Mi sono appena soffermato su un video pubblicato sulla piattaforma di Giovanni Monte, nel quale si commentano i lavori in corso nei pressi di Capocolonna, dove sorgerà una pista pedociclabile nell’ambito del progetto Antica Kroton.
Una struttura moderna, certo, che a prima vista sembra poco conciliabile con il recupero di una storia trimillenaria come quella di Crotone. Tuttavia, se un’opera viene pensata e realizzata nel rispetto del contesto, dei luoghi e dei canoni storici che li hanno attraversati, forse può anche trovare spazio senza tradire l’anima del territorio.
Ma dalla denuncia di Giovanni Monte emerge qualcosa di ben più grave e doloroso: la cancellazione di un cammino, non solo fisico ma spirituale e identitario. È stato eliminato parte del percorso storico della Madonna di Capocolonna, quello stesso cammino che il compianto sacerdote crotonese #DonPinoCovelli raccontava nei suoi scritti con profonda partecipazione e amore.
Quel percorso iniziava con il rientro dalla città del piccolo quadro della Santa Vergine, portato in processione la terza domenica di maggio. La Madonna faceva sosta al cimitero e poi proseguiva lungo un sentiero che oggi, pare non esista più, cancellato dai lavori. Un sentiero che conduceva a Capocolonna, ma che prima prevedeva una sosta carica di significato: un punto in cui ogni fedele deponeva una pietra, per creare la base su cui poggiare l’effigie sacra. Attorno a quella base di pietre si raccoglievano i devotissimi fedeli crotonesi per pregare.
Don Pino spiegava che quel gesto non aveva solo uno scopo pratico. Deporre una pietra significava molto di più. Era un gesto antico, che affondava le radici nella tradizione ebraica, testimonianza di come la presenza e l’influsso degli ebrei a Crotone abbiano lasciato un segno profondo nella nostra storia.
La pietra è simbolo di eternità. In ebraico “sasso” si dice “Even”, parola che può essere scomposta in Av (padre) e Ben (figlio): un’idea potente di continuità tra le generazioni, di legame indissolubile tra passato, presente e futuro. Dopo quel gesto silenzioso e carico di fede, il cammino riprendeva fino a Capocolonna. Lì la Madonna veniva posta su un baldacchino ornato di fiori e si celebrava la Santa Messa, in un abbraccio collettivo di devozione, memoria e appartenenza.
Oggi, invece, quel cammino sembra essersi interrotto. Non solo dal punto di vista culturale, ma anche da quello della fede. È come se si fosse spezzato un filo invisibile che teneva unita la comunità. Un’interruzione che ci allontana dalle nostre tradizioni, dalle nostre radici più profonde. E se a questo aggiungiamo la chiusura del Duomo, i fedeli si ritrovano con pochi spazi, senza i principali riferimenti in cui coltivare la propria spiritualità.
E allora mi torna alla mente le parole amare e profetiche di don Pino Covelli, che oggi risuonano più attuali che mai: “È possibile che questa città sia sempre così odiata?” Una domanda che non pesa come una pietra, ma come un macigno.
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