformi progressivamente in un grande mercato di consumo, dipendente dalle catene globali del valore controllate da altri, senza autonomia tecnologica né strategica.


Europa: protagonista o spettatrice?

Il nuovo ordine mondiale è già in corso di formazione. Stati Uniti, Cina e Russia si muovono con logiche di potenza, mentre l’Europa sembra ancora prigioniera delle proprie certezze ideologiche. È tornata l’epoca degli imperi, forti e assertivi. Trump, oltre al Congo, punta a rafforzare il controllo strategico americano su Paesi chiave come Venezuela, Indonesia, Nigeria e diverse nazioni dell’America Latina.


Se non riuscirà a ridefinire rapidamente il proprio ruolo, l’Unione Europea rischia di diventare la vera grande perdente della nuova Guerra Fredda, schiacciata tra il pragmatismo trumpiano — spesso disposto a superare norme internazionali ed equilibri etici — e la supremazia industriale cinese.

La scelta è ormai inevitabile: protagonista del nuovo mondo o spettatrice del proprio declino?

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 22:56 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest

giovedì 19 febbraio 2026

IL SILENZIO COLPEVOLE CHE TRADISCE CROTONE: MOZIONE SU BONIFICA E SALUTE BOICOTTATA DAGLI STESSI FIRMATARI

 




Non si è discusso di un dettaglio tecnico, ma del diritto elementare a respirare nella normalità, a vivere su suoli sicuri, a non temere ciò che si nasconde sotto casa. Eppure, di fronte a una mozione che chiedeva tre atti di responsabilità chiari e non più rinviabili, troppi hanno scelto l’assenza. Un’assenza politica, prima ancora che fisica. Un’assenza che pesa come un macigno, una presa di distanza dai problemi della città, che io lo battezzata come “la magno question crotonese”. La mozione presentata in Consiglio comunale, firmata da me come primo firmatario, insieme ai consiglieri Enrico Pedace, Cristian Prisma, Chiara Capparelli, Antonio Manica, Ernesto Ioppoli, Giuseppe Fiorino, Salvo Riga, Anna Maria Cantafora e Andrea Devona, chiedeva semplicemente ciò che ogni comunità avrebbe dovuto ottenere da tempo: 

- un atto formale di responsabilità nei confronti di chi aveva e ha l’obbligo giuridico di bonificare, con denuncia per omessa bonifica nei confronti di Eni;

- un richiamo netto allo Stato affinché eserciti fino in fondo il proprio ruolo nei Siti di Interesse Nazionale, e Crotone è un sito d’interesse nazionale;

- un sistema di monitoraggio ambientale permanente, trasparente e pubblico, aria, suoli, eventuale dispersione di sostanze radioattive, con il coinvolgimento di un’équipe di professionisti del ministero in collaborazione con gli enti competenti. Non una rivoluzione. Non uno slogan. Ma responsabilità, trasparenza, controllo. E invece la mozione ha subito l’assenza proprio da parte di quei consiglieri che l’avevano sottoscritta; tra i firmatari, qualcuno l’ha votata addirittura contro. Insomma, come è ridotta questa città: non c’è motivo per bocciare una mozione del genere, se non per convenienza politica e, per non dire altro: ognuno cerca di procurarsi il nuovo seggio in Comune in vista delle elezioni del 24 e del 25 maggio. E chi può mettersi contro il sindaco, visto che ancora oggi l’unico in campo è lui? Ma nella serata di ieri è successo il peggio. Prima di tutto, è stata rinnovata la pregiudiziale per non far parlare il consigliere Meo; quest’ultimo aveva portato una mozione e non gli è stata data la possibilità di discuterla. La stessa cosa è capitata a me nel precedente consiglio, quando con un’altra pregiudiziale non mi hanno permesso di fare un’interrogazione. Insomma, c’è bisogno di fare un esposto? O penso che chi di dovere dovrebbe mandare a casa questo consiglio comunale? Durante il mio intervento si sono verificati fatti allucinanti. I miei discorsi in Consiglio sono duri e forti, e il presidente del Consiglio si è azzardato a dirmi che ci vuole un TSO, insomma riflessioni da bar, non da Pubblica Assise. Anche qui, chi di dovere dovrebbe mandarli a casa. In un altro momento, un altro consigliere, eletto come acerrimo nemico di Voce, oggi alleato di ferro,  mi ha sussurrato nell’orecchio con tono sprezzante: “Questa politica non puoi farla a Crotone, fattela a Scandale”. Signori, che livello di bassezza! Anche questo andrebbe mandato a casa da chi di dovere.

E poi, un intervento ha chiaramente detto che, se si vuole denunciare i responsabili di Eni, bisogna farlo personalmente. Avete capito? Il Comune, questo consiglio comunale, non lo fa, come se i cittadini li avessero mandati in quell’aula non per denunciare, ma per accomodarsi ai poteri forti. Se qualcuno lo vuole fare, lo faccia a proprie spese. Non so se stessi assistendo a un consiglio comunale o un film di Fantozzi. Il sindaco, tuttavia, ha spiegato perché la mozione non va votata, in quanto Eni sta procedendo alla bonifica. Avete sentito? L’Eni, da trent’anni, non ha mai bonificato, e tuttora ha interrotto i lavori. Quindi, il sindaco, da candidato, era denunciante; oggi, invece, si mostra accomodante. Inoltre, ha affermato che non ci sono problemi sulla salute dei cittadini e sul monitoraggio dell’aria. Avete capito? Il sindaco ha dimenticato lo studio Sentieri, nel quale si rivelano dati preoccupanti per la salute dei cittadini, mentre tutti sappiamo che le recenti sospensioni dei lavori di bonifica, dovute al rinvenimento di ulteriori materiali pericolosi e radioattivi, hanno demolito l’ennesima narrazione rassicurante. Non siamo davanti a un problema risolto, ma a una crisi ancora aperta, che riemerge ogni volta che si scava, ogni volta che si prova a fare luce.  In questo scenario, l’assenza in Consiglio di tanti firmatari e consiglieri rappresenta un fatto grave. Non venire a discutere, non metterci la faccia, non sostenere in aula una mozione che riguarda la salute pubblica significa lasciare sola la città proprio nel
momento in cui serviva compattezza. È un boicottaggio politico che indebolisce
l’istituzione e umilia i cittadini.









Pubblicato da Iginio Pingitore alle 11:24 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest

martedì 3 febbraio 2026

CROTONE, ELEZIONI COMUNALI AL CHIAR DI LUNA, MA IL BUIO INCOMBE

 


Il quadro politico crotonese non è solo immobile: è inquietante. Un immobilismo che parla chiaro. Al presidente della Regione Occhiuto, e al nuovo consigliere regionale, già presidente della ProvinciaI, l’attuale sindaco piace. E come potrebbe non piacere? Non ha creato attriti, non ha disturbato manovre, non ha alzato la voce su nulla: né sulla viabilità disastrata del territorio, né sul destino dell’aeroporto, né sulla bonifica, né sul distretto energetico lasciato crescere in modo selvaggio. Nessun problema, nessun conflitto, nessuna pretesa. Un sindaco, diciamolo: comodo.

E dall’altra parte? Anche da Noi Moderati, il partito che avrebbe dovuto erigere barricate contro Voce, oggi pare che abbia abbassato la guardia. Dopo mesi di annunci e di nomi,  su tutti quello dell’imprenditore Torromino, ora sembra essersi dissolto. Una parte del centrodestra sostiene apertamente il sindaco, senza porre condizioni. Il resto tace. Un silenzio che pesa come un assenso.

Negli altri fronti la scena è forse ancora più grave. Dopo le dure critiche per il tradimento di un mandato elettorale costruito sulla centralità della questione ambientale, non si registra alcuna iniziativa concreta, nessuna proposta, nessuna volontà di aprire una vera vertenza politica. Tante parole, nessun passo avanti.

È inevitabile allora porsi delle domande. Pensieri che non nascono dal complottismo, ma dall’osservazione dei fatti. Possibile che ci sia un accordo trasversale? Possibile che nessuno voglia davvero ostacolare il sindaco Voce? Arrivano, come si è vociferato, forse consigli dall’alto? È credibile che, a pochi mesi dalle elezioni comunali, non esista ancora un candidato alternativo? È pensabile che, oltre al movimento del sindaco uscente, oggi non ci sia nessuna vera alternativa in campo? Ovviamente se non si muovono le forze tradizionali, come fanno a muoversi i singoli o quei gruppi sporadici. Insomma questo atteggiamento tiene frenati a tutti, troppi “chiari di luna”!

Tutto il sistema politico cittadino è marcio o paralizzato? Come se avesse accettato l’idea che non ci sia altra strada se non la continuità. Una continuità che, però, per Crotone significa stagnazione.

Per una città come Crotone questo silenzio è imbarazzante. È rassegnazione. È il segnale che sta davvero calando il buio. E in questa nuova tornata elettorale la questione della bonifica non può più essere relegata a slogan da campagna elettorale. Non è propaganda, è una necessità vitale. È una questione di salute pubblica, di giustizia sociale, di dignità e di futuro. Eppure, ancora una volta, rischia di scivolare ai margini, sacrificata sull’altare dell’opportunismo politico e della paura di esporsi.

Il monito è chiaro e non ammette ambiguità: se non ci si muove adesso, se non si trova il coraggio di organizzarsi, di parlare alla città, di costruire un’alternativa credibile, autonoma e libera, la bonifica non si farà. E se non si farà ora, non si farà mai più.

Il tempo delle attese è finito. Non bastano più le critiche isolate, non bastano i comunicati stampa, non bastano le prese di distanza tardive. Serve un’assunzione di responsabilità collettiva. Serve che chi non si riconosce in questo immobilismo esca allo scoperto, rompa gli equilibri comodi, rimetta al centro l’ambiente e la salute dei cittadini. Crotone ha già pagato un prezzo altissimo. Continuare a rimandare significa condannare la città a un destino già scritto.

Ora è il momento di scegliere: o muoversi, o accettare consapevolmente che questa occasione storica venga definitivamente perduta.

 

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 11:59 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest

giovedì 29 gennaio 2026

BONIFICHE NEGATE, SALUTE A RISCHIO: IN CONSIGLIO UNA MOZIONE OER RICHIAMARE STATO ED ENI ALLE LORO RESPONSABILITÀ

Una mozione che chiede semplicemente tre cose chiare e non più rinviabili:

1. un atto formale di responsabilità nei confronti di chi aveva e ha l’obbligo giuridico di bonificare (denuncia a Eni per omessa bonifica);

2. un richiamo netto allo Stato affinché assuma fino in fondo il proprio ruolo nei Siti di Interesse Nazionale;

3. un sistema di monitoraggio ambientale permanente, trasparente e pubblico, con particolare riferimento alla qualità dell’aria, allo stato dei suoli e alla possibile dispersione di sostanze radioattive. La costituzione di un’équipe di professionisti locali, in collaborazione con gli enti istituzionali competenti, tra cui ARPACAL, per la valutazione, la progettazione e l’applicazione delle più idonee tecniche di intervento. È stata presentata una mozione a mia firma, in qualità di primo firmatario, seguita da altri consiglieri di opposizione: Enrico Pedace, Cristian Prisma, Chiara Capparelli, Antonio Manica, Ernesto Ioppoli, Giuseppe Fiorino, Salvo Riga, Anna Maria Cantafora e Andrea Devona.

Spero che essa sia condivisa da tutti, perché la città non può più aspettare. Crotone vive da oltre vent’anni dentro una contraddizione intollerabile: è riconosciuta dallo Stato come area di emergenza ambientale di rilevanza nazionale, ma continua a essere trattata come un territorio sacrificabile, dove le bonifiche si annunciano e non si realizzano, e dove la salute dei cittadini resta subordinata a rinvii, silenzi e decisioni incompiute. Il Sito di Interesse Nazionale di Crotone–Cassano–Cerchiara non è un’eredità del passato: è una crisi ancora aperta. Le recenti sospensioni dei lavori di bonifica, dovute al rinvenimento di ulteriori materiali pericolosi e radioattivi, dimostrano che la contaminazione non solo non è stata risolta, ma continua a riemergere con forza, mettendo in discussione ogni rassicurazione fornita negli anni. Di fronte a questa realtà, non è più accettabile rifugiarsi in una prudenza apparente che, nei fatti, produce immobilismo. La salute pubblica non può dipendere da comunicati stampa né essere affidata alla buona volontà delle aziende coinvolte. La responsabilità primaria delle bonifiche nei Siti di Interesse Nazionale è dello Stato. Questa responsabilità, tuttavia, è stata esercitata in modo discontinuo e inefficace, lasciando il territorio crotonese in una condizione di emergenza permanente. Un’emergenza che produce danni ambientali, sanitari, sociali ed economici, e che mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

In questo contesto, il Consiglio comunale è chiamato a una scelta chiara: limitarsi a prendere atto dell’ennesimo rinvio o assumere una posizione netta, richiamando tutti, aziende e Stato, alle proprie responsabilità. Chiedere una denuncia per omessa bonifica, pretendere un monitoraggio ambientale permanente e pubblico, esigere tempi certi e risposte verificabili non è estremismo. Non si tratta di privilegi, ma di diritti per un territorio martoriato, che deve essere finalmente restituito a condizioni di sicurezza e salubrità.

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 10:53 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest

mercoledì 14 gennaio 2026

Grazie per nulla: sei anni di silenzi, veleni. Ora la resa politica

 


Grazie, signor Sindaco. Grazie a tutta la nuova maggioranza. Grazie per tutte le volte in cui avete scelto di non ascoltare, preferendo l’arroganza al confronto, l’ironia allo studio dei problemi, l’insulto al rispetto istituzionale. Una linea politica chiara: meno dialogo, più chiusura. Grazie per quando vi abbiamo chiesto di votare una mozione che denunciasse ENI per l’omessa bonifica, una responsabilità storica e morale verso questa città. Avete votato contro, voltando le spalle a Crotone e alla sua salute. Grazie anche per aver bocciato una mozione dal contenuto limpido e inequivocabile: liberare Crotone dai veleni. Anche lì, nessuna esitazione. Il vostro “no” ha parlato più di mille comunicati. Grazie per aver ostacolato un Consiglio comunale aperto, vero, partecipato, con cittadini e professionisti del settore, per discutere soluzioni concrete: messa in sicurezza definitiva, nuove ipotesi di bonifica, come la lavorazione in situ.

In quell’occasione non solo avete chiuso le porte alla città, ma avete trasformato un momento di democrazia in un esercizio di prepotenza politica. Grazie per aver sottovalutato il distretto energetico selvaggio che si sta abbattendo su Crotone, senza nemmeno il coraggio di porre un freno alle autorizzazioni rilasciate a ridosso del Sito di Interesse Nazionale più importante d’Italia. Un silenzio assordante, complice, irresponsabile. Grazie per aver votato contro una mia mozione che chiedeva una legge regionale di tutela ambientale per il Crotonese, come se difendere il territorio fosse un fastidio e non un dovere politico e morale. Grazie, infine, per non aver mosso un dito davanti alle modifiche al Piano regionale dei rifiuti, che avrebbero potuto offrire maggiori garanzie ambientali per il nostro territorio. Anche lì, silenzio. Anche lì, assenza. E un ultimo, amaro grazie. Sul deposito GNL, sui parchi eolici offshore, nessuna parola, nessuna posizione, nessun atto politico. Il dibattito l’ho portato io, da solo, con una mozione in Consiglio comunale.
Nessuna opposizione nemmeno all’ampliamento del parco eolico a terra, che sacrificherà ancora una volta la frazione Papanice, consegnata alle decisioni calate dall’alto.

E oggi?  Cosa succede davvero?

Succede che, dopo quasi sei anni di nulla, di promesse evaporate e cantieri mai partiti, l’unica “novità” è stato un accordo con ENI. Un accordo che, nei fatti, ha permesso a questa amministrazione di gestire l’attesa: qualche opera, poi, eventi, intrattenimento, feste e festini. Utile a tenere buoni tutti, non certo a risolvere i problemi. Poi arriva la beffa finale.
Eni Rewind fa e disfa, come Penelope: smonta la tela e blocca i lavori per il ritrovamento del Tenorm. Nessuna soluzione, solo il conto da pagare.
E, come sempre, non lo pagano il sindaco e la sua maggioranza, ma i cittadini, costretti a convivere con un’emergenza che oggi mette seriamente a rischio la salute pubblica. I cittadini, però hanno una sola arma di difesa: quella del voto! Spero che questa volta la sappiano usare.

Eni Rewind finge stupore, come se ignorasse la presenza di materiale radioattivo. E allora la domanda è inevitabile: a cosa sono serviti studi, carotaggi, analisi?
Ricerca scientifica o semplici giustificazioni  per prendere tempo? Il finale sembra scritto da un copione già visto: “Non ci resta che piangere”.
Ed è esattamente quello che fanno oggi il sindaco e il neo presidente della Provincia, protagonisti di un comunicato piagnucoloso e rinunciatario, in cui ammettono che non esiste alcuna soluzione immediata. Ma c’è un limite a tutto.
Dopo quasi sei anni di amministrazione non si può più chiedere ai cittadini di pazientare, di stare zitti, di evitare polemiche. Non si può invocare calma mentre il tempo passa, le responsabilità si accumulano e i rischi aumentano. Ancora? Davvero ancora? No. Questa non è più pazienza. È resa.
E i cittadini non possono essere chiamati, ancora una volta, a pagarne il prezzo. Come dice amaramente un nostro concittadino: la campanella è suonata, l’ora della ricreazione è finita.
Non è più tempo di rientrare in classe per imparare,  quello dovevate farlo prima. È semplicemente arrivato il momento di andare a casa.

 

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 13:04 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest

martedì 13 gennaio 2026

BONIFICA: UN ALIBI PERFETTO DI ENI PER INTERROMPRE I LAVORI, COSì SI UCCIDE CROTONE

 


Un perfetto alibi per Eni per non eseguire i lavori di bonifica, mentre la tela di Penelope continua a disfarsi. A volte mi chiedo se Crotone sia davvero una città o solo una comunità rassegnata. È orfana dei suoi politici? Sì. Ma, sempre più spesso, anche dei suoi cittadini. Ancora una volta amministratori “politicanti” hanno fatto credere che la bonifica sarebbe partita. Lo ripetono da anni, in ogni campagna elettorale; quella del 2020, in particolare, è stata suonata a tamburo battente. Tutti sanno, tutti tacciono. I politici fanno orecchie da mercante, i partiti si girano dall’altra parte e intanto il tempo passa, la terra resta avvelenata e la salute dei crotonesi continua a essere merce di scambio. E i cittadini? Anche gran parte di loro preferisce il silenzio, rendendosi complice di questo degrado. Nessuna indignazione, nessuna pressione, nessuna reazione degna di una città che si rispetti. Nel frattempo amministratori e politici si azzuffano sul nome del prossimo candidato a sindaco, come se fosse una partita di potere e non il destino di un’intera comunità. La salute pubblica, ancora una volta, non è una priorità: è solo un fastidio da ignorare.

Crotone non muore per mancanza di promesse, ma per l’abbondanza di bugie, di tradimenti e per il silenzio di chi dovrebbe ribellarsi, e nello stesso tempo perdona chi tradisce. La comunicazione di Eni Rewind è l’ennesima prova che la cosiddetta “bonifica” di Crotone procede a strappi, tra stop improvvisi, materiali imprevisti e responsabilità che si perdono nei meandri burocratici. Il ritrovamento di rifiuti contenenti TENORM, materiali radioattivi legati a decenni di produzioni industriali, diventa il nuovo alibi perfetto: non erano previsti nel progetto, non ci sono discariche disponibili, non si sa dove collocarli. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: scavi sospesi, rifiuti accumulati in loco e rinvii che sanno tanto di resa mascherata. Nessuno si indigna! Eni parla di approfondimenti, commissioni, varianti progettuali e conferenze dei servizi, ma il messaggio reale è chiaro: una vera bonifica, rapida e definitiva, non è mai stata davvero nelle intenzioni. Si procede solo dove è possibile, lasciando in sospeso il problema più grave,  quello dei materiali radioattivi, magari fino a quando l’attenzione pubblica non si spegnerà.

Il quadro è desolante: una multinazionale che prende tempo e istituzioni locali più impegnate nei giochi di potere e nelle alleanze elettorali che nel pretendere soluzioni serie, trasparenti e soprattutto a tutela della salute pubblica. In questo scontro sterile per la poltrona, l’unico sconfitto certo resta il territorio, condannato a convivere con veleni, promesse e rinvii. Tutto questo lo trovo vergognoso e deplorevole.

 

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 12:33 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest
Post più vecchi Home page
Iscriviti a: Commenti (Atom)

Archivio blog

  • ▼  2026 (12)
    • ▼  febbraio (4)
      • “U FERGUSSU”, SIMBOLO DELLA MODERNITÀ CONTADINA
      • MATERIE PRIME: LA NUOVA SFIDA GLOBALE. LA RIFLES...
      • IL SILENZIO COLPEVOLE CHE TRADISCE CROTONE: MOZION...
      • CROTONE, ELEZIONI COMUNALI AL CHIAR DI LUNA, MA IL...
    • ►  gennaio (8)
  • ►  2025 (139)
    • ►  dicembre (5)
    • ►  novembre (6)
    • ►  ottobre (11)
    • ►  settembre (17)
    • ►  agosto (18)
    • ►  luglio (20)
    • ►  giugno (14)
    • ►  maggio (12)
    • ►  aprile (17)
    • ►  marzo (12)
    • ►  febbraio (3)
    • ►  gennaio (4)
  • ►  2024 (41)
    • ►  dicembre (5)
    • ►  novembre (8)
    • ►  ottobre (8)
    • ►  settembre (6)
    • ►  agosto (8)
    • ►  luglio (3)
    • ►  giugno (2)
    • ►  maggio (1)
  • ►  2023 (5)
    • ►  giugno (2)
    • ►  maggio (2)
    • ►  febbraio (1)
  • ►  2022 (34)
    • ►  dicembre (1)
    • ►  ottobre (1)
    • ►  settembre (6)
    • ►  agosto (3)
    • ►  luglio (1)
    • ►  giugno (2)
    • ►  maggio (5)
    • ►  aprile (3)
    • ►  marzo (2)
    • ►  febbraio (5)
    • ►  gennaio (5)
  • ►  2021 (56)
    • ►  novembre (3)
    • ►  ottobre (1)
    • ►  settembre (3)
    • ►  agosto (4)
    • ►  luglio (13)
    • ►  giugno (6)
    • ►  maggio (3)
    • ►  aprile (6)
    • ►  marzo (4)
    • ►  febbraio (8)
    • ►  gennaio (5)
  • ►  2020 (112)
    • ►  dicembre (5)
    • ►  novembre (12)
    • ►  ottobre (11)
    • ►  settembre (2)
    • ►  agosto (9)
    • ►  luglio (6)
    • ►  giugno (7)
    • ►  maggio (16)
    • ►  aprile (13)
    • ►  marzo (8)
    • ►  febbraio (10)
    • ►  gennaio (13)
  • ►  2019 (73)
    • ►  dicembre (10)
    • ►  novembre (5)
    • ►  ottobre (3)
    • ►  settembre (6)
    • ►  agosto (8)
    • ►  luglio (6)
    • ►  giugno (3)
    • ►  maggio (3)
    • ►  aprile (7)
    • ►  marzo (9)
    • ►  febbraio (5)
    • ►  gennaio (8)
  • ►  2018 (40)
    • ►  dicembre (6)
    • ►  novembre (11)
    • ►  ottobre (9)
    • ►  settembre (11)
    • ►  agosto (2)
    • ►  luglio (1)

Informazioni personali

Iginio Pingitore
Visualizza il mio profilo completo

Cerca nel blog

Wikipedia

Risultati di ricerca

Powered By Blogger

Cerca nel blog

Tema Semplice. Powered by Blogger.