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LEPANTO, IL ROSARIO E L'EUROPA: COSA SAREBBE ACCADUTO SE AVESSERO VINTO I MUSULMANI?
Oggi, 7 ottobre, è una data importante soprattutto per i cattolici: si celebra la Madonna del Rosario, una ricorrenza profondamente legata...
sabato 30 agosto 2025
CROTONE ABBANDONATA: DOPO ENI, IL MASE E LA SILENZIOSA CONDANNA A CITTÀ DISCARICA.
PADOVA, NASCE UN MASCHIO MA LO CRESCONO "NEUTRO". SULLA PORTA DI CASA UN FIOCCO ARCOBALENO.
È nato un bambino. È maschio. Punto.
Non c'è spazio per i dubbi: ha il corpo di un maschio, è stato accolto come ogni neonato nella sua verità biologica, evidente, innegabile. Eppure, per i nuovi accoliti della cultura gender, questo non basta. La verità deve essere sospesa, rinviata, negata. Aronne – questo il nome del piccolo – non sarà né maschio né femmina, almeno finché non sarà lui a decidere. Magari a 18 anni. Forse dopo. Così, alla porta di casa, nessun fiocco azzurro. Ma un fiocco arcobaleno.
Non è un gesto privato. È una dichiarazione. È ideologia allo stato puro, imposta là dove la vita chiede solo di essere accolta nella sua semplicità.
Protagonista di questa scelta è Margherita Colonnello, assessora PD al Sociale del Comune di Padova. Un ruolo pubblico, una figura politica, che non accetta più ciò che è naturale. Ma che cosa sta succedendo? Cosa vogliono queste persone? Sostituirsi a Dio?
Non basta il dibattito sull’eutanasia, il suicidio assistito, la manipolazione della morte. Ora si osa manipolare anche l’origine stessa della vita. Si stravolge la nascita. Si cancella l’identità. Si rende ogni nuovo essere umano un campo di battaglia ideologico.
E intanto, la società tace. Indifferente, anestetizzata. Una società ormai scristianizzata e pagana, dove anche i pastori tacciono. Non un vescovo – non uno – ha trovato il coraggio di alzare la voce per difendere l’uomo così come Dio l’ha pensato.
Che ne sarà di questo bambino? Non come persona – perché ogni vita è sacra – ma come simbolo, come messaggio: perché sembra che la sua nascita abbia valore solo in quanto atto politico. È una resa silenziosa a un mondo che ha perso il senso del limite, del mistero, della verità.
Ma veramente questo è il mondo che vogliamo!?
giovedì 28 agosto 2025
I COMUNI DELLA PROVINCIA DI CROTONE ACCOLGONO IL MAGNA GRECIA PARK, MENTRE COMUNE E PROVINCIA DI CROTONE LO SNOBBANO. QUI NON SI CRESCE PIÙ!
Mi sarei aspettato un bel "no" deciso quando, nel territorio crotonese, si autorizzavano invasi per rifiuti e impianti per lo smaltimento di scarti industriali, ospedalieri e altre sostanze pericolose.
Mi sarei aspettato un "no" netto quando si realizzavano ben tre centrali a biomasse, oltre ad altri impianti di diversa natura, sempre nella nostra provincia. Mi sarei aspettato un "no forte" quando hanno costruito il più grande parco eolico d’Europa, senza che il territorio ne avesse un vero ritorno.
Mi sarei aspettato una rivolta politica quando hanno smantellato la stazione ferroviaria e declassato l’aeroporto. E invece, niente. Silenzio. Ma oggi, su un progetto di sviluppo turistico — l’unico che potrebbe realmente generare opportunità — arriva un "no". Un no senza motivazioni, senza confronto, senza visione.
Nemmeno lo si è voluto esaminare. Eppure, sarebbe bastato discuterne. Si può anche dire no, certo, ma va spiegato, motivato, reso pubblico. Invece, qui non si sa nulla, tranne di un articoletto in stampa.. E noi consiglieri, almeno quelli che cercano ancora di vigilare, abbiamo il diritto – insieme ai cittadini – di sapere il perché.
Se c’è qualcosa che non va, invito chi di competenza a tirare fuori il coraggio e la responsabilità necessaria per parlarne apertamente. Nascondersi dietro un dito è segno di mancanza di rispetto, trasparenza e di assunzione di responsabilità.
Un progetto che si sviluppa nel territorio di Crotone, e che l’ente Comune e la Provincia ignorano completamente. Paradossalmente, è sostenuto da quasi tutti i Comuni della provincia.
E allora mi rivolgo ai cittadini: le feste, le festicciole vanno bene, ci sta che si realizzano opere pubbliche, ma non basta! Non ci faranno mai crescere se non ripartiamo alla vocazione naturale di questo territorio. Vogliamo davvero continuare così? Oppure è il momento di alzare la testa e pretendere di più?
N.B. dall'immagine si può vedere che i comuni della provincia di Crotone, e non solo; le associazione e movimenti vari hanno aderito al progetto.
sabato 23 agosto 2025
CROTONE, I FRUTTI AMARI DELLA CULTURA TARGATA VOCE
Ecco i primi “frutti” delle attività socioculturali promosse dall’amministrazione Voce: dileggi ai consiglieri comunali, insulti, polemiche e provocazioni. Un’estate costruita per sé stesso, non certo per quella parte dell’opposizione che, proprio per evitare attacchi personali, ha scelto di non partecipare a certi eventi. Un'estate che sembra più un palcoscenico elettorale che un’occasione di condivisione civile.
Che cultura è mai questa, se i cittadini – e persino i consiglieri comunali – devono restare sempre sul “chi va là”? Che cultura è, se la parola del sindaco – che dovrebbe unire e guidare – si trasforma ogni volta in un pretesto per scatenare querelle e polemiche di basso livello?
Che cultura è mai questa, se un incontro pubblico, organizzato per discutere sulle problematiche cittadine, si apre con un intervento di 28 minuti del sindaco, completamente incentrato sulla sua propaganda politica, tralasciando proprio quel tema ambientale tanto sbandierato in campagna elettorale e oggi puntualmente dimenticato?
Il fallimento è sotto gli occhi di tutti: la bonifica promessa non è mai stata realizzata, e gli interventi collegati sono fonte di costanti polemiche cittadine. I timidi interventi di bonifica relativa a migliaia di tonnellate dei rifiuti industriali sepolti da oltre trent’anni sono inadeguati, quasi ridicoli e la gestione di un distretto energetico selvaggio sempre in aumento e sempre più impattante – con pale eoliche che arrivano fin dentro i giardini delle abitazioni – parla da sola.
Abbiamo firmato un comunicato (insieme a Salvo Riga, Anna Maria Cantafora, Carmen Giancotti, Chiara Capparelli e Cristian Prisma) e, ancora una volta, ci ritroviamo risposte sprezzanti e polemiche senza ritegno. È chiaro: Voce ha un solo obiettivo, vincere le elezioni. Si presenta come l’amministratore modello, quello che “accontenta” i cittadini con i soldi dell’ENI, trasformando l’estate in una sfilata di eventi, di belle serate – ma privi di una visione strategica.
E quando i fondi finiranno? Quegli stessi cittadini si ritroveranno con un pugno di mosche. Capiranno, forse troppo tardi, che non si stava costruendo nulla di solido, né per il turismo né per la cultura. Solo una gigantesca campagna elettorale travestita da cartellone estivo. Panem et circenses? No, solo circenses. Il “panem” lo hanno dimenticato. Svegliatevi cittadini! Evitate i pifferai di turno.
E allora ci chiediamo: com’è possibile che si indigni se qualcuno osa definire questi eventi per ciò che sono davvero, cioè spot elettorali? Basta guardare i social, scorrere le pagine del giornalista Rosario Rizzuto (anche quest'ultimo insultato durante la kermesse), per capire come vengono utilizzati i microfoni.
E infine, l’ipocrisia più insopportabile: l’accusa rivolta a noi per non aver partecipato all’intitolazione dell’aula consiliare a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Si dovrebbe vergognare a usare nomi così grandi per fare polemica politica. Quel giorno avevo impegni precedentemente assunti, ma il tributo a Falcone e Borsellino si rende con i fatti, non con cerimonie e slogan. Da sindaco e da amministratore, ho sempre difeso la legalità con scelte concrete.
Auguro sinceramente a Voce e alla sua amministrazione di concludere il mandato all’insegna della legalità. Ma attenzione: ho visto tanti conune che all'ingresso del palazzo c'era la scritta: qui la " 'ndrangheta non entra", ma poi la storia recente insegna che gli stessi amministratori hanno avuto seri problemi giudiziari. A Crotone, servono fatti e non parole. E sugli slogan – purtroppo – è l’unica cosa su cui il sindaco può davvero vantarsi.
Vincenzo Voce: maestro di slogan, non di amministrazione.
venerdì 22 agosto 2025
IL CIELO ACCOGLIEVA UN FIGLIO, E LA MAMMA TROVA IL CORAGGIO DI SCRIVERE
Sa che il suo figlio non ce la farà. Lo sente. Il distacco da questo mondo è vicino, palpabile. Oramai ogni respiro sembra un addio. Il dolore le squarcia il cuore, come una ferita aperta che non si chiude. Una madre vorrebbe fermare il tempo, riscrivere il destino. Ma non può. Eppure, qualcosa dentro di lei si accende.
Chi potrà mai riportare indietro un figlio da quel tunnel oscuro? Chi potrà illuminare il cammino di un ragazzo? Lei, però, trova uno spiraglio. Non è rassegnazione: è speranza. Una speranza che nasce dal dolore, ma guarda oltre, verso la luce. Una madre lo sente: al di là di quel buio c’è vita. Diversa, invisibile agli occhi, ma più vera che mai. Una vita rinnovata, una vita degna. Degna per il suo Filippo.
E allora scrive. Con le lacrime sul viso, per affidarsi, per credere. Chiede aiuto. Chiede preghiere. Scrive in una realtà dove il ritorno non c’è… eppure quelle parole sembrano toccate da una grazia. Dentro quelle righe c’è Dio.
Ha anche la forza di rivolgersi a chi, anche in queste tragedie, non riesce a tacere. A chi punta il dito, a chi giudica. Ma lei non cerca polemiche. Cerca amore!
Perché una madre non lascia morire suo figlio.
Insieme alla famiglia, compie il più grande gesto d’amore: dona. Dona tutto ciò che può ancora dare. Dona vita. Gli organi di Filippo ora battono in altri corpi. In altre madri, in altri padri, in altri figli.
Filippo è morto, sì. Ma Filippo vive due volte. Vive nel cuore di chi ha ricevuto un nuovo domani, e vive nella Gerusalemme celeste, la Patria dei giusti, dove non esiste più pianto, né dolore. Dove la vita è eterna. Dove l’amore non finisce mai.
Riposa in pace Filippo, da lassù, prega per la tua e nostra martoriata terra!
giovedì 21 agosto 2025
CROTONE, LE RASSEGNE CULTURALI TRASFORMATE A SPOT ELETTORALI: INSULTI E PROVOCAZIONI AGLI AVVERSARI
Un sindaco che divide, non unisce!!
Tutti abbiamo creduto – o almeno sperato – che i fondi dell’ENI sarebbero stati destinati a grandi eventi culturali, capaci di rilanciare l’immagine e la dignità di questo territorio. Personalmente, però, non avrei voluto neppure un centesimo da ENI, se prima non avesse risarcito fino all’ultimo euro per l’inquinamento e la devastazione ambientale causati in oltre mezzo secolo.
Il sindaco Voce ha scelto diversamente. Ha fatto bene a sé stesso, non certo alla comunità. Lo ha dimostrato anche nell’ultima serata pubblica, monopolizzando il microfono per ben 28 minuti: un discorso prolisso, autoreferenziale, divisivo. Da me si direbbe: “a scassa quindici”.
Premesso che noi non abbiamo mai cambiato casacca – da cinque anni siamo il gruppo più numeroso e siamo rimasti coerentemente Stanchi dei Soliti – è il caso di ricordare, signor sindaco, che lei è partito come civico con Tesoro Calabria, per poi smantellare in breve tempo quel progetto.
Ha mostrato simpatie per esponenti della sinistra, poi, gradualmente, si è accodato alle idee della lista che in campagna elettorale era sua principale avversaria, quella riconducibile all’onorevole Sculco. Successivamente, ha stretto accordi proprio con i suoi ex oppositori, ovvero i consiglieri di Forza Italia. Si è dichiarato nemico dell'Eni, ma oggi è accomodato nei salotti televisivi i cui eventi sono sponsorizzati dalla stessa Multinazionale.
E allora, con quale coraggio oggi parla di “cambio di casacca”? Chi è davvero passato da una parte all’altra e che dovrà andarsene a casa? Se non lui lei, il peggiore trasformista di tutti i tempi.
Quello che doveva essere un evento culturale – momento di condivisione, unità e riconciliazione – è stato trasformato nell’ennesima passerella politica. Un’occasione persa per unire, sfruttata invece per dividere. E soprattutto, per attaccare chi non la pensa come lui.
Ha parlato di me e del consigliere Cristian Prisma, alludendo al nostro numero di voti. Una caduta di stile, ma soprattutto un messaggio pericoloso: secondo il sindaco, in consiglio comunale contano solo i “grandi numeri”. Un’idea che mortifica la democrazia e alimenta l’idea che la politica sia solo questione di potere e consenso, non di idee e contenuti.
Il consigliere Prisma è un giovane onesto, entrato per la prima volta in consiglio con una campagna pulita, condotta a testa alta, raccogliendo 70/80 voti in una città dove la competizione era durissima, tra partiti e movimenti radicati. Meriterebbe rispetto, non dileggio.
Quanto a me, non ho preso 70 voti, ma 94. Non sono residente a Crotone, non mi sono potuto neanche votare, non ho mai fatto politica qui, e ho deciso di candidarmi l’ultimo giorno utile, per scelta e per convinzione, accettando l’invito di Andrea Arcuri responsabile del Movimento cittadino sopra menzionato. Non ho chiesto voti a nessuno. Mi hanno votato liberamente e spontaneamente i cittadini crotonesi
E allora, sindaco Voce, basta con questa retorica arrogante sui suoi “16.600 voti”. Non sono di sua proprietà. I voti si ricevono, non si possiedono. E i miei sono lindi, trasparenti, frutto della fiducia spontanea della gente. Non so se mi ricandiderò, ma una cosa è certa: fin dal primo giorno ho smascherato le sue bugie sull’ambiente. Ha tradito lo spirito ambientalista, ha svenduto le promesse, e oggi i cittadini lo vedono chiaramente.
Non si vanti dei suoi “ricorsini” al TAR: sono il risultato di battaglie nate da me, da altri consiglieri d'opposizione e dai comitati, non certamente da lei. Ha accettato in silenzio il cambio del piano rifiuti, poi ha provato a cavalcare l’onda. Ma ormai la sua incoerenza è sotto gli occhi di tutti.
Infine, usare i soldi dell’ENI per insultare chi la critica, è vergognoso. Dovrebbe solo dimettersi. La città ha bisogno di un sindaco serio, sobrio, riflessivo. Non di un uomo che urla, divide e offende.Il tempo delle chiacchiere è finito. I crotonesi meritano molto di più.
CROTONE, LE RASSEGNE CULTURALI TRASFORMATE A SPOT ELETTORALI: INSULTI E PROVOCAZIONI AGLI AVVERSARI
Tutti abbiamo creduto – o almeno sperato – che i fondi dell’ENI sarebbero stati destinati a grandi eventi culturali, capaci di rilanciare l’immagine e la dignità di questo territorio. Personalmente, però, non avrei voluto neppure un centesimo da ENI, se prima non avesse risarcito fino all’ultimo euro per l’inquinamento e la devastazione ambientale causati in oltre mezzo secolo.
Il sindaco Voce ha scelto diversamente. Ha fatto bene a sé stesso, non certo alla comunità. Lo ha dimostrato anche nell’ultima serata pubblica, monopolizzando il microfono per ben 28 minuti: un discorso prolisso, autoreferenziale, divisivo. Da me si direbbe: “a scassa quindici”.
Premesso che noi non abbiamo mai cambiato casacca – da cinque anni siamo il gruppo più numeroso e siamo rimasti coerentemente Stanchi dei Soliti – è il caso di ricordare, signor sindaco, che lei è partito come civico con Tesoro Calabria, per poi smantellare in breve tempo quel progetto.
Ha mostrato simpatie per esponenti della sinistra, poi, gradualmente, si è accodato alle idee della lista che in campagna elettorale era sua principale avversaria, quella riconducibile all’onorevole Sculco. Successivamente, ha stretto accordi proprio con i suoi ex oppositori, ovvero i consiglieri di Forza Italia. Si è dichiarato nemico dell'Eni, ma oggi è accomodato nei salotti televisivi i cui eventi sono sponsorizzati dalla stessa Multinazionale.
E allora, con quale coraggio oggi parla di “cambio di casacca”? Chi è davvero passato da una parte all’altra e che dovrà andarsene a casa? Se non lui lei, il peggiore trasformista di tutti i tempi.
Quello che doveva essere un evento culturale – momento di condivisione, unità e riconciliazione – è stato trasformato nell’ennesima passerella politica. Un’occasione persa per unire, sfruttata invece per dividere. E soprattutto, per attaccare chi non la pensa come lui.
Ha parlato di me e del consigliere Cristian Prisma, alludendo al nostro numero di voti. Una caduta di stile, ma soprattutto un messaggio pericoloso: secondo il sindaco, in consiglio comunale contano solo i “grandi numeri”. Un’idea che mortifica la democrazia e alimenta l’idea che la politica sia solo questione di potere e consenso, non di idee e contenuti.
Il consigliere Prisma è un giovane onesto, entrato per la prima volta in consiglio con una campagna pulita, condotta a testa alta, raccogliendo 70/80 voti in una città dove la competizione era durissima, tra partiti e movimenti radicati. Meriterebbe rispetto, non dileggio.
Quanto a me, non ho preso 70 voti, ma 94. Non sono residente a Crotone, non mi sono potuto neanche votare, non ho mai fatto politica qui, e ho deciso di candidarmi l’ultimo giorno utile, per scelta e per convinzione, accettando l’invito di Andrea Arcuri responsabile del Movimento cittadino sopra menzionato. Non ho chiesto voti a nessuno. Mi hanno votato liberamente e spontaneamente i cittadini crotonesi
E allora, sindaco Voce, basta con questa retorica arrogante sui suoi “16.600 voti”. Non sono di sua proprietà. I voti si ricevono, non si possiedono. E i miei sono lindi, trasparenti, frutto della fiducia spontanea della gente. Non so se mi ricandiderò, ma una cosa è certa: fin dal primo giorno ho smascherato le sue bugie sull’ambiente. Ha tradito lo spirito ambientalista, ha svenduto le promesse, e oggi i cittadini lo vedono chiaramente.
Non si vanti dei suoi “ricorsini” al TAR: sono il risultato di battaglie nate da me, da altri consiglieri d'opposizione e dai comitati, non certamente da lei. Ha accettato in silenzio il cambio del piano rifiuti, poi ha provato a cavalcare l’onda. Ma ormai la sua incoerenza è sotto gli occhi di tutti.
Infine, usare i soldi dell’ENI per insultare chi la critica, è vergognoso. Dovrebbe solo dimettersi. La città ha bisogno di un sindaco serio, sobrio, riflessivo. Non di un uomo che urla, divide e offende.Il tempo delle chiacchiere è finito. I crotonesi meritano molto di più.
N.B
Ringrazio Rosario Rizzuto per l'utilizzo del suo video




