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LEPANTO, IL ROSARIO E L'EUROPA: COSA SAREBBE ACCADUTO SE AVESSERO VINTO I MUSULMANI?

  Oggi, 7 ottobre, è una data importante soprattutto per i cattolici: si celebra la Madonna del Rosario, una ricorrenza profondamente legata...

domenica 23 marzo 2025

EUROPEISTA SÌ, MA NON QUELLA CHE CI STANNO PROSPETTANDO

Non capisco perché la discussione sul manifesto di Ventotene stia suscitando tanto nervosismo in certe aree politiche. Romano Prodi, che a mio parere, il suo concetto di Europa, non è certamente quella dei primi padri fondatori, nel suo recente intervento, lo dimostra chiaramente. 

Il manifesto di Spinelli, esprime senza mezzi termini l'intenzione di dar vita a un movimento federalista europeo che, sotto la facciata della democrazia, cela proposte inquietanti. Un passaggio cruciale del testo recita: "La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa caso per caso, non dogmaticamente in linea di principio". 

E allora io mi chiedo: non è forse vero che questa Europa sta cercando di mettere le mani sulla proprietà privata? Vogliamo far finta di nulla?! 

Non è questa oligarchia europea, sotto l'ombrello del "green", pensa a un piano di super tassazione sugli immobili? Arrivando persino a colpire la prima casa dei cittadini? 

Se poi aggiungiamo il riarmo di 850 miliardi di euro che questa Europa ha voluto adottare! Beh, di che vosa dobbiamo parlare?

È tempo di aprire gli occhi e affrontare la realtà!

sabato 22 marzo 2025

QUANDO A SCANDALE C'ERA IL CINEMA


Eppure, di quei tempi, sono orgogliosamente felice di averli vissuti. Le giornate si snodavano nella semplicità, senza telefoni (solo alcune famiglie avevano il fisso), senza televisori, a casa mia non mancava, ma quel vecchio apparecchio non tutti l'avevano.

Chi di noi non desidererebbe tornare indietro e vivere come un tempo? Oggi, le case sono invase da computer personali, con modem e fibra che ci collegano all'infinito. Cellulari che ci permettono di comunicare ovunque, a qualsiasi ora. Strumenti sofisticati per ascoltare musica e vedere film in una qualità impeccabile. Automobili di ogni genere, ora anche elettriche, ci portano ovunque in un batter d'occhio.

Ma c'è una generazione che non conosce la vita di mezzo secolo fa, quando non esistevano smartphone, internet o televisione. Eppure, c'era il cinema, il cuore pulsante delle piccole comunità. La sala cinematografica, un luogo magico che si è diffuso ovunque, diventava un punto di riferimento: ogni sera, ci accoglieva con storie di cowboy, arti marziali, spionaggio e risate, noi ci ricordiamo i film di Franco e Cicccio. Ma non era solo un luogo di intrattenimento; era il palcoscenico delle nostre vite, dove si svolgevano dibattiti, congressi politici e recite scolastiche.

Nella sala buia si sgranocchiavano caramelle, ceci e noccioline, ma non mancava il profumo del popcorn. Ci ritrovavamo. Eravamo una comunità, uniti dalla magia del grande schermo. Finito il film, non restava altro che andare a casa a dormire; difficilmente si andava a mangiare una pizza, nei paesi non esistevano locali per cenare fuori. Per allungare le ore, spesso ci si chiudeva nella tavernetta di casa, dove si trascorreva la serata in mezzo alle botti di vino e la "piartica" e la "cannizza" deposito di tutte le provviste e le prelibatezze del momento, tra un bicchiere di vino locale, pane di casa, "alivi", "sazizzzi" e "suppressati".

N.B. La foto risale a circa 50 anni fa a Scandale presso il cinema Brescia, in occasione del primo incontro per la nascita della nostra vecchia Cassa Rurale, io, bambino, sono in orima fila.

"A CALABRIA ERA TUTTA COLTIVATA "


“A Calabria era tutta coltivata”, ha ragione la signora calabrese in video, un tempo la nostra terra era un paradiso agricolo, un mosaico di ortaggi, grano, vigneti e uliveti. Oggi, invece, ci troviamo di fronte a un deserto di abbandono, le buste di spazzatura la puoi trovare ovunque dai mercenari della trascuratezza. È una vergogna inaccettabile! 

E non parliamo delle politiche attuali, che riempiono il nostro paesaggio di pale eoliche senza alcun rispetto per la bellezza e la tradizione della nostra terra. Pale dappertutto!La signora calabrese nel video ha ragione: “Mo a terra a sputano, e da terrà vena tuttu”. 

Non sarebbe ora di ridare dignità alla Calabria?

giovedì 20 marzo 2025

MENTRE IN SIRIA MASSACRANO I CRISTIANI (SOPRATTUTTO BAMBINI), ROMA ACCOGLIE IL SUO MINISTRO SENZA TOCCARE L’ARGOMENTO


Famiglie intere, anziani, sacerdoti e soprattutto bambini, vengono massacrati con brutali esecuzioni, mentre il mondo e i mass media girano lo sguardo dall'altra parte. A Roma, un tempo era sede del Vicario di Cristo, il ministro siriano viene accolto con onori da Tajani. I rapporti diplomatici devono pur continuare, ma l'assenza di menzione per questi crimini è una vergogna inaccettabile, ancor di più se manca l'indignazione di chi professa i valori cristiani.

Dalla Siria arrivano testimonianze drammatiche: gruppi fanatici alimentano sanguinosi scontri tra le fazioni lealiste di Bashar al-Assad e la nuova leadership a Damasco, con un bilancio di circa mille morti. Bambini rapiti dall’Isis, donne decapitate, anziani uccisi solo perché difendono i loro villaggi. 

Il 18 marzo, a Roma in un incontro annunciato con il ministro siriano Asaad al Shaibani,  Tajani ha espresso la sua soddisfazione per la promessa di una "transizione pacifica" in Siria. Ma questa "tranquillità" non si estende ai cristiani, che continuano a subire un massacro silenzioso, mentre l'Europa si preoccupa di armarsi contro un fantomatico nemico.

martedì 18 marzo 2025

SAN GIUSEPPE A SCANDALE, DA SACRO A PROFANO, MA RESTA UNA GRANDE TRADIZIONE


Nel mese di marzo, Scandale si trasformava in un palcoscenico di devozione e tradizione. Le famiglie, unite dallo spirito collettivo, si preparavano a celebrare la festa di San Giuseppe, un evento che risuonava come un eco d'amore e rispetto per le proprie radici.

I preparativi iniziavano nelle campagne, dove l’aria era permeata dal profumo di primavera e dalla dolce attesa. Frasche e rami venivano raccolti con cura, destinati ai "Luminari", i falò che, la sera del 18 marzo, illuminavano le strade del paese come fari di speranza e gratitudine. Questi fuochi non erano solo un simbolo di venerazione, ma un richiamo a unirsi, a riscoprire l’essenza di ciò che significa essere comunità.

"U Cumbitu" era una semplice pietanza, una deliziosa pasta e ceci, preparata con amore, arricchita da abbondante cipolla e una salsetta piccante. Ma non era solo un piatto: era il cuore pulsante della condivisione. Molte famiglie, giorni prima della festa, offrivano cibo ai vicini e ai passanti, e con un gesto di amore incondizionato, portavano la pentola calda a chi ne aveva più bisogno, creando un legame che andava al di là delle parole.

La sera del 18, dopo i vespri, i "Luminari" si accendevano, e la comunità si raccoglieva attorno al falò in preghiera, avvolta nella serenità del Santo Rosario. Le voci si univano in canti popolari che rendevano omaggio a San Giuseppe e alla Beata Vergine Maria, creando un’atmosfera di sacralità e gioia.

In questi momenti di unità, fede e tradizione, Scandale brillava come una stella nel buio, un faro di speranza e amore che ancora oggi illumina i cuori della gente.

Se un tempo la festa era esclusivamente sacra, oggi essa si è trasformata in una celebrazione culturale che mantiene vivo il legame con le tradizioni, ma è diventata un'altra cosa. I "luminari" non sono più presenti in tutte le vie, e la festa si regge ora solo grazie agli incentivi del comune e al valido apporto delle associazioni, in particolare della Pro Loco. Ma ahimè, quest'anno sopravvive un solo fuoco.

È un motivo per riflettere, un richiamo a non dimenticare mai chi siamo e da dove veniamo, un invito a custodire con cura la bellezza di questa festa, con radici prettamente religiose, della nostra cultura e a trasmetterla di generazione in generazione, affinché il calore di San Giuseppe continui a risplendere nel cuore di ogni scandalese.

sabato 15 marzo 2025

SCANDALE, OGNI TANTO COME IL SABATO DEL VILLAGGIO

I tempi sono cambiati e i nostri paesi hanno perso quella vitalità di un tempo. L'antica civiltà contadina, che animava le strade con il profumo dei prodotti freschi e le cassette a fianco della porta di casa del contadino, piene di frutti di stagione, è ormai solo un ricordo. Un tempo, il prodotto esposto non era sempre in vendita, ma anche un dono tra vicini e passanti, senza sempre pensare al denaro. Oggi, invece, queste abitudini si sono affievolite e pochi coltivano ancora la terra.

Ma c'è un sabato pomeriggio, come oggi, in cui il piccolo centro riscopre il suo "sabato del villaggio". Le strade si animano con venditori "per caso" che offrono asparagi, finocchi "selvatici", finocchietto, origano e quant'altro! In alcuni periodi, come oggi, capita di trovare il prelibato pane di castagna, un tesoro della tradizione calabrese. Dalle nostre parti è più diffuso nella Presila, nel Petilino e in particolare a Mesoraca. Questo pane, una volta cibo per i poveri, era preparato con farina di castagne al posto della comune farina di grano. Oggi, invece, è diventato un simbolo di raffinatezza, un panino di piccole dimensione, rotondo, dal gusto unico e inconfondibile, che conquista facilmente il palato di molti.

Riscopriamo insieme le nostre radici, perché anche tra le strade silenziose dei nostri paesi, la tradizione e il sapore possono farci vivere momenti e deliziosi profumi di un tempo.

domenica 2 marzo 2025

" OJII E OTTU". VITA PAESANA DI UN TEMPO


Un tempo, la vita era semplice ma intensa. Gli spostamenti erano un lusso per pochi, riservati a chi migrava; la maggior parte di noi viveva nel raggio del proprio paese, o al massimo nel circondario provinciale, senza telefoni né mezzi di trasporto, se non asinelli e cavalli. Le prime automobili, rare e costose, non erano alla portata di tutti. Eppure, in quell'attesa di un giorno diverso, si trovava un senso di pienezza. Le feste religiose, la nascita di un figlio, la macellazione del maiale: eventi che scandivano il ritmo della vita, ogni attesa portando con sé promesse di gioia e abbondanza.

Le famiglie, numerose e unite, si preparavano per la grande festa del maiale, un giorno di raccoglimento e gratitudine. La conservazione dei prodotti suini era fondamentale per affrontare l'inverno; una famiglia contava in media sette, otto, fino a dieci membri. Ma la vera attesa, quella che scaldava il cuore, era legata alla raccolta: “a ricòta”. Era il momento in cui il contadino chiudeva i conti con la vita, estinguendo debiti e celebrando il duro lavoro.

In ogni angolo, l’attesa era un filo che univa i giorni, conferendo valore al presente e al futuro. Si contavano le settimane, i giorni, gli istanti. L’ultima settimana era la più dolce: “Oiji e ottu” diventava il mantra che anticipava feste e celebrazioni. A Scandale, si ripeteva: “Oiji e ottu è ra festa i Cundoliu”, mentre per i contadini il momento culminante era la macellazione: “Oiji e ottu e ammazzamu lu porcu”.

A giugno, i creditori tornavano da chi doveva loro denaro, presentando il conto. Ma i contadini, con prontezza, rispondevano: “Vi pagamu a ricòta”, ovvero dopo la raccolta di frumento e cereali, quando i granai si riempivano. 

Così, la vita scorreva frenetica, tra problemi e difficoltà, ma affrontate con gioia e attese cariche di speranza.