E dall’altra parte? Anche da Noi Moderati, il partito che avrebbe dovuto erigere barricate contro Voce, oggi pare che abbia abbassato la guardia. Dopo mesi di annunci e di nomi, su tutti quello dell’imprenditore Torromino, ora sembra essersi dissolto. Una parte del centrodestra sostiene apertamente il sindaco, senza porre condizioni. Il resto tace. Un silenzio che pesa come un assenso.
Negli altri fronti la scena è forse ancora più grave. Dopo le dure critiche per il tradimento di un mandato elettorale costruito sulla centralità della questione ambientale, non si registra alcuna iniziativa concreta, nessuna proposta, nessuna volontà di aprire una vera vertenza politica. Tante parole, nessun passo avanti.
È inevitabile allora porsi delle domande. Pensieri che non nascono dal complottismo, ma dall’osservazione dei fatti. Possibile che ci sia un accordo trasversale? Possibile che nessuno voglia davvero ostacolare il sindaco Voce? Arrivano, come si è vociferato, forse consigli dall’alto? È credibile che, a pochi mesi dalle elezioni comunali, non esista ancora un candidato alternativo? È pensabile che, oltre al movimento del sindaco uscente, oggi non ci sia nessuna vera alternativa in campo? Ovviamente se non si muovono le forze tradizionali, come fanno a muoversi i singoli o quei gruppi sporadici. Insomma questo atteggiamento tiene frenati a tutti, troppi “chiari di luna”!
Tutto il sistema politico cittadino è marcio o paralizzato? Come se avesse accettato l’idea che non ci sia altra strada se non la continuità. Una continuità che, però, per Crotone significa stagnazione.
Per una città come Crotone questo silenzio è imbarazzante. È rassegnazione. È il segnale che sta davvero calando il buio. E in questa nuova tornata elettorale la questione della bonifica non può più essere relegata a slogan da campagna elettorale. Non è propaganda, è una necessità vitale. È una questione di salute pubblica, di giustizia sociale, di dignità e di futuro. Eppure, ancora una volta, rischia di scivolare ai margini, sacrificata sull’altare dell’opportunismo politico e della paura di esporsi.
Il monito è chiaro e non ammette ambiguità: se non ci si muove adesso, se non si trova il coraggio di organizzarsi, di parlare alla città, di costruire un’alternativa credibile, autonoma e libera, la bonifica non si farà. E se non si farà ora, non si farà mai più.
Il tempo delle attese è finito. Non bastano più le critiche isolate, non bastano i comunicati stampa, non bastano le prese di distanza tardive. Serve un’assunzione di responsabilità collettiva. Serve che chi non si riconosce in questo immobilismo esca allo scoperto, rompa gli equilibri comodi, rimetta al centro l’ambiente e la salute dei cittadini. Crotone ha già pagato un prezzo altissimo. Continuare a rimandare significa condannare la città a un destino già scritto.
Ora è il momento di scegliere: o muoversi, o accettare consapevolmente che questa occasione storica venga definitivamente perduta.





