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giovedì 1 gennaio 2026

LA STALLA E LA SALVEZZA: IL MESSAGGIO DIMENTICATO DEL NATALE. I RICORDI DI UN TEMPO

Gesù non nacque nei palazzi, ma in una stalla. Scelse gli ultimi, la povertà, il silenzio della grotta per entrare nella storia e salvare l’uomo.
Quante volte, nella mia vita, mi sono sentito anch’io uno dei tre re Maggi? Uno che si mette in cammino verso quella stalla?
Un tempo il Natale era attesa vera. Non solo convivialità, ma speranza. Durante l’Avvento i cuori cambiavano: la gente era più buona, più disponibile, più unita. Era comunità.
Ricordo quando, in banca, vedevo persone umili chiedere un piccolo prestito solo per “ppi passari u Santo Natali” con i figli che tornavano da lontano. Non servivano grandi garanzie: era Natale per tutti. Anche le banche, i campi, le botteghe artigiane erano aperti al bene. Era un altro mondo!
Oggi, invece, cosa ne è rimasto?
Senza di Lui siamo vuoti. È Cristo l’acqua viva che disseta, la pace che non tradisce, la gioia che non inganna. Dobbiamo ritornare alla fede!
Il mio invito è rivolto a chi si dice cristiano, battezzato, ma poi rinnega con i fatti: a chi dileggia, profana e svuota il Mistero, trasformando la nascita di Gesù in un pretesto per diffondere banalità, falsità e ideologie estranee al Vangelo. Il Natale è diventato commerciale, pagano, svuotato. La nascita di Cristo usata come strumento, e peggio ancora, talvolta derisa e profanata, lo stiamo vedendo in questi giorni con i presepi blasfemi. I valori vengono calpestati, l’uomo si chiude nell’egoismo, i potenti parlano di guerra.
Eppure la verità resta:
non esiste nulla che possa colmare il cuore dell’uomo senza Cristo.
Questi giorni siano luce e speranza. Ricordiamo che Cristo è venuto nel mondo per donarci la salvezza.
La Sua nascita non sia un ricordo lontano, ma un miracolo quotidiano, da far rinascere ogni giorno nella nostra vita.
Che il Signore rinasca nei nostri cuori!

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