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CROTONE, ELEZIONI COMUNALI AL CHIAR DI LUNA, MA IL BUIO INCOMBE

  Il quadro politico crotonese non è solo immobile: è inquietante. Un immobilismo che parla chiaro. Al presidente della Regione Occhiuto, e ...

martedì 3 febbraio 2026

CROTONE, ELEZIONI COMUNALI AL CHIAR DI LUNA, MA IL BUIO INCOMBE

 


Il quadro politico crotonese non è solo immobile: è inquietante. Un immobilismo che parla chiaro. Al presidente della Regione Occhiuto, e al nuovo consigliere regionale, già presidente della ProvinciaI, l’attuale sindaco piace. E come potrebbe non piacere? Non ha creato attriti, non ha disturbato manovre, non ha alzato la voce su nulla: né sulla viabilità disastrata del territorio, né sul destino dell’aeroporto, né sulla bonifica, né sul distretto energetico lasciato crescere in modo selvaggio. Nessun problema, nessun conflitto, nessuna pretesa. Un sindaco, diciamolo: comodo.

E dall’altra parte? Anche da Noi Moderati, il partito che avrebbe dovuto erigere barricate contro Voce, oggi pare che abbia abbassato la guardia. Dopo mesi di annunci e di nomi,  su tutti quello dell’imprenditore Torromino, ora sembra essersi dissolto. Una parte del centrodestra sostiene apertamente il sindaco, senza porre condizioni. Il resto tace. Un silenzio che pesa come un assenso.

Negli altri fronti la scena è forse ancora più grave. Dopo le dure critiche per il tradimento di un mandato elettorale costruito sulla centralità della questione ambientale, non si registra alcuna iniziativa concreta, nessuna proposta, nessuna volontà di aprire una vera vertenza politica. Tante parole, nessun passo avanti.

È inevitabile allora porsi delle domande. Pensieri che non nascono dal complottismo, ma dall’osservazione dei fatti. Possibile che ci sia un accordo trasversale? Possibile che nessuno voglia davvero ostacolare il sindaco Voce? Arrivano, come si è vociferato, forse consigli dall’alto? È credibile che, a pochi mesi dalle elezioni comunali, non esista ancora un candidato alternativo? È pensabile che, oltre al movimento del sindaco uscente, oggi non ci sia nessuna vera alternativa in campo? Ovviamente se non si muovono le forze tradizionali, come fanno a muoversi i singoli o quei gruppi sporadici. Insomma questo atteggiamento tiene frenati a tutti, troppi “chiari di luna”!

Tutto il sistema politico cittadino è marcio o paralizzato? Come se avesse accettato l’idea che non ci sia altra strada se non la continuità. Una continuità che, però, per Crotone significa stagnazione.

Per una città come Crotone questo silenzio è imbarazzante. È rassegnazione. È il segnale che sta davvero calando il buio. E in questa nuova tornata elettorale la questione della bonifica non può più essere relegata a slogan da campagna elettorale. Non è propaganda, è una necessità vitale. È una questione di salute pubblica, di giustizia sociale, di dignità e di futuro. Eppure, ancora una volta, rischia di scivolare ai margini, sacrificata sull’altare dell’opportunismo politico e della paura di esporsi.

Il monito è chiaro e non ammette ambiguità: se non ci si muove adesso, se non si trova il coraggio di organizzarsi, di parlare alla città, di costruire un’alternativa credibile, autonoma e libera, la bonifica non si farà. E se non si farà ora, non si farà mai più.

Il tempo delle attese è finito. Non bastano più le critiche isolate, non bastano i comunicati stampa, non bastano le prese di distanza tardive. Serve un’assunzione di responsabilità collettiva. Serve che chi non si riconosce in questo immobilismo esca allo scoperto, rompa gli equilibri comodi, rimetta al centro l’ambiente e la salute dei cittadini. Crotone ha già pagato un prezzo altissimo. Continuare a rimandare significa condannare la città a un destino già scritto.

Ora è il momento di scegliere: o muoversi, o accettare consapevolmente che questa occasione storica venga definitivamente perduta.

 

giovedì 29 gennaio 2026

BONIFICHE NEGATE, SALUTE A RISCHIO: IN CONSIGLIO UNA MOZIONE OER RICHIAMARE STATO ED ENI ALLE LORO RESPONSABILITÀ

Una mozione che chiede semplicemente tre cose chiare e non più rinviabili:

1. un atto formale di responsabilità nei confronti di chi aveva e ha l’obbligo giuridico di bonificare (denuncia a Eni per omessa bonifica);

2. un richiamo netto allo Stato affinché assuma fino in fondo il proprio ruolo nei Siti di Interesse Nazionale;

3. un sistema di monitoraggio ambientale permanente, trasparente e pubblico, con particolare riferimento alla qualità dell’aria, allo stato dei suoli e alla possibile dispersione di sostanze radioattive. La costituzione di un’équipe di professionisti locali, in collaborazione con gli enti istituzionali competenti, tra cui ARPACAL, per la valutazione, la progettazione e l’applicazione delle più idonee tecniche di intervento. È stata presentata una mozione a mia firma, in qualità di primo firmatario, seguita da altri consiglieri di opposizione: Enrico Pedace, Cristian Prisma, Chiara Capparelli, Antonio Manica, Ernesto Ioppoli, Giuseppe Fiorino, Salvo Riga, Anna Maria Cantafora e Andrea Devona.

Spero che essa sia condivisa da tutti, perché la città non può più aspettare. Crotone vive da oltre vent’anni dentro una contraddizione intollerabile: è riconosciuta dallo Stato come area di emergenza ambientale di rilevanza nazionale, ma continua a essere trattata come un territorio sacrificabile, dove le bonifiche si annunciano e non si realizzano, e dove la salute dei cittadini resta subordinata a rinvii, silenzi e decisioni incompiute. Il Sito di Interesse Nazionale di Crotone–Cassano–Cerchiara non è un’eredità del passato: è una crisi ancora aperta. Le recenti sospensioni dei lavori di bonifica, dovute al rinvenimento di ulteriori materiali pericolosi e radioattivi, dimostrano che la contaminazione non solo non è stata risolta, ma continua a riemergere con forza, mettendo in discussione ogni rassicurazione fornita negli anni. Di fronte a questa realtà, non è più accettabile rifugiarsi in una prudenza apparente che, nei fatti, produce immobilismo. La salute pubblica non può dipendere da comunicati stampa né essere affidata alla buona volontà delle aziende coinvolte. La responsabilità primaria delle bonifiche nei Siti di Interesse Nazionale è dello Stato. Questa responsabilità, tuttavia, è stata esercitata in modo discontinuo e inefficace, lasciando il territorio crotonese in una condizione di emergenza permanente. Un’emergenza che produce danni ambientali, sanitari, sociali ed economici, e che mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

In questo contesto, il Consiglio comunale è chiamato a una scelta chiara: limitarsi a prendere atto dell’ennesimo rinvio o assumere una posizione netta, richiamando tutti, aziende e Stato, alle proprie responsabilità. Chiedere una denuncia per omessa bonifica, pretendere un monitoraggio ambientale permanente e pubblico, esigere tempi certi e risposte verificabili non è estremismo. Non si tratta di privilegi, ma di diritti per un territorio martoriato, che deve essere finalmente restituito a condizioni di sicurezza e salubrità.

mercoledì 14 gennaio 2026

Grazie per nulla: sei anni di silenzi, veleni. Ora la resa politica

 


Grazie, signor Sindaco. Grazie a tutta la nuova maggioranza. Grazie per tutte le volte in cui avete scelto di non ascoltare, preferendo l’arroganza al confronto, l’ironia allo studio dei problemi, l’insulto al rispetto istituzionale. Una linea politica chiara: meno dialogo, più chiusura. Grazie per quando vi abbiamo chiesto di votare una mozione che denunciasse ENI per l’omessa bonifica, una responsabilità storica e morale verso questa città. Avete votato contro, voltando le spalle a Crotone e alla sua salute. Grazie anche per aver bocciato una mozione dal contenuto limpido e inequivocabile: liberare Crotone dai veleni. Anche lì, nessuna esitazione. Il vostro “no” ha parlato più di mille comunicati. Grazie per aver ostacolato un Consiglio comunale aperto, vero, partecipato, con cittadini e professionisti del settore, per discutere soluzioni concrete: messa in sicurezza definitiva, nuove ipotesi di bonifica, come la lavorazione in situ.

In quell’occasione non solo avete chiuso le porte alla città, ma avete trasformato un momento di democrazia in un esercizio di prepotenza politica. Grazie per aver sottovalutato il distretto energetico selvaggio che si sta abbattendo su Crotone, senza nemmeno il coraggio di porre un freno alle autorizzazioni rilasciate a ridosso del Sito di Interesse Nazionale più importante d’Italia. Un silenzio assordante, complice, irresponsabile. Grazie per aver votato contro una mia mozione che chiedeva una legge regionale di tutela ambientale per il Crotonese, come se difendere il territorio fosse un fastidio e non un dovere politico e morale. Grazie, infine, per non aver mosso un dito davanti alle modifiche al Piano regionale dei rifiuti, che avrebbero potuto offrire maggiori garanzie ambientali per il nostro territorio. Anche lì, silenzio. Anche lì, assenza. E un ultimo, amaro grazie. Sul deposito GNL, sui parchi eolici offshore, nessuna parola, nessuna posizione, nessun atto politico. Il dibattito l’ho portato io, da solo, con una mozione in Consiglio comunale.
Nessuna opposizione nemmeno all’ampliamento del parco eolico a terra, che sacrificherà ancora una volta la frazione Papanice, consegnata alle decisioni calate dall’alto.

E oggi?  Cosa succede davvero?

Succede che, dopo quasi sei anni di nulla, di promesse evaporate e cantieri mai partiti, l’unica “novità” è stato un accordo con ENI. Un accordo che, nei fatti, ha permesso a questa amministrazione di gestire l’attesa: qualche opera, poi, eventi, intrattenimento, feste e festini. Utile a tenere buoni tutti, non certo a risolvere i problemi. Poi arriva la beffa finale.
Eni Rewind fa e disfa, come Penelope: smonta la tela e blocca i lavori per il ritrovamento del Tenorm. Nessuna soluzione, solo il conto da pagare.
E, come sempre, non lo pagano il sindaco e la sua maggioranza, ma i cittadini, costretti a convivere con un’emergenza che oggi mette seriamente a rischio la salute pubblica. I cittadini, però hanno una sola arma di difesa: quella del voto! Spero che questa volta la sappiano usare.

Eni Rewind finge stupore, come se ignorasse la presenza di materiale radioattivo. E allora la domanda è inevitabile: a cosa sono serviti studi, carotaggi, analisi?
Ricerca scientifica o semplici giustificazioni  per prendere tempo? Il finale sembra scritto da un copione già visto: “Non ci resta che piangere”.
Ed è esattamente quello che fanno oggi il sindaco e il neo presidente della Provincia, protagonisti di un comunicato piagnucoloso e rinunciatario, in cui ammettono che non esiste alcuna soluzione immediata. Ma c’è un limite a tutto.
Dopo quasi sei anni di amministrazione non si può più chiedere ai cittadini di pazientare, di stare zitti, di evitare polemiche. Non si può invocare calma mentre il tempo passa, le responsabilità si accumulano e i rischi aumentano. Ancora? Davvero ancora? No. Questa non è più pazienza. È resa.
E i cittadini non possono essere chiamati, ancora una volta, a pagarne il prezzo. Come dice amaramente un nostro concittadino: la campanella è suonata, l’ora della ricreazione è finita.
Non è più tempo di rientrare in classe per imparare,  quello dovevate farlo prima. È semplicemente arrivato il momento di andare a casa.

 

martedì 13 gennaio 2026

BONIFICA: UN ALIBI PERFETTO DI ENI PER INTERROMPRE I LAVORI, COSì SI UCCIDE CROTONE

 


Un perfetto alibi per Eni per non eseguire i lavori di bonifica, mentre la tela di Penelope continua a disfarsi. A volte mi chiedo se Crotone sia davvero una città o solo una comunità rassegnata. È orfana dei suoi politici? Sì. Ma, sempre più spesso, anche dei suoi cittadini. Ancora una volta amministratori “politicanti” hanno fatto credere che la bonifica sarebbe partita. Lo ripetono da anni, in ogni campagna elettorale; quella del 2020, in particolare, è stata suonata a tamburo battente. Tutti sanno, tutti tacciono. I politici fanno orecchie da mercante, i partiti si girano dall’altra parte e intanto il tempo passa, la terra resta avvelenata e la salute dei crotonesi continua a essere merce di scambio. E i cittadini? Anche gran parte di loro preferisce il silenzio, rendendosi complice di questo degrado. Nessuna indignazione, nessuna pressione, nessuna reazione degna di una città che si rispetti. Nel frattempo amministratori e politici si azzuffano sul nome del prossimo candidato a sindaco, come se fosse una partita di potere e non il destino di un’intera comunità. La salute pubblica, ancora una volta, non è una priorità: è solo un fastidio da ignorare.

Crotone non muore per mancanza di promesse, ma per l’abbondanza di bugie, di tradimenti e per il silenzio di chi dovrebbe ribellarsi, e nello stesso tempo perdona chi tradisce. La comunicazione di Eni Rewind è l’ennesima prova che la cosiddetta “bonifica” di Crotone procede a strappi, tra stop improvvisi, materiali imprevisti e responsabilità che si perdono nei meandri burocratici. Il ritrovamento di rifiuti contenenti TENORM, materiali radioattivi legati a decenni di produzioni industriali, diventa il nuovo alibi perfetto: non erano previsti nel progetto, non ci sono discariche disponibili, non si sa dove collocarli. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: scavi sospesi, rifiuti accumulati in loco e rinvii che sanno tanto di resa mascherata. Nessuno si indigna! Eni parla di approfondimenti, commissioni, varianti progettuali e conferenze dei servizi, ma il messaggio reale è chiaro: una vera bonifica, rapida e definitiva, non è mai stata davvero nelle intenzioni. Si procede solo dove è possibile, lasciando in sospeso il problema più grave,  quello dei materiali radioattivi, magari fino a quando l’attenzione pubblica non si spegnerà.

Il quadro è desolante: una multinazionale che prende tempo e istituzioni locali più impegnate nei giochi di potere e nelle alleanze elettorali che nel pretendere soluzioni serie, trasparenti e soprattutto a tutela della salute pubblica. In questo scontro sterile per la poltrona, l’unico sconfitto certo resta il territorio, condannato a convivere con veleni, promesse e rinvii. Tutto questo lo trovo vergognoso e deplorevole.

 

domenica 11 gennaio 2026

LA VERGINE MARIA IN QUELL’ICONA RAPPRESENTA LA SACRA FAMIGLIA, NON LE POSIZIONI POLITICHE DI NESSUNO


Premetto, senza ambiguità, che condivido la causa palestinese e che più volte mi sono espresso su questo profilo a favore del riconoscimento del diritto di quel popolo a uno Stato e alla propria dignità. Proprio per questo trovo ancora più incomprensibile, e inaccettabile, il tentativo di usare simboli sacri del cristianesimo per veicolare messaggi politici. Provo profondo disagio di fronte alla continua strumentalizzazione politica della fede cristiana. Ancora più doloroso è constatare che chi avrebbe il dovere morale di frenare tali derive spesso sceglie il silenzio o l’ambiguità. Sui social circola un’immagine condivisa dal giornalista Andrea Scanzi, che a sua volta l’ha ripresa dal comico Enzo Iacchetti. È doveroso chiarire un punto fondamentale: quell’icona non è uno strumento politico, né può diventarlo. Per la fede cattolica, Maria non è un simbolo ideologico, ma la Madre di Dio, la donna del “sì” totale alla volontà del Padre. Non rappresenta alcuna bandiera, alcuna fazione, alcuna ideologia: rappresenta la Sacra Famiglia, cuore pulsante del cristianesimo. Quell’icona della Santa Vergine non rappresenta posizioni politiche, né di destra né di sinistra. Appartiene ai credenti, alla storia della salvezza e non certamente alla propaganda.

martedì 6 gennaio 2026

PICCOLI FRAMMENTI DI VITA PAESANA. QUANDO SI CAMMINAVA INSIEME

Quando guardo le foto antiche del mio paese, riaffiora alla mente una società diversa. Forse più povera, ma certamente più vera. Una società in cui non si viveva per sé stessi, ma per gli altri. Una comunità compatta, dove la fatica era condivisa e la dignità non mancava mai.

Le giornate scorrevano nella semplicità. Allora le macchine erano poche, quasi assenti. Nelle prime ore del mattino le strade si animavano di cavalli e asini, e gli uomini si mettevano in cammino verso le campagne. Ricordo contadini che per raggiungere il proprio podere impiegavano un’ora e mezza, a volte due, soprattutto nelle zone più lontane della frazione Corazzo o nella località Gullo. Tre ore di cammino al giorno, andata e ritorno, dopo una giornata intera di lavoro duro, interrotta solo da un pasto frugale: “a spisa”.

Dentro quella “ a spisa” c’erano pane e un pezzo di lardo, che oggi consideriamo una prelibatezza, ma allora era il cibo dei poveri. Da noi lo chiamavano “u salatu”, oppure, nei casi migliori, un po’ di pancetta, “a panzajjhia”. Poi, col passare del tempo, qualcosa iniziò a cambiare: arrivarono più  motori, e anche nella “spisa” comparve un pezzo di provola o una scotoletta di carne Simmenthal. D’estate, nei poderi dove si coltivavano i pomodori, bastava chinarsi, raccoglierne tanti per preparare una grande insalata, “a ’nzalata”.


In campagna, però, l’insalata aveva un altro sapore. Quando i contadini erano in molti, ognuno portava qualcosa da casa e tutto finiva in una grande insalatiera comune, “a ’nzalatèra”. Pomodori, cipolle, olio d’oliva, carne… un giorno, durante una torrida raccolta di pomodori, il caro Micu ci mise persino la provola, ormai mezza sciolta dal sole. Era una fatica dura, ma alle dieci del mattino quella mezz’ora di pausa diventava una festa: si mangiava insieme, si rideva, si condivideva.

Mentre gli uomini lavoravano nei campi, i paesi si svuotavano. Restavano le donne, vere colonne delle famiglie. Le strade si riempivano di madri indaffarate: prima le pulizie, poi i figli da sistemare per la scuola, con il grembiule pulito e il colletto in ordine. Poi via, dal medico per le malattie frequenti dei bambini. Era facile sentirsi chiedere:

- Dove vai? - “A ru miàdicu”, dal medico.

Altre si dirigevano alla posta: “Ara posta, haiu a mandari nu vagliu a fijjiuma ca è militari”.

E spesso si incontravano donne davanti alla bottega del calzolaio, lo “scarparu”, con gli scarponi del marito sotto braccio, da aggiustare con qualche chiodo, “a taccia”. I calzolai di una volta riparavano le scarpe di una moltitudine di bambini e, quando si poteva, nel negozio vendevano anche di nuove, lavorate a mano e anche industriale. Le scarpe erano indispensabili. Ricordo una mamma che supplicava mastru Giginu: - “Mastru Gigì, aggiustatimilli subitu”. E lui, pazientemente, rispondeva alla mesorachese: “Mo ti vidu, mo te fazzu, e mo te dugnu”.

Ma quando le scarpe erano ormai irrecuperabili, la sentenza era secca: “Vannu sulu jettati”.

A una certa ora del giorno le vie si animavano: posta, ambulatorio, scuola, banca dopo che si diffondeva anche nella piccola comunità. Così trascorrevano le giornate, fino al rientro degli uomini dalle campagne. La moglie li accoglieva con un ristoro veloce e poi preparava l’acqua calda, non con l’elettricità, ma con il fuoco, per lavar via la fatica. Ricordo zi’ ’Ntonetta che porgeva al marito grandi asciugamani di lino, candidi come la neve, in quella purezza, in quel bianco c’era tutto l’amore verso il marito.

I racconti di quel tempo sono infiniti. Qui ne ho fissato solo qualcuno. Piccoli frammenti di una vita semplice, dura, ma profondamente umana. Una vita in cui il paese, davvero, camminava insieme.

sabato 3 gennaio 2026

IL CAMMINO SPEZZATO: CAPOCOLONNA TRA MEMORIA, FEDE E OBLIO



Mi sono appena soffermato su un video pubblicato sulla piattaforma di Giovanni Monte, nel quale si commentano i lavori in corso nei pressi di Capocolonna, dove sorgerà una pista pedociclabile nell’ambito del progetto Antica Kroton.

Una struttura moderna, certo, che a prima vista sembra poco conciliabile con il recupero di una storia trimillenaria come quella di Crotone. Tuttavia, se un’opera viene pensata e realizzata nel rispetto del contesto, dei luoghi e dei canoni storici che li hanno attraversati, forse può anche trovare spazio senza tradire l’anima del territorio.

Ma dalla denuncia di Giovanni Monte emerge qualcosa di ben più grave e doloroso: la cancellazione di un cammino, non solo fisico ma spirituale e identitario. È stato eliminato parte del percorso storico della Madonna di Capocolonna, quello stesso cammino che il compianto sacerdote crotonese #DonPinoCovelli raccontava nei suoi scritti con profonda partecipazione e amore.

Quel percorso iniziava con il rientro dalla città del piccolo quadro della Santa Vergine, portato in processione la terza domenica di maggio. La Madonna faceva sosta al cimitero e poi proseguiva lungo un sentiero che oggi, pare non esista più, cancellato dai lavori. Un sentiero che conduceva a Capocolonna, ma che prima prevedeva una sosta carica di significato: un punto in cui ogni fedele deponeva una pietra, per creare la base su cui poggiare l’effigie sacra. Attorno a quella base di pietre si raccoglievano i devotissimi fedeli crotonesi per pregare.

Don Pino spiegava che quel gesto non aveva solo uno scopo pratico. Deporre una pietra significava molto di più. Era un gesto antico, che affondava le radici nella tradizione ebraica, testimonianza di come la presenza e l’influsso degli ebrei a Crotone abbiano lasciato un segno profondo nella nostra storia.

La pietra è simbolo di eternità. In ebraico “sasso” si dice “Even”, parola che può essere scomposta in Av (padre) e Ben (figlio): un’idea potente di continuità tra le generazioni, di legame indissolubile tra passato, presente e futuro. Dopo quel gesto silenzioso e carico di fede, il cammino riprendeva fino a Capocolonna. Lì la Madonna veniva posta su un baldacchino ornato di fiori e si celebrava la Santa Messa, in un abbraccio collettivo di devozione, memoria e appartenenza.

Oggi, invece, quel cammino sembra essersi interrotto. Non solo dal punto di vista culturale, ma anche da quello della fede. È come se si fosse spezzato un filo invisibile che teneva unita la comunità. Un’interruzione che ci allontana dalle nostre tradizioni, dalle nostre radici più profonde. E se a questo aggiungiamo la chiusura del Duomo, i fedeli si ritrovano con pochi spazi, senza i principali riferimenti in cui coltivare la propria spiritualità.

E allora mi torna alla mente le parole amare e profetiche di don Pino Covelli, che oggi risuonano più attuali che mai: “È possibile che questa città sia sempre così odiata?” Una domanda che non pesa come una pietra, ma come un macigno.