Grazie,
signor Sindaco. Grazie a tutta la nuova maggioranza. Grazie per tutte le volte
in cui avete scelto di non ascoltare, preferendo l’arroganza al
confronto, l’ironia allo studio dei problemi, l’insulto al rispetto
istituzionale. Una linea politica chiara: meno dialogo, più chiusura. Grazie
per quando vi abbiamo chiesto di votare una mozione che denunciasse ENI per
l’omessa bonifica, una responsabilità storica e morale verso questa città.
Avete votato contro, voltando le spalle a Crotone e alla sua salute. Grazie
anche per aver bocciato una mozione dal contenuto limpido e inequivocabile: liberare
Crotone dai veleni. Anche lì, nessuna esitazione. Il vostro “no” ha parlato
più di mille comunicati. Grazie per aver ostacolato un Consiglio comunale
aperto, vero, partecipato, con cittadini e professionisti del settore, per
discutere soluzioni concrete: messa in sicurezza definitiva, nuove ipotesi di
bonifica, come la lavorazione in situ.
In quell’occasione non solo avete chiuso le porte alla città, ma avete
trasformato un momento di democrazia in un esercizio di prepotenza politica.
Grazie per aver sottovalutato il distretto energetico selvaggio che si
sta abbattendo su Crotone, senza nemmeno il coraggio di porre un freno alle
autorizzazioni rilasciate a ridosso del Sito di Interesse Nazionale più
importante d’Italia. Un silenzio assordante, complice, irresponsabile. Grazie
per aver votato contro una mia mozione che chiedeva una legge regionale di
tutela ambientale per il Crotonese, come se difendere il territorio fosse
un fastidio e non un dovere politico e morale. Grazie, infine, per non aver
mosso un dito davanti alle modifiche al Piano regionale dei rifiuti, che
avrebbero potuto offrire maggiori garanzie ambientali per il nostro territorio.
Anche lì, silenzio. Anche lì, assenza. E un ultimo, amaro grazie. Sul deposito
GNL, sui parchi eolici offshore, nessuna parola, nessuna posizione,
nessun atto politico. Il dibattito l’ho portato io, da solo, con una mozione in
Consiglio comunale.
Nessuna opposizione nemmeno all’ampliamento del parco eolico a terra,
che sacrificherà ancora una volta la frazione Papanice, consegnata alle
decisioni calate dall’alto.
E oggi? Cosa succede davvero?
Succede che,
dopo quasi sei anni di nulla, di promesse evaporate e cantieri mai
partiti, l’unica “novità” è stato un accordo con ENI. Un accordo che,
nei fatti, ha permesso a questa amministrazione di gestire l’attesa: qualche
opera, poi, eventi, intrattenimento, feste e festini. Utile a tenere buoni
tutti, non certo a risolvere i problemi. Poi arriva la beffa finale.
Eni Rewind fa e disfa, come Penelope: smonta la tela e blocca i lavori
per il ritrovamento del Tenorm. Nessuna soluzione, solo il conto da
pagare.
E, come sempre, non lo pagano il sindaco e la sua maggioranza, ma i
cittadini, costretti a convivere con un’emergenza che oggi mette seriamente
a rischio la salute pubblica. I cittadini, però hanno una sola arma di
difesa: quella del voto! Spero che questa volta la sappiano usare.
Eni Rewind
finge stupore, come se ignorasse la presenza di materiale radioattivo. E
allora la domanda è inevitabile: a cosa sono serviti studi, carotaggi,
analisi?
Ricerca scientifica o semplici giustificazioni per prendere tempo? Il finale sembra scritto
da un copione già visto: “Non ci resta che piangere”.
Ed è esattamente quello che fanno oggi il sindaco e il neo presidente della
Provincia, protagonisti di un comunicato piagnucoloso e rinunciatario, in cui
ammettono che non esiste alcuna soluzione immediata. Ma c’è un limite a
tutto.
Dopo quasi sei anni di amministrazione non si può più chiedere ai cittadini di pazientare,
di stare zitti, di evitare polemiche. Non si può invocare calma
mentre il tempo passa, le responsabilità si accumulano e i rischi aumentano. Ancora?
Davvero ancora? No. Questa non è più pazienza. È resa.
E i cittadini non possono essere chiamati, ancora una volta, a pagarne il
prezzo. Come dice amaramente un nostro concittadino: la campanella è
suonata, l’ora della ricreazione è finita.
Non è più tempo di rientrare in classe per imparare, quello dovevate farlo prima. È semplicemente
arrivato il momento di andare a casa.
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