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BONIFICA: UN ALIBI PERFETTO DI ENI PER INTERROMPRE I LAVORI, COSì SI UCCIDE CROTONE

  Un perfetto alibi per Eni per non eseguire i lavori di bonifica, mentre la tela di Penelope continua a disfarsi. A volte mi chiedo se Cr...

martedì 13 gennaio 2026

BONIFICA: UN ALIBI PERFETTO DI ENI PER INTERROMPRE I LAVORI, COSì SI UCCIDE CROTONE

 


Un perfetto alibi per Eni per non eseguire i lavori di bonifica, mentre la tela di Penelope continua a disfarsi. A volte mi chiedo se Crotone sia davvero una città o solo una comunità rassegnata. È orfana dei suoi politici? Sì. Ma, sempre più spesso, anche dei suoi cittadini. Ancora una volta amministratori “politicanti” hanno fatto credere che la bonifica sarebbe partita. Lo ripetono da anni, in ogni campagna elettorale; quella del 2020, in particolare, è stata suonata a tamburo battente. Tutti sanno, tutti tacciono. I politici fanno orecchie da mercante, i partiti si girano dall’altra parte e intanto il tempo passa, la terra resta avvelenata e la salute dei crotonesi continua a essere merce di scambio. E i cittadini? Anche gran parte di loro preferisce il silenzio, rendendosi complice di questo degrado. Nessuna indignazione, nessuna pressione, nessuna reazione degna di una città che si rispetti. Nel frattempo amministratori e politici si azzuffano sul nome del prossimo candidato a sindaco, come se fosse una partita di potere e non il destino di un’intera comunità. La salute pubblica, ancora una volta, non è una priorità: è solo un fastidio da ignorare.

Crotone non muore per mancanza di promesse, ma per l’abbondanza di bugie, di tradimenti e per il silenzio di chi dovrebbe ribellarsi, e nello stesso tempo perdona chi tradisce. La comunicazione di Eni Rewind è l’ennesima prova che la cosiddetta “bonifica” di Crotone procede a strappi, tra stop improvvisi, materiali imprevisti e responsabilità che si perdono nei meandri burocratici. Il ritrovamento di rifiuti contenenti TENORM, materiali radioattivi legati a decenni di produzioni industriali, diventa il nuovo alibi perfetto: non erano previsti nel progetto, non ci sono discariche disponibili, non si sa dove collocarli. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: scavi sospesi, rifiuti accumulati in loco e rinvii che sanno tanto di resa mascherata. Nessuno si indigna! Eni parla di approfondimenti, commissioni, varianti progettuali e conferenze dei servizi, ma il messaggio reale è chiaro: una vera bonifica, rapida e definitiva, non è mai stata davvero nelle intenzioni. Si procede solo dove è possibile, lasciando in sospeso il problema più grave,  quello dei materiali radioattivi, magari fino a quando l’attenzione pubblica non si spegnerà.

Il quadro è desolante: una multinazionale che prende tempo e istituzioni locali più impegnate nei giochi di potere e nelle alleanze elettorali che nel pretendere soluzioni serie, trasparenti e soprattutto a tutela della salute pubblica. In questo scontro sterile per la poltrona, l’unico sconfitto certo resta il territorio, condannato a convivere con veleni, promesse e rinvii. Tutto questo lo trovo vergognoso e deplorevole.

 

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