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LEPANTO, IL ROSARIO E L'EUROPA: COSA SAREBBE ACCADUTO SE AVESSERO VINTO I MUSULMANI?

  Oggi, 7 ottobre, è una data importante soprattutto per i cattolici: si celebra la Madonna del Rosario, una ricorrenza profondamente legata...

giovedì 20 marzo 2025

MENTRE IN SIRIA MASSACRANO I CRISTIANI (SOPRATTUTTO BAMBINI), ROMA ACCOGLIE IL SUO MINISTRO SENZA TOCCARE L’ARGOMENTO


Famiglie intere, anziani, sacerdoti e soprattutto bambini, vengono massacrati con brutali esecuzioni, mentre il mondo e i mass media girano lo sguardo dall'altra parte. A Roma, un tempo era sede del Vicario di Cristo, il ministro siriano viene accolto con onori da Tajani. I rapporti diplomatici devono pur continuare, ma l'assenza di menzione per questi crimini è una vergogna inaccettabile, ancor di più se manca l'indignazione di chi professa i valori cristiani.

Dalla Siria arrivano testimonianze drammatiche: gruppi fanatici alimentano sanguinosi scontri tra le fazioni lealiste di Bashar al-Assad e la nuova leadership a Damasco, con un bilancio di circa mille morti. Bambini rapiti dall’Isis, donne decapitate, anziani uccisi solo perché difendono i loro villaggi. 

Il 18 marzo, a Roma in un incontro annunciato con il ministro siriano Asaad al Shaibani,  Tajani ha espresso la sua soddisfazione per la promessa di una "transizione pacifica" in Siria. Ma questa "tranquillità" non si estende ai cristiani, che continuano a subire un massacro silenzioso, mentre l'Europa si preoccupa di armarsi contro un fantomatico nemico.

martedì 18 marzo 2025

SAN GIUSEPPE A SCANDALE, DA SACRO A PROFANO, MA RESTA UNA GRANDE TRADIZIONE


Nel mese di marzo, Scandale si trasformava in un palcoscenico di devozione e tradizione. Le famiglie, unite dallo spirito collettivo, si preparavano a celebrare la festa di San Giuseppe, un evento che risuonava come un eco d'amore e rispetto per le proprie radici.

I preparativi iniziavano nelle campagne, dove l’aria era permeata dal profumo di primavera e dalla dolce attesa. Frasche e rami venivano raccolti con cura, destinati ai "Luminari", i falò che, la sera del 18 marzo, illuminavano le strade del paese come fari di speranza e gratitudine. Questi fuochi non erano solo un simbolo di venerazione, ma un richiamo a unirsi, a riscoprire l’essenza di ciò che significa essere comunità.

"U Cumbitu" era una semplice pietanza, una deliziosa pasta e ceci, preparata con amore, arricchita da abbondante cipolla e una salsetta piccante. Ma non era solo un piatto: era il cuore pulsante della condivisione. Molte famiglie, giorni prima della festa, offrivano cibo ai vicini e ai passanti, e con un gesto di amore incondizionato, portavano la pentola calda a chi ne aveva più bisogno, creando un legame che andava al di là delle parole.

La sera del 18, dopo i vespri, i "Luminari" si accendevano, e la comunità si raccoglieva attorno al falò in preghiera, avvolta nella serenità del Santo Rosario. Le voci si univano in canti popolari che rendevano omaggio a San Giuseppe e alla Beata Vergine Maria, creando un’atmosfera di sacralità e gioia.

In questi momenti di unità, fede e tradizione, Scandale brillava come una stella nel buio, un faro di speranza e amore che ancora oggi illumina i cuori della gente.

Se un tempo la festa era esclusivamente sacra, oggi essa si è trasformata in una celebrazione culturale che mantiene vivo il legame con le tradizioni, ma è diventata un'altra cosa. I "luminari" non sono più presenti in tutte le vie, e la festa si regge ora solo grazie agli incentivi del comune e al valido apporto delle associazioni, in particolare della Pro Loco. Ma ahimè, quest'anno sopravvive un solo fuoco.

È un motivo per riflettere, un richiamo a non dimenticare mai chi siamo e da dove veniamo, un invito a custodire con cura la bellezza di questa festa, con radici prettamente religiose, della nostra cultura e a trasmetterla di generazione in generazione, affinché il calore di San Giuseppe continui a risplendere nel cuore di ogni scandalese.

sabato 15 marzo 2025

SCANDALE, OGNI TANTO COME IL SABATO DEL VILLAGGIO

I tempi sono cambiati e i nostri paesi hanno perso quella vitalità di un tempo. L'antica civiltà contadina, che animava le strade con il profumo dei prodotti freschi e le cassette a fianco della porta di casa del contadino, piene di frutti di stagione, è ormai solo un ricordo. Un tempo, il prodotto esposto non era sempre in vendita, ma anche un dono tra vicini e passanti, senza sempre pensare al denaro. Oggi, invece, queste abitudini si sono affievolite e pochi coltivano ancora la terra.

Ma c'è un sabato pomeriggio, come oggi, in cui il piccolo centro riscopre il suo "sabato del villaggio". Le strade si animano con venditori "per caso" che offrono asparagi, finocchi "selvatici", finocchietto, origano e quant'altro! In alcuni periodi, come oggi, capita di trovare il prelibato pane di castagna, un tesoro della tradizione calabrese. Dalle nostre parti è più diffuso nella Presila, nel Petilino e in particolare a Mesoraca. Questo pane, una volta cibo per i poveri, era preparato con farina di castagne al posto della comune farina di grano. Oggi, invece, è diventato un simbolo di raffinatezza, un panino di piccole dimensione, rotondo, dal gusto unico e inconfondibile, che conquista facilmente il palato di molti.

Riscopriamo insieme le nostre radici, perché anche tra le strade silenziose dei nostri paesi, la tradizione e il sapore possono farci vivere momenti e deliziosi profumi di un tempo.

domenica 2 marzo 2025

" OJII E OTTU". VITA PAESANA DI UN TEMPO


Un tempo, la vita era semplice ma intensa. Gli spostamenti erano un lusso per pochi, riservati a chi migrava; la maggior parte di noi viveva nel raggio del proprio paese, o al massimo nel circondario provinciale, senza telefoni né mezzi di trasporto, se non asinelli e cavalli. Le prime automobili, rare e costose, non erano alla portata di tutti. Eppure, in quell'attesa di un giorno diverso, si trovava un senso di pienezza. Le feste religiose, la nascita di un figlio, la macellazione del maiale: eventi che scandivano il ritmo della vita, ogni attesa portando con sé promesse di gioia e abbondanza.

Le famiglie, numerose e unite, si preparavano per la grande festa del maiale, un giorno di raccoglimento e gratitudine. La conservazione dei prodotti suini era fondamentale per affrontare l'inverno; una famiglia contava in media sette, otto, fino a dieci membri. Ma la vera attesa, quella che scaldava il cuore, era legata alla raccolta: “a ricòta”. Era il momento in cui il contadino chiudeva i conti con la vita, estinguendo debiti e celebrando il duro lavoro.

In ogni angolo, l’attesa era un filo che univa i giorni, conferendo valore al presente e al futuro. Si contavano le settimane, i giorni, gli istanti. L’ultima settimana era la più dolce: “Oiji e ottu” diventava il mantra che anticipava feste e celebrazioni. A Scandale, si ripeteva: “Oiji e ottu è ra festa i Cundoliu”, mentre per i contadini il momento culminante era la macellazione: “Oiji e ottu e ammazzamu lu porcu”.

A giugno, i creditori tornavano da chi doveva loro denaro, presentando il conto. Ma i contadini, con prontezza, rispondevano: “Vi pagamu a ricòta”, ovvero dopo la raccolta di frumento e cereali, quando i granai si riempivano. 

Così, la vita scorreva frenetica, tra problemi e difficoltà, ma affrontate con gioia e attese cariche di speranza.

sabato 15 febbraio 2025

AEROPORTO CROTONE: UNA CONTRADDIZIONE CHE URGE CHIAREZZA SUI CANADAIR

L'aeroporto di Crotone, simbolo di un territorio costantemente in bilico,, tradito tra promesse e realtà, si trova nuovamente al centro di un dibattito. Le recenti dichiarazioni dell’amministrazione degli aeroporti calabresi, in particolare quelle relative ai dati di gennaio 2025, sollevano più di un interrogativo. Con 17.392 passeggeri transitati e un presunto incremento del +50%, l'aeroporto sembra finalmente dare segnali di vita. Ma a quale prezzo?

Mentre Lamezia Terme registra un più modesto +11%, i numeri di Crotone vengono celebrati come un trionfo. Eppure, in un territorio storicamente emarginato, privo di infrastrutture adeguate – strade inefficienti, un porto trascurato, e una rete ferroviaria obsoleta – ci si aspetterebbe un piano strategico per rilanciare il sistema. Invece, l'annuncio di una nuova base Canadair sembra minacciare questa fragile rinascita.

Siamo di fronte a una scelta che stona con le necessità del territorio. I Canadair, sebbene utili in caso di emergenze, rischiano di compromettere le rotte passeggeri, gettando un'ombra inquietante sul futuro dell'aeroporto. Non ci è dato sapere se esista un progetto concreto per lo sviluppo della struttura; ciò che è chiaro è che l’attuale amministrazione aeroportuale non ha fornito rassicurazioni.

Il direttore della Sacal non ha fatto altro che alimentare le nostre preoccupazioni: da una parte ci racconta di una crescita, dall’altra ci avverte che Crotone, con la sua scarsa attività volativa, è stata scelta per la sua "ideale" condizione per ospitare attività complementari. È un controsenso che non possiamo ignorare.

domenica 9 febbraio 2025

SPOPOLAMENTO: IN 10 ANNI, 8.000 GIOVANI CROTONESI SONO FUGGITI. UNA PERDITA DEMOGRAFICA, MA ANCHE DI STORIA E CULTURA

Lo spopolamento continua a colpire duramente il Sud Italia, e in particolare Crotone. Secondo i dati del Centro studi Cgia, negli ultimi dieci anni la città pitagorica ha perso oltre 8.000 giovani tra i 15 e i 34 anni. In tutto il Meridione, la stessa fascia d’età ha visto un crollo di 750.000 persone, pari al 5,8%. Questi numeri sono agghiaccianti eppure, incredibilmente, nessun partito ha inserito seriamente questo grave problema nell’agenda politica.

Non è di meno nell'entroterra, dove si accentua ancora di più. Lo spopolamento non è solo un fenomeno demografico; è una lenta e inesorabile sofferenza che si insinua nel cuore delle nostre comunità. Ogni abitante che lascia un borgo, ogni casa che si chiude, non è solo una perdita numerica, ma un pezzo della nostra storia che svanisce per sempre. Le strade, un tempo animate da risate e storie, si riempiono di silenzio, mentre le piazze, testimoni di incontri e celebrazioni, diventano eco di un passato che sembra sempre più lontano.

Come amministratore della città di Crotone, ho sollevato questa drammatica situazione demografica in Consiglio comunale poco dopo il nostro insediamento. Purtroppo, fino ad oggi, si continua a non contrastare il fenomeno, in Calabria non è stata attivata nessuna misura. Certo, non possiamo aspettarci che sia il comune da solo a risolvere una questione così complessa, ma è fondamentale portare il problema all'attenzione dei vertici nazionali. Finora, i governi hanno fatto ben poco. Mi auguro che la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che definisce il suo governo come quello dei patrioti, possa finalmente prendere provvedimenti.

I dati sono allarmanti: il numero dei giovani in Italia è in caduta libera. La crisi demografica colpisce anche molti paesi dell’Unione Europea, ma in Italia la situazione è davvero critica. È tempo di agire, di non restare in silenzio di fronte a un futuro che si sta sgretolando. Crotone merita di tornare a essere un luogo di speranza e opportunità per i suoi giovani. Il mio è un appello alla coscienza, un invito a non voltare le spalle a queste terre, un tempo faro del mondo! Un monito per non dimenticare, ma a rinnovare e valorizzare la sua   bellezza e la sua storia.

sabato 1 febbraio 2025

"U PANI I CASA" TRA TRADIZIONE E SACRALITÀ

È sempre un gesto di amore ricevere un pane fatto in casa, “u pani i casa”. Un tempo, il panificio non esisteva; ogni famiglia si dedicava a questo rito, non sempre nella propria dimora, poiché un forno richiede spazio e cura. Nelle campagne, le famiglie costruivano il loro "u furnu, u furniciaddru", un luogo sacro dove il profumo del pane appena sfornato si mescolava con l'aria fresca della natura.

In paese, i forni si trovavano sparsi lungo la strada, e tra tutti, quello a frasche era il re indiscusso. Da lì usciva il miglior pane, un autentico tesoro che si accompagnava a un'esclamazione che risuonava: “Chistu è fattu cu ru furnu a fraschi”. Le frasche, raccolte con cura dopo la potatura degli ulivi, diventavano il carburante di questo rito. A Scandale, durante la festa di San Giuseppe, le famiglie si riunivano per bruciare le frasche nella vigilia, creando il cosiddetto "u luminari".

Fare il pane era un giorno di festa, un momento di unione per famiglie numerose che avevano bisogno di tanti pani. Il pane veniva conservato su una tavola appesa in alto, dove trovavano posto anche le prelibatezze del maiale: “sazizzi, suppressate, capicoddra, lardu, panzajjia”. Entrare nella casa di un contadino di un tempo era come essere avvolti da una coperta di profumi e tradizioni che raccontavano storie di vita e di sudore.

“U pani”, simbolo di lavoro e sacralità, meritava un posto d'onore sulla tavola, mai rovesciato. Ogni pagnotta racchiudeva valori simbolici che andavano oltre il semplice nutrimento del corpo; era un appagamento per lo spirito. Il pane rappresentava il frutto di una giornata di fatica, un riscatto dalla fame, un modo per saziare i figli e un segno di comunione con parenti e vicini. Nella civiltà contadina, il pane era il simbolo per eccellenza di materia e spirito. Peccato che ora questa tradizione si è quasi persa, per fortuna, che in alcune famiglie della vicina #Roccabernarda c'è ancora chi ce la fa vivere.

E per devozione a Sant’Antonio, veniva realizzato “u paniciaddru i Sant’Antuani”, una tradizione che portava gioia e condivisione. Piccole pagnotte venivano donate a tutti: amici, parenti e vicini, un gesto che univa le comunità e riempiva i cuori di gratitudine. In un pezzo di pane c'era l'essenza della vita, il calore di un abbraccio, il ricordo di una storia che continua a vivere in ogni morso. Ed io ringrazio la famiglia che giorni fa mi ha fatto dono di un pezzo di storia e sacralità.