Un perfetto alibi per Eni per non eseguire i lavori di bonifica, mentre la
tela di Penelope continua a disfarsi. A volte mi chiedo se Crotone sia davvero
una città o solo una comunità rassegnata. È orfana dei suoi politici? Sì. Ma,
sempre più spesso, anche dei suoi cittadini. Ancora una volta amministratori “politicanti”
hanno fatto credere che la bonifica sarebbe partita. Lo ripetono da anni, in
ogni campagna elettorale; quella del 2020, in particolare, è stata suonata a
tamburo battente. Tutti sanno, tutti tacciono. I politici fanno orecchie da
mercante, i partiti si girano dall’altra parte e intanto il tempo passa, la
terra resta avvelenata e la salute dei crotonesi continua a essere merce di
scambio. E i cittadini? Anche gran parte di loro preferisce il silenzio,
rendendosi complice di questo degrado. Nessuna indignazione, nessuna pressione,
nessuna reazione degna di una città che si rispetti. Nel frattempo
amministratori e politici si azzuffano sul nome del prossimo candidato a
sindaco, come se fosse una partita di potere e non il destino di un’intera
comunità. La salute pubblica, ancora una volta, non è una priorità: è solo un
fastidio da ignorare.
Crotone non muore per mancanza di promesse, ma
per l’abbondanza di bugie, di tradimenti e per il silenzio di chi dovrebbe
ribellarsi, e nello stesso tempo perdona chi tradisce. La comunicazione di Eni
Rewind è l’ennesima prova che la cosiddetta “bonifica” di Crotone procede a
strappi, tra stop improvvisi, materiali imprevisti e responsabilità che si
perdono nei meandri burocratici. Il ritrovamento di rifiuti contenenti TENORM,
materiali radioattivi legati a decenni di produzioni industriali, diventa il
nuovo alibi perfetto: non erano previsti nel progetto, non ci sono discariche
disponibili, non si sa dove collocarli. Il risultato è sotto gli occhi di
tutti: scavi sospesi, rifiuti accumulati in loco e rinvii che sanno tanto di
resa mascherata. Nessuno si indigna! Eni parla di approfondimenti, commissioni,
varianti progettuali e conferenze dei servizi, ma il messaggio reale è chiaro:
una vera bonifica, rapida e definitiva, non è mai stata davvero nelle
intenzioni. Si procede solo dove è possibile, lasciando in sospeso il problema
più grave, quello dei materiali
radioattivi, magari fino a quando l’attenzione pubblica non si spegnerà.
Il quadro è desolante: una multinazionale che
prende tempo e istituzioni locali più impegnate nei giochi di potere e nelle
alleanze elettorali che nel pretendere soluzioni serie, trasparenti e
soprattutto a tutela della salute pubblica. In questo scontro sterile per la
poltrona, l’unico sconfitto certo resta il territorio, condannato a convivere
con veleni, promesse e rinvii. Tutto questo lo trovo vergognoso e deplorevole.
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