Non sono soltanto le parole pronunciate quella sera da cinque consiglieri comunali, pubblici ufficiali e rappresentanti del popolo, a parlare. Sono i fatti. E i fatti raccontano una verità scomoda: il sistematico tentativo di isolare, silenziare e boicottare chi prova ad aprire un’alternativa politica reale. A Crotone si riesce a dare grande visibilità a eventi di ogni tipo: serate del cioccolato, feste del “lecca lecca”, e sia chiaro, non c’è nulla contro un dolce o una festa popolare. Ma è paradossale che in questa città si trovi spazio per tutto, tranne che per il confronto politico libero, tranne che per chi osa proporre una strada diversa, ancora di più se si mettono in ballo ben 5 consiglieri comunali (mi domando: se non si dà spazio a questi, a chi bisogna darlo?)
Non prendetela come una polemica personale. Io sono un libro aperto. Le cose storte non le tengo nello stomaco: le dico, le denuncio e me ne assumo la responsabilità. Durante l’incontro abbiamo affrontato una questione centrale: a meno di tre mesi dalle prossime elezioni comunali, non possiamo accettare che l’unica proposta politica disponibile sia quella dell’attuale amministrazione. Cosa sta succedendo davvero a Crotone? Sembra che tutti i poteri si siano schierati a sostegno di una sola coalizione, quella che rappresenta gli interessi di chi, più che governare la città, la controlla. È forse democrazia questa?
È normale che si tenti di imporre un’unica voce, senza spazio per il dissenso? Il nostro incontro non voleva essere una passerella. Era, ed è, un segnale. Un segnale che è possibile tornare a parlare di proposte, partecipazione e vera rappresentanza. Un segnale per riscoprire il valore della pluralità, per coinvolgere le associazioni culturali e politiche che devono tornare ad essere il cuore pulsante di una comunità libera e democratica, ma questi sono state assenti.
Perché la democrazia vive di confronto, pluralismo e partecipazione. E a Crotone oggi la democrazia è " ciampàta sotto i piedi". Quando le alternative vengono soffocate, il diritto di scelta dei cittadini si indebolisce. E quando si indebolisce il diritto di scelta, si indebolisce la democrazia stessa. L’incontro è stato organizzato in appena cinque giorni. Non ci aspettavamo una presenza di massa. L’invito era rivolto soprattutto alla stampa, proprio per aprire un dibattito pubblico. Ma anche qui il silenzio è stato assordante. Pochissime testate hanno dato spazio all’iniziativa. Molte al momento pare che abbiano preferito ignorarla.
E questo silenzio, più di mille parole, dimostra che ciò che abbiamo denunciato quella sera non è fantasia, ma pura realtà. Prova tangibile. Ringrazio Giovanni Monte, per averci regalato una diretta. Accanto ai cosiddetti poteri forti, che fanno il loro gioco, esistono anche poteri più piccoli, ma non meno responsabili: silenzi, complicità, convenienze, paure. Tutti tasselli di un sistema che contribuisce a ridurre il dibattito pubblico e a trasformare una città in un luogo dove la voce di pochi vale più di quella di tutti.
E questa è la vera resa. Questa è la vera vergogna. Una città che rischia di essere riconsegnata non solo a chi della devastazione ambientale, in campagna elettorale ne aveva fatto una bandiera, soprattutto a chi partecipa a una devastazione morale. Sia chiaro a tutti: il silenzio non cancella i problemi, li rende solo più gravi. Chi pensa di limitare il dibattito e soffocare il pluralismo dovrebbe ricordare una cosa semplice: la democrazia non appartiene a chi governa, ma ai cittadini. E quando ai cittadini viene negata la possibilità di scegliere davvero, non si sta amministrando una città, la si sta impoverendo. Quel 5 marzo 2026, presso la Scuola Pitagorica di Crotone, resta nella storia, un incontro che, per quanto volutamente ignorato da molti, ha rappresentato un momento di verità politica e civile per la città.