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CROTONE, TRA LEGALITÀ E RESPONSABILITÀ UN NUOVO AFFONDO POLITICO

  Non entro nel merito dei fatti accaduti a Crotone né delle ultime indagini della procura: finché non ci saranno conclusioni definitive, no...

mercoledì 1 aprile 2026

CROTONE, TRA LEGALITÀ E RESPONSABILITÀ UN NUOVO AFFONDO POLITICO

 


Non entro nel merito dei fatti accaduti a Crotone né delle ultime indagini della procura: finché non ci saranno conclusioni definitive, non ritengo giusto esprimere giudizi, peggio ancora, strumentalizzare vicende ancora aperte. Tuttavia, le recenti dichiarazioni del sindaco Vincenzo Voce mi impongono una riflessione critica.

Da un lato, le sue parole possono apparire formalmente corrette: delimitare le responsabilità, ribadire l’estraneità dell’ente e difendere l’operato della macchina amministrativa. Eppure, proprio questa nettezza istituzionale entra in tensione con la realtà politica attuale.

La distinzione tra responsabilità penale e responsabilità politica, implicitamente richiamata dal sindaco, è legittima sul piano giuridico, ma lo è molto meno su quello etico-politico. Se è vero che nessun altro amministratore risulta coinvolto, è altrettanto vero che le dinamiche di ricostruzione della maggioranza non sono affatto neutre. Accogliere nella propria area consiglieri provenienti dall’opposizione significa assumerne anche il peso politico, soprattutto in un momento delicato come quello che precede le elezioni di maggio.

Il messaggio che ne deriva rischia di essere ambiguo: da un lato si rivendicano estraneità e correttezza istituzionale, dall’altro si evita di affrontare fino in fondo il nodo politico. Ed è proprio lì che si gioca la credibilità di chi sceglie di impegnarsi nella vita pubblica.

A questo si aggiunge un elemento che non può essere ignorato: chi si è presentato come espressione civica, prendendo le distanze dai partiti, oggi governa anche grazie a quegli stessi partiti che in passato aveva criticato. Alla luce di questa vicenda, sarebbe lecito attendersi un gesto di responsabilità, fino alle dimissioni. Se questo non accade, allora spetta anche all’opposizione assumersi il compito di alzare il livello dello scontro politico, magari dare le dimissioni in blocco, come semplice atto simbolico, al fine di ripartire e dare dignità politica e sociale a questa città.

Eppure, anche questo spazio viene compresso. Lo abbiamo sperimentato direttamente: mesi fa, insieme al consigliere Fabrizio Meo, ci è stata negata la parola in Consiglio comunale attraverso una semplice pregiudiziale voluta dalla maggioranza. In pratica, su temi cruciali per la città possiamo intervenire solo se la maggioranza lo consente. Un fatto grave, difficile da accettare in un contesto democratico.

Per questo motivo, non escludo che già da domani, forse anche in seguito, potrei non occupare più gli scranni del Consiglio comunale. Non nascondo l’amarezza per un territorio per il quale lotto da decenni, nel tentativo di vederlo risollevarsi, senza però intravedere una svolta reale. E allora mi chiedo: ha davvero senso continuare a fare politica in queste condizioni? In un contesto in cui troppo spesso si pensa a tutto, tranne che al bene comune?

Ha senso ricandidarsi in questa città, soprattutto quando vedo tante persone valide restare in panchina, senza trovare spazio? Crotone è una città meravigliosa, con un potenziale enorme. Eppure sembra rimanere intrappolata nelle sue difficoltà. Da anni raccontiamo storie, fatti e misfatti della politica, senza riuscire davvero a cambiare rotta. I problemi si accumulano, l’entusiasmo si spegne, e sempre più cittadini si allontanano dalla partecipazione attiva. Così si finisce per restare ostaggio della cattiva politica.

Un territorio come il nostro, disagiato, martoriato, isolato, ha bisogno di una politica diversa. Una politica fatta da donne e uomini che la vivano come servizio, prima ancora che come ruolo. Quasi sei anni fa entrai in Consiglio comunale quasi per caso. Accettai quella candidatura senza ambizioni, senza l’idea di intraprendere un percorso politico strutturato. Ma non volli dire di no ad Andrea Arcuri, un giovane che crede sinceramente nella politica come servizio alla comunità.

Dissi sì senza aspettarmi nulla. Non chiesi voti, non feci campagna elettorale. Eppure, i voti arrivarono: da persone che mi conoscevano, che avevano visto il mio impegno, soprattutto nelle battaglie ambientali, da sindaco e da cittadino. Sono entrato in Consiglio senza chiedere nulla in cambio, scegliendo di essere una voce libera, al servizio della città.

Oggi, però, provo amarezza e dolore. Dentro di me cresce un’inquietudine profonda davanti alla realtà che ci circonda. E allora la domanda torna, più forte di prima: vale davvero la pena continuare così? Forse la risposta sta proprio nel coraggio di cambiare. Anche a costo di fare un passo indietro, per permettere alla città di farne uno avanti.

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 10:16 Nessun commento:
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domenica 29 marzo 2026

TRA GLI OSANNA E LA CROCE: LA VIGILANZA DEL CUORE PRIMA DI TUTTO!


Non dimentichiamolo: Gesù, Figlio di Dio, è stato uomo. Persona vera, con sentimenti profondi, paure reali e sofferenze immense. Ha conosciuto l’ora più buia: la solitudine, il tradimento, l’angoscia, il peso di non sentirsi compreso. Sa cosa significa sentirsi soli anche quando si è circondati da persone che ci vogliono bene.

Nel giorno di festa, tra gli osanna della Domenica delle Palme, Gesù sapeva già, che sarebbe rimasto da solo al grido: crocifiggilo! Vedeva le fragilità dell’uomo, portava nel cuore il peso di ciò che sarebbe accaduto.

E proprio per questo, oggi più che mai, siamo chiamati a vigilare. Anche nei momenti più belli e luminosi, quando tutto sembra andare bene, il maligno è pronto a colpire.

Solo la preghiera ci rende saldi. Solo la fede ci tiene in piedi. Solo rimanendo uniti a Dio possiamo non cadere. 

BUONA DOMENICA DELLE PALME!

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 04:46 Nessun commento:
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domenica 22 marzo 2026

MEMORIA E RISPETTO NON SONO LA STESSA COSA

 

È inevitabile che una parte del Paese, soprattutto al Sud, provi un certo disagio nel sentire parole così concilianti verso chi, per anni, ha costruito consenso anche su toni duri, divisivi e soprattutto, eversivi! Proprio contro quei territori (o “terroni”). Non è una contraddizione da ignorare, ma una ferita politica che resta nella memoria collettiva. Il rispetto istituzionale può convivere con una memoria critica. La Repubblica è chiamata a essere più grande delle polemiche, ma i cittadini non sono obbligati a dimenticare. E io, da meridionale, sento che quella ferita rimane aperta verso chi ha visto la nostra gente come bersaglio di ingiurie e insulti. E io non dimenticherò mai.

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 02:20 Nessun commento:
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martedì 17 marzo 2026

CROTONE, ALLE ELEZIONI DI MAGGIO NON MERITA IL VOTO CHI HA TACIUTO. ECCO LA VERITÀ SU CONGESI.

Alle elezioni non conta chi parla di più, ma chi ha avuto il coraggio di dire la verità quando serviva. Chi ha taciuto davanti ai problemi, oggi non può chiedere fiducia. Chi ha nascosto la polvere sotto il tappeto, non merita di guidare il futuro. Fino a oggi nessuno trova il coraggio di smentirmi sulle tristi vicende politiche locali, e ora ancor di più! Andiamo ai fatti: presentai, insieme ad altri colleghi dell’opposizione, una mozione sul Consorzio idrico Congesi per affrontare e ripianare la grave situazione debitoria. Quella proposta venne puntualmente bocciata dalla maggioranza. Eppure, i fatti presto ci hanno dato ragione. Con il subentro di Sorical nel Consorzio Congesi, al Comune sono stati pignorati ben 3 milioni e 500 mila euro: una conseguenza diretta del mancato intervento sui debiti, proprio come avevamo denunciato. E oggi resta una domanda: come andrà a finire, considerando che il debito complessivo supera i 10 milioni di euro? Per chi non vuol capire sono soldi che resteranno a carico dei crotonesi!

Di tutto questo, però, non si dovrebbe parlare. Perché alle comunali di maggio 2026 si continua a sostenere questo sindaco e molti cittadini, purtroppo, preferiscono chiudere gli occhi piuttosto che guardare in faccia la realtà. Tuttora, infatti, non c'è ufficialmente uno schieramento avversario. Ma la realtà è sotto gli occhi di tutti. E oggi a parlare non siamo solo noi: sono le indagini della magistratura a confermare ciò che denunciamo da tempo, con determinazione e senso di responsabilità. Come opposizione, abbiamo più volte sollevato dubbi sulla gestione del Consorzio idrico, chiedendo trasparenza, verità e rispetto delle regole. Abbiamo chiesto formalmente l’istituzione di una commissione d’inchiesta e, già allora, proposto di dichiarare il fallimento del consorzio, ritenendo la situazione ormai insostenibile.

Oggi, alla luce delle risultanze della Procura di Crotone, emerge un quadro inquietante: bilanci irregolari per anni, crediti gonfiati artificialmente, perdite nascoste per evitare di dichiarare un dissesto milionario. Un sistema che, secondo l’accusa, avrebbe tenuto in vita un ente ormai al collasso, aggirando le norme e ingannando Comuni e cittadini. Non si tratta più di opinioni o valutazioni politiche. È la magistratura a descrivere un meccanismo che, se confermato, rappresenta un fallimento gestionale e amministrativo gravissimo. Avevamo ragione. Avevamo ragione quando denunciavamo opacità nei conti. Avevamo ragione quando chiedevamo controlli rigorosi. Avevamo ragione quando parlavamo apertamente di dissesto. Alle nostre richieste hanno risposto con il silenzio, con minimizzazioni e, troppo spesso, con tentativi di delegittimazione. E allora la domanda è inevitabile: davvero si pensa di poter restituire fiducia così? Chi tace e nasconde i problemi sotto il tappeto non protegge nessuno: inganna le persone. Perché ciò che oggi viene occultato, domani riemergerà. È solo una questione di tempo.

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domenica 15 marzo 2026

PROSTRATI DAVANTI A GESÙ!

Vedere questa immagine mi genera una riflessione profonda: dei cani fissano il volto di Gesù e sembra che si prostrino. Un gesto semplice, istintivo, quasi puro. E allora mi chiedo: oggi, noi, davanti a chi ci prostriamo? Molti risponderebbero: “A nessuno”. Non ci inginocchiamo più nemmeno davanti all’Eucaristia, nella casa di Dio, quando assumiamo il CorpodiCristo. Il gesto della riverenza sembra scomparso, e ciò che un tempo era sacro rischia di diventare abitudine. Eppure la verità è un’altra: l’uomo si prostra ancora. Solo che ora lo fa sempre di più davanti alla vanità del mondo. Davanti ai vizi, alla lussuria, al potere, al denaro, all’apparenza. Tutto ciò che seduce, ma che non salva. La tradizione cristiana lo chiama il “principe di questo mondo”: Satana, colui che promette libertà ma conduce alla rovina, che abbaglia ma svuota, che porta alla devastazione del corpo e dell’anima.Questa immagine mi colpisce così tanto. Perché forse oggi, in quella semplicità, un cane, e gli animali in generale,mostrano un rispetto e un senso del sacro che noi uomini, forse abbiamo perso, troppo spesso, anche davanti al Padre eterno non ci prostiamo più.

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 01:06 Nessun commento:
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sabato 7 marzo 2026

SODDISFAZIONI E AMAREZZE ALL'' INCONTRO DEL 5 MARZO: MA È EMERSA LA CONFERMA CHE ABBIAMO RAGIONE

 


Il 5 marzo 2026, si è tenuto un incontro che, per quanto volutamente ignorato da molti, ha rappresentato un momento di verità politica e civile per la città. Il primo ringraziamento va a tutti coloro che hanno partecipato e hanno avuto il coraggio di esserci. Un ringraziamento particolare alla Scuola Pitagorica e al maestro Gaspare da Brescia per la disponibilità dei locali e per aver reso possibile questo momento di confronto libero. Avevamo ragione ...! E oggi più che mai sono i fatti a dimostrarlo.

Non sono soltanto le parole pronunciate quella sera da cinque consiglieri comunali, pubblici ufficiali e rappresentanti del popolo, a parlare. Sono i fatti. E i fatti raccontano una verità scomoda: il sistematico tentativo di isolare, silenziare e boicottare chi prova ad aprire un’alternativa politica reale. A Crotone si riesce a dare grande visibilità a eventi di ogni tipo: serate del cioccolato, feste del “lecca lecca”, e sia chiaro, non c’è nulla contro un dolce o una festa popolare. Ma è paradossale che in questa città si trovi spazio per tutto, tranne che per il confronto politico libero, tranne che per chi osa proporre una strada diversa, ancora di più se si mettono in ballo ben 5 consiglieri comunali (mi domando: se non si dà spazio a questi, a chi bisogna darlo?)

Non prendetela come una polemica personale. Io sono un libro aperto. Le cose storte non le tengo nello stomaco: le dico, le denuncio e me ne assumo la responsabilità. Durante l’incontro abbiamo affrontato una questione centrale: a meno di tre mesi dalle prossime elezioni comunali, non possiamo accettare che l’unica proposta politica disponibile sia quella dell’attuale amministrazione. Cosa sta succedendo davvero a Crotone? Sembra che tutti i poteri si siano schierati a sostegno di una sola coalizione, quella che rappresenta gli interessi di chi, più che governare la città, la controlla. È forse democrazia questa?

È normale che si tenti di imporre un’unica voce, senza spazio per il dissenso? Il nostro incontro non voleva essere una passerella. Era,  ed è, un segnale. Un segnale che è possibile tornare a parlare di proposte, partecipazione e vera rappresentanza. Un segnale per riscoprire il valore della pluralità, per coinvolgere le associazioni culturali e politiche che devono tornare ad essere il cuore pulsante di una comunità libera e democratica, ma questi sono state assenti.

Perché la democrazia vive di confronto, pluralismo e partecipazione. E a Crotone oggi la democrazia è " ciampàta sotto i piedi". Quando le alternative vengono soffocate, il diritto di scelta dei cittadini si indebolisce. E quando si indebolisce il diritto di scelta, si indebolisce la democrazia stessa. L’incontro è stato organizzato in appena cinque giorni. Non ci aspettavamo una presenza di massa. L’invito era rivolto soprattutto alla stampa, proprio per aprire un dibattito pubblico. Ma anche qui il silenzio è stato assordante. Pochissime testate hanno dato spazio all’iniziativa. Molte al momento pare che abbiano preferito ignorarla.

E questo silenzio, più di mille parole, dimostra che ciò che abbiamo denunciato quella sera non è fantasia, ma pura realtà. Prova tangibile. Ringrazio Giovanni Monte, per averci regalato una diretta. Accanto ai cosiddetti poteri forti, che fanno il loro gioco, esistono anche poteri più piccoli, ma non meno responsabili: silenzi, complicità, convenienze, paure. Tutti tasselli di un sistema che contribuisce a ridurre il dibattito pubblico e a trasformare una città in un luogo dove la voce di pochi vale più di quella di tutti.

E questa è la vera resa. Questa è la vera vergogna. Una città che rischia di essere riconsegnata non solo a chi della devastazione ambientale, in campagna elettorale ne aveva fatto una bandiera, soprattutto a chi partecipa a una devastazione morale. Sia chiaro a tutti: il silenzio non cancella i problemi, li rende solo più gravi. Chi pensa di limitare il dibattito e soffocare il pluralismo dovrebbe ricordare una cosa semplice: la democrazia non appartiene a chi governa, ma ai cittadini. E quando ai cittadini viene negata la possibilità di scegliere davvero, non si sta amministrando una città, la si sta impoverendo. Quel 5 marzo 2026, presso la Scuola Pitagorica di Crotone, resta nella storia, un incontro che, per quanto volutamente ignorato da molti, ha rappresentato un momento di verità politica e civile per la città.

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 00:34 Nessun commento:
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sabato 28 febbraio 2026

“U FERGUSSU”, SIMBOLO DELLA MODERNITÀ CONTADINA

 

Nei paesi della Calabria, alla fine degli anni Settanta, l’agricoltura cominciò a modernizzarsi. Fu il periodo della prima vera motorizzazione dei trasporti agricoli. Fino ad allora, a dominare le campagne erano stati asini e cavalli; ricordo bene che ancora fino agli anni Novanta molti contadini del paese ne facevano largo uso per arare i campi e trasportare i raccolti. Con l’arrivo della meccanizzazione agricola, anche a Scandale, dove io ero ancora un bambino, comparvero i primi trattori. Tra i più diffusi c’erano quelli della Massey Ferguson. In paese, però, nessuno li chiamava con il nome ufficiale: il trattore era semplicemente “u fergussu”, la versione calabresizzata del marchio. Il nome del mezzo era diventato il nome stesso della macchina.

Fu una vera rivoluzione. La raccolta delle olive, degli agrumi e delle grandi quantità di ortaggi non veniva più trasportata con i quadrupedi, ma caricata sul trattore e sul suo rimorchio. “U fergussu” rappresentava velocità, forza, progresso. Mio padre, in quegli anni, ne acquistò uno: aveva una potenza di 25 cavalli. Per chi ne ha memoria, il “fergussu” era infatti chiamato anche “u 25”. Era una macchina robusta e affidabile, capace di affrontare le strade sterrate di campagna e i terreni più difficili. Simboleggiava l’evoluzione agricola, ma anche il riscatto sociale di tante famiglie contadine.

I primi modelli erano di colore grigio; in seguito, con motori più evoluti e prestazioni migliori, si distinsero per il caratteristico colore rosso, il 50 cavalli, " u 50". Anche mio padre, dopo il primo, ne possedette uno rosso. Mio fratello Francesco, appassionato da sempre di trattori, ancora oggi ne possiede uno di un'altra marca. È riuscito a trovare, in una località cosentina, proprio un vecchio Ferguson dello stesso colore di quello di nostro padre. Per lui, come per me è per la nostra famiglia, quel trattore non è solo un mezzo agricolo: è un simbolo. 

Del “fergussu”, “u 25”, a mio fratello riaffiorano i ricordi più belli. E anche a me. Vedere quella foto mi emoziona profondamente, perché in quel mezzo c’è un pezzo della storia dei "Pingitore". C’è l’orgoglio di nostro padre che, con quel “pezzo di ferro”, ha lavorato con onestà e sacrificio, portando avanti con amore una famiglia composta da ben tredici persone. “U fergussu” non era soltanto un trattore: era il segno concreto del cambiamento, della dignità del lavoro contadino e della speranza in un futuro migliore. Ed io, volentieri, su quel pezzo di ferro, mi ci farei  un giro ...!

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 20:10 Nessun commento:
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venerdì 27 febbraio 2026

MATERIE PRIME: LA NUOVA SFIDA GLOBALE. LA RIFLESSIONE DI UN SACERDOTE.

Botros - Giornale Cult
Botros - Giornale Culturale

Per decenni abbiamo raccontato la Guerra Fredda come lo scontro tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Oggi il mondo sta entrando in una nuova fase di competizione globale, ma con contorni completamente diversi. Non è più una guerra di ideologie, bensì una lotta per il controllo delle risorse strategiche, delle filiere industriali e della supremazia tecnologica. In questo nuovo scenario emerge una frattura inattesa: quella tra Stati Uniti ed Europa, mentre la Cina avanza silenziosamente e consolida il proprio potere globale.


Il ritorno sulla scena politica di Donald Trump ha segnato una netta discontinuità rispetto alle politiche occidentali degli ultimi decenni. Trump è convinto che la globalizzazione, così come è stata gestita, abbia impoverito l’America, arricchito la Cina e indebolito l’Occidente. In particolare, accusa le élite politiche europee e i democratici americani di aver concesso a Pechino un vantaggio strategico enorme, permettendole di conquistare il controllo delle risorse critiche del pianeta.

 

Il Congo: la miniera del potere globale

La Repubblica Democratica del Congo è oggi uno dei Paesi più strategici del mondo. Nel suo sottosuolo si concentrano quantità immense di cobalto, coltan, rame e litio, minerali indispensabili per batterie, auto elettriche, semiconduttori, intelligenza artificiale e armamenti avanzati. Il Congo produce oltre il 70% del cobalto mondiale e più della metà delle sue miniere è controllata da aziende cinesi.


Pechino ha costruito in Africa un sistema integrato di investimenti, infrastrutture (ovviamente inferiori a quanto abbia guadagnato in termini di minerali e altro) e accordi politici che le consente di dominare l’intera filiera, dall’estrazione alla manifattura. L’Europa, al contrario, si è trasformata in un grande importatore dipendente: oggi oltre il 70% delle materie prime critiche utilizzate dall’industria europea proviene dalla Cina.


Questo perché l’Europa continua a muoversi secondo vecchie logiche di sfruttamento, neocolonialismo e sostegno a regimi autoritari purché garantiscano l’accesso alle risorse. Ma quali risorse? Spesso soltanto le briciole ottenute attraverso canali opachi, intermediari illeciti e traffici informali, invece di percorrere la strada di accordi trasparenti, legali e reciprocamente vantaggiosi, capaci di favorire lo sviluppo delle popolazioni locali.

Il risultato è una vulnerabilità strategica che rischia di compromettere la sovranità industriale del continente e che, al tempo stesso, contribuisce a promuovere immoralmente il sottosviluppo africano, alimentando un crescente risentimento verso l’Europa. Emblematico è il caso della Francia, oggi bersaglio della rabbia di ampi settori dell’opinione pubblica africana.

 

Minerali in cambio di sicurezza: la nuova mossa americana

Trump intende ribaltare questo equilibrio puntando direttamente sul Congo. La sua strategia è chiara: assicurarsi l’accesso diretto ai minerali strategici in cambio di sicurezza, stabilità politica e sviluppo economico. Il 4 dicembre 2025, il presidente americano Donald Trump e il presidente congolese Félix Tshisekedi hanno firmato un accordo di partenariato storico, destinato a ridefinire i rapporti tra i due Paesi. Washington propone protezione militare contro i gruppi armati, investimenti infrastrutturali, cooperazione industriale e programmi di sviluppo. In cambio, gli Stati Uniti mirano a garantirsi forniture dirette di cobalto, coltan e rame, riducendo drasticamente la dipendenza dalla Cina.


Si tratta di una mossa geopolitica di lungo periodo, che punta a ricostruire una filiera industriale autonoma per sostenere il primato tecnologico americano. Una strategia che, inevitabilmente, relega l’Europa in una posizione marginale, di retroguardia, come ha riconosciuto recentemente anche Mario Draghi.


Ucraina: il boomerang strategico europeo

Il secondo grande fronte di questa nuova Guerra Fredda è l’Ucraina. Il sostegno politico e militare europeo a Kiev ha prodotto un effetto geopolitico imprevisto: ha spinto la Russia definitivamente verso la Cina.


Dall’inizio del conflitto, i rapporti tra Mosca e Pechino si sono rafforzati in modo senza precedenti. Gli scambi commerciali hanno superato i 190 miliardi di dollari annui, con un incremento superiore al 30% in pochi anni. La Cina è diventata il principale partner economico della Russia, assorbendo gran parte delle sue esportazioni energetiche e fornendo in cambio tecnologia, macchinari industriali e componenti elettroniche.

È così nato un asse sino-russo sempre più solido. L’Europa, nel tentativo di difendere i propri valori e le proprie alleanze storiche, ha finito per rafforzare il principale blocco geopolitico alternativo all’Occidente. Dal punto di vista strategico, questo ha rappresentato un grave errore: invece di indebolire la Russia, l’ha consegnata alla sfera d’influenza cinese, rafforzando ulteriormente il peso globale di Pechino.


La nuova Guerra Fredda si combatte con le materie prime

La competizione globale non si gioca più sui missili nucleari, ma sul controllo delle materie prime critiche, delle filiere industriali, dei semiconduttori, delle batterie, dell’intelligenza artificiale e dell’energia. Chi domina questi settori domina il XXI secolo.


Trump sta cercando di costruire un’America industrialmente sovrana, riducendo la dipendenza da Pechino anche a costo di rompere equilibri storici con l’Europa, che alcuni dirigenti europei continuano illusoriamente a ritenere ancora esistenti. L’Unione Europea, invece, appare priva di una visione geopolitica coerente e incapace di adattarsi rapidamente ai cambiamenti.

Il rischio è che l’Europa si trasformi progressivamente in un grande mercato di consumo, dipendente dalle catene globali del valore controllate da altri, senza autonomia tecnologica né strategica.


Europa: protagonista o spettatrice?

Il nuovo ordine mondiale è già in corso di formazione. Stati Uniti, Cina e Russia si muovono con logiche di potenza, mentre l’Europa sembra ancora prigioniera delle proprie certezze ideologiche. È tornata l’epoca degli imperi, forti e assertivi. Trump, oltre al Congo, punta a rafforzare il controllo strategico americano su Paesi chiave come Venezuela, Indonesia, Nigeria e diverse nazioni dell’America Latina.


Se non riuscirà a ridefinire rapidamente il proprio ruolo, l’Unione Europea rischia di diventare la vera grande perdente della nuova Guerra Fredda, schiacciata tra il pragmatismo trumpiano — spesso disposto a superare norme internazionali ed equilibri etici — e la supremazia industriale cinese.

La scelta è ormai inevitabile: protagonista del nuovo mondo o spettatrice del proprio declino?

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 22:56 Nessun commento:
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giovedì 19 febbraio 2026

IL SILENZIO COLPEVOLE CHE TRADISCE CROTONE: MOZIONE SU BONIFICA E SALUTE BOICOTTATA DAGLI STESSI FIRMATARI

 




Non si è discusso di un dettaglio tecnico, ma del diritto elementare a respirare nella normalità, a vivere su suoli sicuri, a non temere ciò che si nasconde sotto casa. Eppure, di fronte a una mozione che chiedeva tre atti di responsabilità chiari e non più rinviabili, troppi hanno scelto l’assenza. Un’assenza politica, prima ancora che fisica. Un’assenza che pesa come un macigno, una presa di distanza dai problemi della città, che io lo battezzata come “la magno question crotonese”. La mozione presentata in Consiglio comunale, firmata da me come primo firmatario, insieme ai consiglieri Enrico Pedace, Cristian Prisma, Chiara Capparelli, Antonio Manica, Ernesto Ioppoli, Giuseppe Fiorino, Salvo Riga, Anna Maria Cantafora e Andrea Devona, chiedeva semplicemente ciò che ogni comunità avrebbe dovuto ottenere da tempo: 

- un atto formale di responsabilità nei confronti di chi aveva e ha l’obbligo giuridico di bonificare, con denuncia per omessa bonifica nei confronti di Eni;

- un richiamo netto allo Stato affinché eserciti fino in fondo il proprio ruolo nei Siti di Interesse Nazionale, e Crotone è un sito d’interesse nazionale;

- un sistema di monitoraggio ambientale permanente, trasparente e pubblico, aria, suoli, eventuale dispersione di sostanze radioattive, con il coinvolgimento di un’équipe di professionisti del ministero in collaborazione con gli enti competenti. Non una rivoluzione. Non uno slogan. Ma responsabilità, trasparenza, controllo. E invece la mozione ha subito l’assenza proprio da parte di quei consiglieri che l’avevano sottoscritta; tra i firmatari, qualcuno l’ha votata addirittura contro. Insomma, come è ridotta questa città: non c’è motivo per bocciare una mozione del genere, se non per convenienza politica e, per non dire altro: ognuno cerca di procurarsi il nuovo seggio in Comune in vista delle elezioni del 24 e del 25 maggio. E chi può mettersi contro il sindaco, visto che ancora oggi l’unico in campo è lui? Ma nella serata di ieri è successo il peggio. Prima di tutto, è stata rinnovata la pregiudiziale per non far parlare il consigliere Meo; quest’ultimo aveva portato una mozione e non gli è stata data la possibilità di discuterla. La stessa cosa è capitata a me nel precedente consiglio, quando con un’altra pregiudiziale non mi hanno permesso di fare un’interrogazione. Insomma, c’è bisogno di fare un esposto? O penso che chi di dovere dovrebbe mandare a casa questo consiglio comunale? Durante il mio intervento si sono verificati fatti allucinanti. I miei discorsi in Consiglio sono duri e forti, e il presidente del Consiglio si è azzardato a dirmi che ci vuole un TSO, insomma riflessioni da bar, non da Pubblica Assise. Anche qui, chi di dovere dovrebbe mandarli a casa. In un altro momento, un altro consigliere, eletto come acerrimo nemico di Voce, oggi alleato di ferro,  mi ha sussurrato nell’orecchio con tono sprezzante: “Questa politica non puoi farla a Crotone, fattela a Scandale”. Signori, che livello di bassezza! Anche questo andrebbe mandato a casa da chi di dovere.

E poi, un intervento ha chiaramente detto che, se si vuole denunciare i responsabili di Eni, bisogna farlo personalmente. Avete capito? Il Comune, questo consiglio comunale, non lo fa, come se i cittadini li avessero mandati in quell’aula non per denunciare, ma per accomodarsi ai poteri forti. Se qualcuno lo vuole fare, lo faccia a proprie spese. Non so se stessi assistendo a un consiglio comunale o un film di Fantozzi. Il sindaco, tuttavia, ha spiegato perché la mozione non va votata, in quanto Eni sta procedendo alla bonifica. Avete sentito? L’Eni, da trent’anni, non ha mai bonificato, e tuttora ha interrotto i lavori. Quindi, il sindaco, da candidato, era denunciante; oggi, invece, si mostra accomodante. Inoltre, ha affermato che non ci sono problemi sulla salute dei cittadini e sul monitoraggio dell’aria. Avete capito? Il sindaco ha dimenticato lo studio Sentieri, nel quale si rivelano dati preoccupanti per la salute dei cittadini, mentre tutti sappiamo che le recenti sospensioni dei lavori di bonifica, dovute al rinvenimento di ulteriori materiali pericolosi e radioattivi, hanno demolito l’ennesima narrazione rassicurante. Non siamo davanti a un problema risolto, ma a una crisi ancora aperta, che riemerge ogni volta che si scava, ogni volta che si prova a fare luce.  In questo scenario, l’assenza in Consiglio di tanti firmatari e consiglieri rappresenta un fatto grave. Non venire a discutere, non metterci la faccia, non sostenere in aula una mozione che riguarda la salute pubblica significa lasciare sola la città proprio nel
momento in cui serviva compattezza. È un boicottaggio politico che indebolisce
l’istituzione e umilia i cittadini.









Pubblicato da Iginio Pingitore alle 11:24 Nessun commento:
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martedì 3 febbraio 2026

CROTONE, ELEZIONI COMUNALI AL CHIAR DI LUNA, MA IL BUIO INCOMBE

 


Il quadro politico crotonese non è solo immobile: è inquietante. Un immobilismo che parla chiaro. Al presidente della Regione Occhiuto, e al nuovo consigliere regionale, già presidente della ProvinciaI, l’attuale sindaco piace. E come potrebbe non piacere? Non ha creato attriti, non ha disturbato manovre, non ha alzato la voce su nulla: né sulla viabilità disastrata del territorio, né sul destino dell’aeroporto, né sulla bonifica, né sul distretto energetico lasciato crescere in modo selvaggio. Nessun problema, nessun conflitto, nessuna pretesa. Un sindaco, diciamolo: comodo.

E dall’altra parte? Anche da Noi Moderati, il partito che avrebbe dovuto erigere barricate contro Voce, oggi pare che abbia abbassato la guardia. Dopo mesi di annunci e di nomi,  su tutti quello dell’imprenditore Torromino, ora sembra essersi dissolto. Una parte del centrodestra sostiene apertamente il sindaco, senza porre condizioni. Il resto tace. Un silenzio che pesa come un assenso.

Negli altri fronti la scena è forse ancora più grave. Dopo le dure critiche per il tradimento di un mandato elettorale costruito sulla centralità della questione ambientale, non si registra alcuna iniziativa concreta, nessuna proposta, nessuna volontà di aprire una vera vertenza politica. Tante parole, nessun passo avanti.

È inevitabile allora porsi delle domande. Pensieri che non nascono dal complottismo, ma dall’osservazione dei fatti. Possibile che ci sia un accordo trasversale? Possibile che nessuno voglia davvero ostacolare il sindaco Voce? Arrivano, come si è vociferato, forse consigli dall’alto? È credibile che, a pochi mesi dalle elezioni comunali, non esista ancora un candidato alternativo? È pensabile che, oltre al movimento del sindaco uscente, oggi non ci sia nessuna vera alternativa in campo? Ovviamente se non si muovono le forze tradizionali, come fanno a muoversi i singoli o quei gruppi sporadici. Insomma questo atteggiamento tiene frenati a tutti, troppi “chiari di luna”!

Tutto il sistema politico cittadino è marcio o paralizzato? Come se avesse accettato l’idea che non ci sia altra strada se non la continuità. Una continuità che, però, per Crotone significa stagnazione.

Per una città come Crotone questo silenzio è imbarazzante. È rassegnazione. È il segnale che sta davvero calando il buio. E in questa nuova tornata elettorale la questione della bonifica non può più essere relegata a slogan da campagna elettorale. Non è propaganda, è una necessità vitale. È una questione di salute pubblica, di giustizia sociale, di dignità e di futuro. Eppure, ancora una volta, rischia di scivolare ai margini, sacrificata sull’altare dell’opportunismo politico e della paura di esporsi.

Il monito è chiaro e non ammette ambiguità: se non ci si muove adesso, se non si trova il coraggio di organizzarsi, di parlare alla città, di costruire un’alternativa credibile, autonoma e libera, la bonifica non si farà. E se non si farà ora, non si farà mai più.

Il tempo delle attese è finito. Non bastano più le critiche isolate, non bastano i comunicati stampa, non bastano le prese di distanza tardive. Serve un’assunzione di responsabilità collettiva. Serve che chi non si riconosce in questo immobilismo esca allo scoperto, rompa gli equilibri comodi, rimetta al centro l’ambiente e la salute dei cittadini. Crotone ha già pagato un prezzo altissimo. Continuare a rimandare significa condannare la città a un destino già scritto.

Ora è il momento di scegliere: o muoversi, o accettare consapevolmente che questa occasione storica venga definitivamente perduta.

 

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 11:59 Nessun commento:
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giovedì 29 gennaio 2026

BONIFICHE NEGATE, SALUTE A RISCHIO: IN CONSIGLIO UNA MOZIONE OER RICHIAMARE STATO ED ENI ALLE LORO RESPONSABILITÀ

Una mozione che chiede semplicemente tre cose chiare e non più rinviabili:

1. un atto formale di responsabilità nei confronti di chi aveva e ha l’obbligo giuridico di bonificare (denuncia a Eni per omessa bonifica);

2. un richiamo netto allo Stato affinché assuma fino in fondo il proprio ruolo nei Siti di Interesse Nazionale;

3. un sistema di monitoraggio ambientale permanente, trasparente e pubblico, con particolare riferimento alla qualità dell’aria, allo stato dei suoli e alla possibile dispersione di sostanze radioattive. La costituzione di un’équipe di professionisti locali, in collaborazione con gli enti istituzionali competenti, tra cui ARPACAL, per la valutazione, la progettazione e l’applicazione delle più idonee tecniche di intervento. È stata presentata una mozione a mia firma, in qualità di primo firmatario, seguita da altri consiglieri di opposizione: Enrico Pedace, Cristian Prisma, Chiara Capparelli, Antonio Manica, Ernesto Ioppoli, Giuseppe Fiorino, Salvo Riga, Anna Maria Cantafora e Andrea Devona.

Spero che essa sia condivisa da tutti, perché la città non può più aspettare. Crotone vive da oltre vent’anni dentro una contraddizione intollerabile: è riconosciuta dallo Stato come area di emergenza ambientale di rilevanza nazionale, ma continua a essere trattata come un territorio sacrificabile, dove le bonifiche si annunciano e non si realizzano, e dove la salute dei cittadini resta subordinata a rinvii, silenzi e decisioni incompiute. Il Sito di Interesse Nazionale di Crotone–Cassano–Cerchiara non è un’eredità del passato: è una crisi ancora aperta. Le recenti sospensioni dei lavori di bonifica, dovute al rinvenimento di ulteriori materiali pericolosi e radioattivi, dimostrano che la contaminazione non solo non è stata risolta, ma continua a riemergere con forza, mettendo in discussione ogni rassicurazione fornita negli anni. Di fronte a questa realtà, non è più accettabile rifugiarsi in una prudenza apparente che, nei fatti, produce immobilismo. La salute pubblica non può dipendere da comunicati stampa né essere affidata alla buona volontà delle aziende coinvolte. La responsabilità primaria delle bonifiche nei Siti di Interesse Nazionale è dello Stato. Questa responsabilità, tuttavia, è stata esercitata in modo discontinuo e inefficace, lasciando il territorio crotonese in una condizione di emergenza permanente. Un’emergenza che produce danni ambientali, sanitari, sociali ed economici, e che mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

In questo contesto, il Consiglio comunale è chiamato a una scelta chiara: limitarsi a prendere atto dell’ennesimo rinvio o assumere una posizione netta, richiamando tutti, aziende e Stato, alle proprie responsabilità. Chiedere una denuncia per omessa bonifica, pretendere un monitoraggio ambientale permanente e pubblico, esigere tempi certi e risposte verificabili non è estremismo. Non si tratta di privilegi, ma di diritti per un territorio martoriato, che deve essere finalmente restituito a condizioni di sicurezza e salubrità.

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 10:53 Nessun commento:
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mercoledì 14 gennaio 2026

Grazie per nulla: sei anni di silenzi, veleni. Ora la resa politica

 


Grazie, signor Sindaco. Grazie a tutta la nuova maggioranza. Grazie per tutte le volte in cui avete scelto di non ascoltare, preferendo l’arroganza al confronto, l’ironia allo studio dei problemi, l’insulto al rispetto istituzionale. Una linea politica chiara: meno dialogo, più chiusura. Grazie per quando vi abbiamo chiesto di votare una mozione che denunciasse ENI per l’omessa bonifica, una responsabilità storica e morale verso questa città. Avete votato contro, voltando le spalle a Crotone e alla sua salute. Grazie anche per aver bocciato una mozione dal contenuto limpido e inequivocabile: liberare Crotone dai veleni. Anche lì, nessuna esitazione. Il vostro “no” ha parlato più di mille comunicati. Grazie per aver ostacolato un Consiglio comunale aperto, vero, partecipato, con cittadini e professionisti del settore, per discutere soluzioni concrete: messa in sicurezza definitiva, nuove ipotesi di bonifica, come la lavorazione in situ.

In quell’occasione non solo avete chiuso le porte alla città, ma avete trasformato un momento di democrazia in un esercizio di prepotenza politica. Grazie per aver sottovalutato il distretto energetico selvaggio che si sta abbattendo su Crotone, senza nemmeno il coraggio di porre un freno alle autorizzazioni rilasciate a ridosso del Sito di Interesse Nazionale più importante d’Italia. Un silenzio assordante, complice, irresponsabile. Grazie per aver votato contro una mia mozione che chiedeva una legge regionale di tutela ambientale per il Crotonese, come se difendere il territorio fosse un fastidio e non un dovere politico e morale. Grazie, infine, per non aver mosso un dito davanti alle modifiche al Piano regionale dei rifiuti, che avrebbero potuto offrire maggiori garanzie ambientali per il nostro territorio. Anche lì, silenzio. Anche lì, assenza. E un ultimo, amaro grazie. Sul deposito GNL, sui parchi eolici offshore, nessuna parola, nessuna posizione, nessun atto politico. Il dibattito l’ho portato io, da solo, con una mozione in Consiglio comunale.
Nessuna opposizione nemmeno all’ampliamento del parco eolico a terra, che sacrificherà ancora una volta la frazione Papanice, consegnata alle decisioni calate dall’alto.

E oggi?  Cosa succede davvero?

Succede che, dopo quasi sei anni di nulla, di promesse evaporate e cantieri mai partiti, l’unica “novità” è stato un accordo con ENI. Un accordo che, nei fatti, ha permesso a questa amministrazione di gestire l’attesa: qualche opera, poi, eventi, intrattenimento, feste e festini. Utile a tenere buoni tutti, non certo a risolvere i problemi. Poi arriva la beffa finale.
Eni Rewind fa e disfa, come Penelope: smonta la tela e blocca i lavori per il ritrovamento del Tenorm. Nessuna soluzione, solo il conto da pagare.
E, come sempre, non lo pagano il sindaco e la sua maggioranza, ma i cittadini, costretti a convivere con un’emergenza che oggi mette seriamente a rischio la salute pubblica. I cittadini, però hanno una sola arma di difesa: quella del voto! Spero che questa volta la sappiano usare.

Eni Rewind finge stupore, come se ignorasse la presenza di materiale radioattivo. E allora la domanda è inevitabile: a cosa sono serviti studi, carotaggi, analisi?
Ricerca scientifica o semplici giustificazioni  per prendere tempo? Il finale sembra scritto da un copione già visto: “Non ci resta che piangere”.
Ed è esattamente quello che fanno oggi il sindaco e il neo presidente della Provincia, protagonisti di un comunicato piagnucoloso e rinunciatario, in cui ammettono che non esiste alcuna soluzione immediata. Ma c’è un limite a tutto.
Dopo quasi sei anni di amministrazione non si può più chiedere ai cittadini di pazientare, di stare zitti, di evitare polemiche. Non si può invocare calma mentre il tempo passa, le responsabilità si accumulano e i rischi aumentano. Ancora? Davvero ancora? No. Questa non è più pazienza. È resa.
E i cittadini non possono essere chiamati, ancora una volta, a pagarne il prezzo. Come dice amaramente un nostro concittadino: la campanella è suonata, l’ora della ricreazione è finita.
Non è più tempo di rientrare in classe per imparare,  quello dovevate farlo prima. È semplicemente arrivato il momento di andare a casa.

 

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 13:04 Nessun commento:
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martedì 13 gennaio 2026

BONIFICA: UN ALIBI PERFETTO DI ENI PER INTERROMPRE I LAVORI, COSì SI UCCIDE CROTONE

 


Un perfetto alibi per Eni per non eseguire i lavori di bonifica, mentre la tela di Penelope continua a disfarsi. A volte mi chiedo se Crotone sia davvero una città o solo una comunità rassegnata. È orfana dei suoi politici? Sì. Ma, sempre più spesso, anche dei suoi cittadini. Ancora una volta amministratori “politicanti” hanno fatto credere che la bonifica sarebbe partita. Lo ripetono da anni, in ogni campagna elettorale; quella del 2020, in particolare, è stata suonata a tamburo battente. Tutti sanno, tutti tacciono. I politici fanno orecchie da mercante, i partiti si girano dall’altra parte e intanto il tempo passa, la terra resta avvelenata e la salute dei crotonesi continua a essere merce di scambio. E i cittadini? Anche gran parte di loro preferisce il silenzio, rendendosi complice di questo degrado. Nessuna indignazione, nessuna pressione, nessuna reazione degna di una città che si rispetti. Nel frattempo amministratori e politici si azzuffano sul nome del prossimo candidato a sindaco, come se fosse una partita di potere e non il destino di un’intera comunità. La salute pubblica, ancora una volta, non è una priorità: è solo un fastidio da ignorare.

Crotone non muore per mancanza di promesse, ma per l’abbondanza di bugie, di tradimenti e per il silenzio di chi dovrebbe ribellarsi, e nello stesso tempo perdona chi tradisce. La comunicazione di Eni Rewind è l’ennesima prova che la cosiddetta “bonifica” di Crotone procede a strappi, tra stop improvvisi, materiali imprevisti e responsabilità che si perdono nei meandri burocratici. Il ritrovamento di rifiuti contenenti TENORM, materiali radioattivi legati a decenni di produzioni industriali, diventa il nuovo alibi perfetto: non erano previsti nel progetto, non ci sono discariche disponibili, non si sa dove collocarli. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: scavi sospesi, rifiuti accumulati in loco e rinvii che sanno tanto di resa mascherata. Nessuno si indigna! Eni parla di approfondimenti, commissioni, varianti progettuali e conferenze dei servizi, ma il messaggio reale è chiaro: una vera bonifica, rapida e definitiva, non è mai stata davvero nelle intenzioni. Si procede solo dove è possibile, lasciando in sospeso il problema più grave,  quello dei materiali radioattivi, magari fino a quando l’attenzione pubblica non si spegnerà.

Il quadro è desolante: una multinazionale che prende tempo e istituzioni locali più impegnate nei giochi di potere e nelle alleanze elettorali che nel pretendere soluzioni serie, trasparenti e soprattutto a tutela della salute pubblica. In questo scontro sterile per la poltrona, l’unico sconfitto certo resta il territorio, condannato a convivere con veleni, promesse e rinvii. Tutto questo lo trovo vergognoso e deplorevole.

 

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 12:33 Nessun commento:
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domenica 11 gennaio 2026

LA VERGINE MARIA IN QUELL’ICONA RAPPRESENTA LA SACRA FAMIGLIA, NON LE POSIZIONI POLITICHE DI NESSUNO


Premetto, senza ambiguità, che condivido la causa palestinese e che più volte mi sono espresso su questo profilo a favore del riconoscimento del diritto di quel popolo a uno Stato e alla propria dignità. Proprio per questo trovo ancora più incomprensibile, e inaccettabile, il tentativo di usare simboli sacri del cristianesimo per veicolare messaggi politici. Provo profondo disagio di fronte alla continua strumentalizzazione politica della fede cristiana. Ancora più doloroso è constatare che chi avrebbe il dovere morale di frenare tali derive spesso sceglie il silenzio o l’ambiguità. Sui social circola un’immagine condivisa dal giornalista Andrea Scanzi, che a sua volta l’ha ripresa dal comico Enzo Iacchetti. È doveroso chiarire un punto fondamentale: quell’icona non è uno strumento politico, né può diventarlo. Per la fede cattolica, Maria non è un simbolo ideologico, ma la Madre di Dio, la donna del “sì” totale alla volontà del Padre. Non rappresenta alcuna bandiera, alcuna fazione, alcuna ideologia: rappresenta la Sacra Famiglia, cuore pulsante del cristianesimo. Quell’icona della Santa Vergine non rappresenta posizioni politiche, né di destra né di sinistra. Appartiene ai credenti, alla storia della salvezza e non certamente alla propaganda.

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 01:44 Nessun commento:
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martedì 6 gennaio 2026

PICCOLI FRAMMENTI DI VITA PAESANA. QUANDO SI CAMMINAVA INSIEME

Quando guardo le foto antiche del mio paese, riaffiora alla mente una società diversa. Forse più povera, ma certamente più vera. Una società in cui non si viveva per sé stessi, ma per gli altri. Una comunità compatta, dove la fatica era condivisa e la dignità non mancava mai.

Le giornate scorrevano nella semplicità. Allora le macchine erano poche, quasi assenti. Nelle prime ore del mattino le strade si animavano di cavalli e asini, e gli uomini si mettevano in cammino verso le campagne. Ricordo contadini che per raggiungere il proprio podere impiegavano un’ora e mezza, a volte due, soprattutto nelle zone più lontane della frazione Corazzo o nella località Gullo. Tre ore di cammino al giorno, andata e ritorno, dopo una giornata intera di lavoro duro, interrotta solo da un pasto frugale: “a spisa”.

Dentro quella “ a spisa” c’erano pane e un pezzo di lardo, che oggi consideriamo una prelibatezza, ma allora era il cibo dei poveri. Da noi lo chiamavano “u salatu”, oppure, nei casi migliori, un po’ di pancetta, “a panzajjhia”. Poi, col passare del tempo, qualcosa iniziò a cambiare: arrivarono più  motori, e anche nella “spisa” comparve un pezzo di provola o una scotoletta di carne Simmenthal. D’estate, nei poderi dove si coltivavano i pomodori, bastava chinarsi, raccoglierne tanti per preparare una grande insalata, “a ’nzalata”.


In campagna, però, l’insalata aveva un altro sapore. Quando i contadini erano in molti, ognuno portava qualcosa da casa e tutto finiva in una grande insalatiera comune, “a ’nzalatèra”. Pomodori, cipolle, olio d’oliva, carne… un giorno, durante una torrida raccolta di pomodori, il caro Micu ci mise persino la provola, ormai mezza sciolta dal sole. Era una fatica dura, ma alle dieci del mattino quella mezz’ora di pausa diventava una festa: si mangiava insieme, si rideva, si condivideva.

Mentre gli uomini lavoravano nei campi, i paesi si svuotavano. Restavano le donne, vere colonne delle famiglie. Le strade si riempivano di madri indaffarate: prima le pulizie, poi i figli da sistemare per la scuola, con il grembiule pulito e il colletto in ordine. Poi via, dal medico per le malattie frequenti dei bambini. Era facile sentirsi chiedere:

- Dove vai? - “A ru miàdicu”, dal medico.

Altre si dirigevano alla posta: “Ara posta, haiu a mandari nu vagliu a fijjiuma ca è militari”.

E spesso si incontravano donne davanti alla bottega del calzolaio, lo “scarparu”, con gli scarponi del marito sotto braccio, da aggiustare con qualche chiodo, “a taccia”. I calzolai di una volta riparavano le scarpe di una moltitudine di bambini e, quando si poteva, nel negozio vendevano anche di nuove, lavorate a mano e anche industriale. Le scarpe erano indispensabili. Ricordo una mamma che supplicava mastru Giginu: - “Mastru Gigì, aggiustatimilli subitu”. E lui, pazientemente, rispondeva alla mesorachese: “Mo ti vidu, mo te fazzu, e mo te dugnu”.

Ma quando le scarpe erano ormai irrecuperabili, la sentenza era secca: “Vannu sulu jettati”.

A una certa ora del giorno le vie si animavano: posta, ambulatorio, scuola, banca dopo che si diffondeva anche nella piccola comunità. Così trascorrevano le giornate, fino al rientro degli uomini dalle campagne. La moglie li accoglieva con un ristoro veloce e poi preparava l’acqua calda, non con l’elettricità, ma con il fuoco, per lavar via la fatica. Ricordo zi’ ’Ntonetta che porgeva al marito grandi asciugamani di lino, candidi come la neve, in quella purezza, in quel bianco c’era tutto l’amore verso il marito.

I racconti di quel tempo sono infiniti. Qui ne ho fissato solo qualcuno. Piccoli frammenti di una vita semplice, dura, ma profondamente umana. Una vita in cui il paese, davvero, camminava insieme.

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 02:02 Nessun commento:
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sabato 3 gennaio 2026

IL CAMMINO SPEZZATO: CAPOCOLONNA TRA MEMORIA, FEDE E OBLIO



Mi sono appena soffermato su un video pubblicato sulla piattaforma di Giovanni Monte, nel quale si commentano i lavori in corso nei pressi di Capocolonna, dove sorgerà una pista pedociclabile nell’ambito del progetto Antica Kroton.

Una struttura moderna, certo, che a prima vista sembra poco conciliabile con il recupero di una storia trimillenaria come quella di Crotone. Tuttavia, se un’opera viene pensata e realizzata nel rispetto del contesto, dei luoghi e dei canoni storici che li hanno attraversati, forse può anche trovare spazio senza tradire l’anima del territorio.

Ma dalla denuncia di Giovanni Monte emerge qualcosa di ben più grave e doloroso: la cancellazione di un cammino, non solo fisico ma spirituale e identitario. È stato eliminato parte del percorso storico della Madonna di Capocolonna, quello stesso cammino che il compianto sacerdote crotonese #DonPinoCovelli raccontava nei suoi scritti con profonda partecipazione e amore.

Quel percorso iniziava con il rientro dalla città del piccolo quadro della Santa Vergine, portato in processione la terza domenica di maggio. La Madonna faceva sosta al cimitero e poi proseguiva lungo un sentiero che oggi, pare non esista più, cancellato dai lavori. Un sentiero che conduceva a Capocolonna, ma che prima prevedeva una sosta carica di significato: un punto in cui ogni fedele deponeva una pietra, per creare la base su cui poggiare l’effigie sacra. Attorno a quella base di pietre si raccoglievano i devotissimi fedeli crotonesi per pregare.

Don Pino spiegava che quel gesto non aveva solo uno scopo pratico. Deporre una pietra significava molto di più. Era un gesto antico, che affondava le radici nella tradizione ebraica, testimonianza di come la presenza e l’influsso degli ebrei a Crotone abbiano lasciato un segno profondo nella nostra storia.

La pietra è simbolo di eternità. In ebraico “sasso” si dice “Even”, parola che può essere scomposta in Av (padre) e Ben (figlio): un’idea potente di continuità tra le generazioni, di legame indissolubile tra passato, presente e futuro. Dopo quel gesto silenzioso e carico di fede, il cammino riprendeva fino a Capocolonna. Lì la Madonna veniva posta su un baldacchino ornato di fiori e si celebrava la Santa Messa, in un abbraccio collettivo di devozione, memoria e appartenenza.

Oggi, invece, quel cammino sembra essersi interrotto. Non solo dal punto di vista culturale, ma anche da quello della fede. È come se si fosse spezzato un filo invisibile che teneva unita la comunità. Un’interruzione che ci allontana dalle nostre tradizioni, dalle nostre radici più profonde. E se a questo aggiungiamo la chiusura del Duomo, i fedeli si ritrovano con pochi spazi, senza i principali riferimenti in cui coltivare la propria spiritualità.

E allora mi torna alla mente le parole amare e profetiche di don Pino Covelli, che oggi risuonano più attuali che mai: “È possibile che questa città sia sempre così odiata?” Una domanda che non pesa come una pietra, ma come un macigno.

Pubblicato da Iginio Pingitore alle 08:48 Nessun commento:
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giovedì 1 gennaio 2026

DOPO LA CONFERENZA DEL SINDACO: TANTE OMBRE, POCHE LUCI (E SE CI SONO, SOLO QUELLE DI NATALE). PROMESSE, FALLIMENTI E COMPLICITÀ

Dopo la conferenza stampa del sindaco è doveroso andare oltre gli slogan e fare ciò che davvero conta: un bilancio serio, concreto, verificabile dell’azione amministrativa. Le parole pronunciate davanti ai giornalisti hanno dipinto un quadro rassicurante solo in apparenza, ma che, a uno sguardo attento, lascia emergere più interrogativi che risposte, più promesse che risultati.

Ora la parola deve tornare a chi, per quasi quattro anni, ha sostenuto questa amministrazione dall’interno: io, in rappresentanza del gruppo consiliare più numeroso del Consiglio comunale. Altro che luci: qui è tempo di parlare delle ombre. E lo dico ai crotonesi con chiarezza, chiedendo loro di non farsi abbindolare da iniziative inutili, effimere, buone solo per qualche post o per l’illusione di una città che “brilla”, ma che in realtà resta ferma.

Quelle poche luci che ci vengono raccontate sono il frutto di accordi con una multinazionale che da decenni sfrutta questo territorio senza restituire nulla, se non inquinamento e devastazione ambientale. Abbiamo vinto le elezioni perché i cittadini credevano che Vincenzo Voce si sarebbe messo di traverso. È successo esattamente il contrario. Oggi ENI detta i tempi, le modalità e persino il senso della bonifica, che resta una farsa, un’operazione “all’acqua di rosa”.

Non solo: questa amministrazione ha riportato al potere partiti, uomini e metodi che erano stati aspramente criticati in campagna elettorale. Gli stessi che, secondo Voce, in trent’anni hanno rappresentato il fallimento politico di Crotone e che oggi tornano a gestire leve decisionali come se nulla fosse, insieme al sindaco.

La realtà quotidiana della città è impietosa. I problemi strutturali restano tutti sul tavolo, irrisolti. Le “luci” sbandierate hanno più il sapore delle luminarie natalizie che quello di interventi capaci di migliorare davvero la vita delle persone. E smettiamola di raccontarci che le opere pubbliche siano di per sé un successo: senza una gestione seria diventano rogne amministrative, strutture abbandonate, ghetti urbani. L’esperienza parla chiaro: il PalaKrò chiuso da sei anni, le piscine comunali serrate, l’olimpionica al centro di conflitti tra associazioni e Comune.

Di quali grandi risultati vogliamo parlare, quando il PNRR ha distribuito fondi a pioggia ovunque e Crotone non ha avuto più risorse di altri comuni calabresi? Quelle risorse potevano essere utilizzate per ciò che serve davvero: rifare una rete idrica fatiscente, risalente addirittura agli anni ’50, che provoca continue interruzioni dell’acqua; ammodernare una rete fognaria vecchia e incompleta, con quartieri che nel 2026 sono ancora senza depurazione. Questa non è arretratezza: è terzo mondo.

Dovremmo parlare di occupazione. Crotone ospita un distretto energetico che altrove sarebbe stato trasformato in un volano di sviluppo. Qui è diventato un far west industriale, che ho denunciato più volte: imprenditori senza scrupoli, progetti devastanti, nessuna visione. Una città sfruttata fino all’osso senza benefici, senza ricadute occupazionali, con in cambio discariche, termoinceneritori, centrali a biomasse, parchi eolici selvaggi, progetti offshore e persino depositi di GPL. Il tutto mentre la bonifica dei rifiuti industriali non è mai stata realizzata seriamente.

Questo è il lato più oscuro di questa amministrazione. E se nella vecchia maggioranza non fossimo stati noi del Movimento civico ad alzare la voce, nessuno avrebbe difeso l’ambiente e, soprattutto, la salute dei cittadini. I dati sanitari sono allarmanti: malattie oncologiche, respiratorie, cardiovascolari. Sommategli gli indicatori sulla qualità della vita e il quadro diventa drammatico.

Crotone è diventata una terra buona per gli altri: pochi gruppi di imprenditori si arricchiscono smisuratamente, mentre i crotonesi si impoveriscono sempre di più, pagando le aliquote più alte e ricevendo in cambio servizi indegni, a partire dalla sanità. L’ospedale è in condizioni penose. Le infrastrutture sono da Paese sottosviluppato: ferrovia senza prospettive concrete, aeroporto ciclicamente minacciato di chiusura con la solita narrazione vergognosa sull’assenza di utenza, strade interne e periferiche dissestate.

Siamo primi per corruzione, spaccio, criminalità organizzata. Se aggiungiamo l’emergenza sanitaria e ambientale, il quadro è semplicemente intollerabile. Le scorie del vecchio polo industriale sono ovunque: strade, piazzali, fabbricati. Eppure nessuna denuncia, nessuna presa di posizione: tutti accomodanti, tutti silenziosi.

Quale “crescita”? Crotone sta andando indietro.

A proposito di degrado, parliamo dei quartieri: quelli dimenticati e quelli usati come campo di battaglia politica.

All’ingresso della città c’è Fondo Gesù. Un nome luminoso, quasi ironico, perché lì regna il buio totale. Da sempre. Stesse strade rotte, stessi problemi, stesso abbandono. L’unica “opera” realizzata è un murales di Pitagora, per giunta anche questo con il volto scuro: una foglia di fico culturale per coprire il nulla. Per il resto, zero interventi, zero visione, zero rispetto per chi ci vive.

E poi c’è Acquabona. Oggi è praticamente al centro della città e il quartiere è nell’abbandono, nel degrado come in alcune zone di guerra, circondata dagli istituti scolastici superiori, quindi, in mezzo ai nostri ragazzi, un’area che avrebbe potuto e dovuto essere riqualificata con investimenti seri. Le condizioni c’erano tutte. Non è stato fatto nulla. Niente decoro, niente servizi, niente futuro. Un quartiere strategico lasciato marcire sotto gli occhi di tutti.

Ma quando si tratta di spendere, si sceglie altro. Si sceglie Tufolo-Farina, via Israele, diventata la madre di tutte le diatribe politiche cittadine. Un investimento sbagliato, contestato dai propri abitanti, imposto, che ha spaccato la città e ha portato persino alle dimissioni del sindaco, salvo poi un ritiro degno di una farsa istituzionale. Un caso emblematico di come non si governa una comunità.

La questione è arrivata in Consiglio comunale attraverso una mia interpellanza. E qui si è toccato il punto più basso. Questa maggioranza ha tirato fuori una pregiudiziale che definisco senza mezzi termini “paolina”, non c’entra l’Apostolo Paolo, ma il consigliere Paolo Acri, che ha letto una disposizione mai vista, mai registrata, mai applicata in nessun Comune al mondo: mettere ai voti se un consigliere comunale potesse parlare o meno.

Avete capito bene. Non il contenuto, non il merito. Il diritto di parola.

Ovviamente hanno votato per farmi tacere. È nata così una nuova forma di democrazia tutta crotonese: il bavaglio istituzionale. Quando non si hanno risposte, si chiude la bocca a chi fa domande. Quando le scelte non reggono, si silenzia il dissenso.

Altro che riqualificazione urbana. Qui siamo alla riqualificazione dell’arroganza politica. E mentre si gioca al potere, Fondo Gesù resta al buio, Acquabona resta nel degrado e Crotone continua a pagare il prezzo più alto: quello dell’abbandono e della negazione della democrazia.

E non è teoria, sono fatti. Questa nuova maggioranza ha votato contro una mia mozione per il ripristino dei serbatoi di San Giorgio, fondamentali per garantire continuità al servizio idrico, soprattutto d’estate. Ha votato no anche a una mia proposta in Regione Calabria che avrebbe potuto proteggere Crotone da nuovi soprusi ambientali, bloccando progetti impattanti e inquinanti.

Queste sono le domande che i crotonesi devono porsi. Non quante luci accendiamo, ma quanta dignità stiamo spegnendo.


Pubblicato da Iginio Pingitore alle 11:39 Nessun commento:
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