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martedì 30 settembre 2025

QUANDO LA CULTURA SI FACEVA PER STRADA



Niente di straordinario, a dirla tutta. Non era esattamente l'era della piena diffusione degli smartphone, né social network, né strutture attrezzate. Eppure, bastava una piazza, una strada, qualche sedia portata da casa e tanta voglia di stare insieme. La cultura, a quei tempi, la facevamo così: per strada.

Era, l’estate del 2001. La prima estate scandalese, un esperimento spontaneo nato dal mio desiderio di animare il paese, di farlo rivivere con suoni, sapori e racconti, coinvolgendo anche i bambini. Organizzammo spettacoli, sagre, serate di musica popolare. Ma non ci fermammo lì.

Decidemmo di andare oltre l’intrattenimento. Volevamo dare spazio alla nostra storia, alla nostra identità. Così nacquero esposizioni di vecchie fotografie in bianco e nero, ricordi che riaffioravano dai cassetti delle case. Mostrammo libri scritti e quadri di autori di Scandale, spesso dimenticati, ma capaci di raccontare il nostro mondo meglio di chiunque altro. Portammo in piazza gli attrezzi della civiltà contadina, oggetti semplici ma ricchi di significato, appartenuti a padri, nonni, contadini che ancora in quegli anni popolavano il paese, anziani portatori di memoria viva.

Non c’era nulla di tecnologico, nulla di programmato nei minimi dettagli. Ma c’era l’anima. C’erano le strade del paese che tornavano a vivere, tra una chiacchiera e una risata, tra un piatto di "covatelli" e un bicchiere di vino e un aneddoto raccontato all’ombra di un lampione. Momenti di aggregazione veri, sinceri, senza filtri. E soprattutto, c’erano i ricordi: quelli che uniscono, che insegnano, che fanno sentire parte di qualcosa.

Era l'inizio per fare anche grandi eventi estivi nel nostro paese.

E forse, senza saperlo, stavamo costruendo un piccolo pezzo di storia.

domenica 28 settembre 2025

NEL VOLTO DI UN BAMBINO, IL VOLTO DEL CIELO


Oggi, con il cuore aperto, desidero condividere alcune riflessioni che forse, a prima vista, sembrano non avere nulla a che fare con certe tematiche quotidiane… ma per chi crede, nulla è mai davvero scollegato. Ed oggi consentitemelo! E’ domenica, per me è una giornata che va fuori dalla quotidianità di tutti i giorni, credo, che Dio si fa prossimo, che parla nei gesti più semplici e nei volti più puri. Ed è per questo che oggi, in questo giorno in cui scelgo di mettere da parte ogni preoccupazione lavorativa e politica, guardo questa foto e sento il bisogno di dire qualcosa, consentitemelo! Non solo con la mente, ma con l’anima. Due frasi del Vangelo mi risuonano dentro, come un sussurro che interpella e scuote:

“Chi accoglie anche uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me. Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me…”

E mi chiedo: oggi, noi adulti, siamo accoglienti o motivo di scandalo per i nostri bambini?

Perché, sì, se allargate la foto… di bambini si tratta. Di "quatrareddri", come diciamo noi. Piccoli occhi che osservano tutto, cuori pronti a credere, a sperare, a dare fiducia. Noi, spesso, litighiamo. Loro, invece, si impegnano. Lottano, competono, sorridono, costruiscono sogni…

Nonostante tutto. Anche quando la loro comunità, la nostra comunità, non li sostiene, si mette di traverso, li ostacola. E allora trovano accoglienza altrove, magari in un’altra città, magari a Catanzaro, una città capoluogo, sì, ma soprattutto una città che sa accogliere. Ed ecco che mi torna in mente un’altra frase del Vangelo:

“Il sabato è fatto per l’uomo, e non l’uomo per il sabato.”

Il sabato di un tempo era come la domenica di oggi, un tempo dedicato al bene dell’umanità. È un invito a fermarsi, a riscoprire ciò che conta davvero.

E anche oggi, io vedo quel “sabato” nei volti di questi ragazzi. In quella struttura che li ha accolti. In quello spazio pensato, o che dovrebbe essere pensato, per il bene dell’uomo. Perché ogni opera realizzata ha senso solo se promuove la crescita umana, morale e spirituale di chi la abita. A cosa serve un impianto sportivo, una scuola, un’opera pubblica, se poi diventa luogo di divisione, di astio, di rancore? A cosa serve costruire muri, se dimentichiamo di costruire ponti tra i cuori?

Oggi, guardando questi bambini sorridenti, io vedo speranza. Ci stanno insegnando a vivere. Ma sento anche la responsabilità, nostra, di non tradirla. Abbiamo il dovere di proteggere la loro gioia, di essere per loro esempio, guida, rifugio. Perché ogni bambino accolto è Dio che bussa alla nostra porta. E ogni bambino ferito è una ferita inferta al futuro.

sabato 27 settembre 2025

QUANDO BASTAVA UN ALBERO DI FICO PER RECAPITARE UNA LETTERA.

 

Le fotografie della via Roma di Scandale riportano alla mente i racconti dei nostri genitori e nonni, in un tempo in cui le vie del paese erano conosciute non tanto per i nomi ufficiali, ma per i riferimenti familiari e popolari. A1llora, infatti, la segnaletica stradale era spesso sbiadita o assente, e molti luoghi venivano chiamati con nomi usati nel gergo quotidiano: u largu i Genuzzu, a Coddra, u chjianu, u cafunu, a Sicilia, u Shanghai o u struttu i Catineddra, a Villetta, Cundoliu, a Bellavista, u Timpunu, a Serra, sutta l'orta, u Cucinaru, a Carcara ecc.

Scandale, con la sua conformazione collinare, aveva anche un proprio linguaggio direzionale: si diceva "vaiu i capa d’irtu" per salire e "vaiu i pindìnu" per scendere. Una vera e propria toponomastica popolare, viva e condivisa da tutti. Via Roma, in particolare, era conosciuta da tutti: era il cuore pulsante del paese.

In un tempo in cui i telefoni ancora non esistevano, spedire una lettera richiedeva una buona dose di fantasia, soprattutto quando questa era urgente e non si conosceva l’indirizzo esatto del destinatario. In quei casi, ci si affidava ai soprannomi e a dettagli riconoscibili che potessero guidare il postino fino alla persona giusta.

Un esempio curioso lo raccontava spesso mio padre: una lettera indirizzata a un certo Antonio Grisi, conosciuto da tutti come ‘Ntoni di la Luccina, fu recapitata la posta con questa indicazione:

"Al sig. ‘Ntoni di la Luccina, via Mastru Sarvaturi i Scarpa Leggia, ppi signali: nu pedi i ficu vicinu a porta i da casa, Scandale"

Il soprannome era già abbastanza per restringere il campo. La “via” non era ufficiale, ma indicava la zona dove c'era la bottega di un noto artigiano — forse un fabbro, ma più probabilmente un calzolaio — conosciuto da tutti come Mastru Sarvaturi i Scarpa Leggia. E per evitare ogni dubbio, si aggiungeva un ultimo dettaglio inconfondibile: un albero di fico vicino alla porta di casa.

Una descrizione che, pur fantasiosa, era chiara a chi conosceva il paese. E la lettera arrivò senza problemi, nei tempi record!

giovedì 25 settembre 2025

L'ULTIMO SALUTO A UN AMICO

Sento il bisogno di scrivere due righe per ricordare Salvatore, una persona che ha fatto parte della mia vita fin dall'infanzia. Abitava a pochi passi da casa mia, da sempre tra noi c’è stato un legame fatto di rispetto e amicizia.

Nel periodo in cui ho avuto l'onore di guidare l'amministrazione comunale, Salvatore ha ricoperto il ruolo di assessore e per un certo periodo vicesindaco con grande dedizione. È stato in quell’occasione che ho avuto modo di conoscerlo ancora più a fondo: una persona sempre disponibile, pronta ad ascoltare e ad agire, senza mai guardare l’orologio, mettendosi al servizio della comunità con un impegno raro.

Anche nei momenti più difficili, quando le risorse del Comune scarseggiavano, Salvatore non si è mai tirato indietro. Ha messo a disposizione i suoi mezzi personali, dimostrando un senso del dovere e una generosità che non si dimenticano.

Gentile nei modi, sincero nei gesti: era il tipo di persona che, incontrandoti al bar, era sempre pronto a offrirti un caffè, con quel sorriso che lo contraddistingueva.

Che il Signore ti accolga nella Sua Patria, dove regnano la pace e la gioia eterna.

Alla tua famiglia giungano il mio pensiero più affettuoso e le più sincere condoglianze.



mercoledì 24 settembre 2025

AMBIENTALISTA DA SEMPRE, MA SINDACO E VICESINDACO, MI ACCUSANO DI AVERLO SCOPERTO ORA: IL REPORT SANITARIO INTANTO È INQUIETANTE.

Mentre sulla stessa testata, #IlCrotonese, il #sindaco e il #vicesindaco trovano il tempo di rispondere alle mie critiche sull’ambiente e sulla gestione della bonifica, si permettono anche di accusare me – proprio me! – di aver “scoperto l’ambientalismo” solo adesso. È un’accusa che grida vendetta politica, contro chi ha speso una vita intera a denunciare, informare, combattere per la salute dei cittadini e la tutela del nostro territorio.

Ma non ho bisogno di difendermi. I fatti parlano da soli. L’articolo pubblicato questa mattina è una condanna senza appello: ci restituisce un quadro drammatico, allarmante, di un territorio che soffre e continua a subire, senza risposte concrete. È l'articolo stesso che risponde, non avrei altro da aggiungere.

Parliamo del sito di interesse nazionale più importante del Sud, e ci troviamo ancora oggi con pazienti affetti da patologie riconducibili all’inquinamento industriale, con un’elevata presenza di sostanze chimiche nel corpo, e cosa gravissima, nessun intervento serio per arginare il fenomeno. Anzi, i segnali vanno nella direzione opposta: la situazione sta peggiorando.

E mentre la città continua a vivere la grave situazione sanitaria, mentre i dati crescono e l’allarme si fa sempre più forte, l’amministrazione invece di assumersi la responsabilità e agire, preferisce attaccare chi denuncia, chi pretende trasparenza e soluzioni. Non aggiungo altro. Se c'è qualcuno che oggi ha scoperto qualcosa, forse è chi ci governa, che con la salute dei cittadini non si scherza.

Peccato che ancora tanta gente fa finta di niente!

CROTONE, FRA LE ONDE DEL NOSTRO BEL MARE COSA SCORGIAMO?

 

Non sono delfini né creature leggendarie, ma giovani atleti quelli che ogni giorno sfidano le acque mosse del mare per allenarsi.

Avrebbero dovuto trovarsi nella piscina olimpionica comunale, invece sono finiti a nuotare in mare aperto, privati di un impianto pubblico che oggi è simbolo di gestione fallimentare, conflitti e silenzi istituzionali.

A Crotone, la piscina olimpionica è al centro di uno scontro tra le due associazioni incaricate della sua gestione. Un conflitto interno che ha avuto una ricaduta gravissima: gli iscritti alla Kroton Nuoto non possono più accedere alla struttura. Risultato? Ragazzi costretti a nuotare nel mare, in condizioni tutt’altro che ottimali, mentre l’impianto resta inutilizzato , o peggio, usato da pochi.

Ho sollevato la questione in aula, dopo un’interrogazione chiusa con una risposta definita "pilatesca", mi sono esposto nuovamente in Commissione Cultura guidata da Domenico Loguarro, ieri,  insieme al collega Andrea Tesoriere., che poi dagli interventi si è che anche tanti consiglieri di maggioranza desiderano una risoluzione immediata.

Ci siamo sentiti dire ancora una volta che è una questione tra privati. Ma qui non si parla solo di rapporti contrattuali. Questa è una questione politica e sociale, quello che non si vuole calire o che si fa finta di non capire. Quando si parla di sport, di giovani, di spazi pubblici, non ci si può voltare dall’altra parte.

Il dirigente comunali ha illustrato di nuovo la posizione tecnica dell’Ente, ma l’affondo è netto, per me è solo una questione politica. Quella vera : Fare politica significa occuparsi della città, dei suoi giovani, del loro presente e del loro futuro. E invece siamo davanti a un vuoto istituzionale che ha effetti pesanti anche dal punto di vista psicologico: i ragazzi sono disorientati, alcuni addirittura traumatizzati da questa esclusione.

A preoccupare non è solo l’inazione, ma anche il clima di omertà che sembra avvolgere la vicenda. "Manca la solidarietà. In molti preferiscono non esporsi, per non 'guastarsela' con nessuno. Ma così si legittima il silenzio, si lascia spazio all’ingiustizia.

Il messaggio finale è chiaro: Io continuerò a fare la mia parte come amministratore. Ma dovrebbe indignarci tutti sapere che, mentre chi ha responsabilità si defila come Ponzio Pilato, i nostri ragazzi si allenano nelle fredde acque del mare. E tutto questo, in una città che dovrebbe essere la casa dello sport e dei suoi giovani.

Agli instancabili nostri giovani atleti, dico: non sciraggiatevi mai! Con il vostro esempio, avete già meritato medaglie e coppa di campioni.

lunedì 22 settembre 2025

ALTRO CHE AMBIENTALISTI: SIAMO DAVANTI A UN DISASTRO ANNUNCIATO. L'AMIANTO RIMANE LÌ.

 Cosa ci saremmo dovuti aspettare da chi si autoproclama "ambientalista"? Progetti seri per il governo delle acque, la messa in sicurezza del fiume Esaro – oggi ridotto a una fogna a cielo aperto – e controlli veri contro gli scarichi abusivi. Un freno agli investimenti folli su nuovi impianti di smaltimento e alla costruzione di invasi inutili. E invece? Silenzio. Complice, imbarazzante, colpevole.

Ci saremmo aspettati il blocco immediato del distretto energetico selvaggio. Una moratoria su pale eoliche inutili, imposte dall’alto, che devastano il paesaggio e ingrassano pochi noti. Una vera politica di tutela del territorio, non spot da campagna elettorale. E invece? Nulla. Solo quello che siamo riusciti a fermare noi, con mozioni, interrogazioni, Consigli comunali aperti. Ogni giorno è una battaglia contro l’inerzia, contro chi predica bene e razzola male.

E che dire delle infrastrutture idriche e fognarie? Molti impianti risalgono agli anni ’40. Colabrodi arrugginiti, che quando si rompono lasciano interi quartieri senza servizi per giorni. Il PNRR offriva un’occasione storica. Altri comuni hanno colto la sfida. Qui no. Qui si dorme. L’unico progetto vagamente utile – il ripristino dei serbatoi di San Giorgio, fermi da 25 anni – è stato affossato dopo una delibera iniziale che stanziava due milioni. Oggi, dopo la nostra mozione presentata al comune, vedremo finalmente chi ci mette la faccia e chi scappa dietro i soliti giochi politici.

Ma la vergogna più grande resta la bonifica mancata. In un sito nazionale ad alto rischio ambientale, le polveri sottili sono fuori controllo, il monitoraggio è ridicolo, la tutela della salute pubblica inesistente. A due passi dalla centrale a biomasse, montagne di legname stoccato a cielo aperto in condizioni indecenti. E nessuno muove un dito.

E l’amianto? In pieno centro città? Ancora lì. Intatto. Letale. Nessuna rimozione, nessun piano, nessuna volontà. E qui arriva il caso emblematico, simbolico, vergognoso: la battaglia dell’avvocato Giuseppe Trocino, nei pressi degli ex mercati generali di Tufolo. Tetti sfondati, amianto ovunque, materiali pericolosi deteriorati, in un’area densamente popolata, a ridosso di scuole, impianti sportivi, abitazioni. E del fiume Esaro. Una bomba sanitaria sotto gli occhi di tutti. Il Crotonese ne parla da anni. Ma l’amministrazione ambientalista? Muta. Come se non fosse un problema. Come se la salute pubblica fosse un fastidio.

Questo scempio va fermato ora. Non domani. Non quando arriverà l’ennesimo studio inutile. Non quando sarà troppo tardi.

Qui non parliamo solo della mancata bonifica dell’ex sito industriale. Parliamo del fallimento della bonifica ordinaria, quella che anche la peggiore delle amministrazioni avrebbe almeno finto di iniziare.

E allora la domanda è semplice, diretta: i fondi Eni? Perché non si usano per proteggere la salute dei cittadini, prima di tutto? Perché vengono utilizzati in progetti autoreferenziali, invece che salvare una città contaminata?

E noi credevamo che saremo stati un’amministrazione ambientalista! Ci ritroviamo con un’amministrazione immobile, cieca, sorda, e sempre più complice.

Ma una cosa sia chiara: io non mollo. Questa battaglia va portati fino in fondo. Perché la salute di una comunità non si baratta. Si difende.