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mercoledì 17 settembre 2025

NON È SATIRA. È DIFFAMAZIONE! UN CLIMA SURREALE E PROPAGANDA POLITICA A TAMBURO BATTENTE NELLA CITTÀ PITAGORICA


Mi permetto di chiudere definitivamente sta mediatico, la vicenda legata al post pubblicato da Fortz Brayan. Non per alimentare ulteriori polemiche — che, tra l’altro, non sono partite né da me né da alcun membro di Stanchi dei Soliti — ma perché è necessario porre un argine al clima tossico che si è creato.

Siamo amministratori di questa città, e spetta prima di tutto a noi riportare ordine e serenità nel dibattito pubblico. Come gruppo consiliare, siamo persone pacifiche, impegnate esclusivamente per il bene della collettività. È arrivato il momento di mettere un freno a questa corsa sfrenata alla propaganda: non se ne può più!


Un amministratore non può utilizzare i canali come vetrina celebrativa, pubblicizzando  ogni opera come se fosse un trionfo. Fare il proprio dovere non è un merito straordinario, è una responsabilità. Non è accettabile che, dopo ogni post ufficiale, si attivino sindaco, giunta, consiglieri e persino sostenitori di piazza, fino ad arrivare a profili senza identità che deridono e attaccano chi esprime opinioni diverse. Peggio ancora: abbiamo scoperto che dietro queste dinamiche, di livello bassissimo, si muovono anche figure istituzionali di rilievo. È inaccettabile. È una vergogna.

Basta propaganda, basta personalismi: davvero, non se ne può più.

I FATTI:

dopo aver espresso una mia opinione, sono stato diffidato dal titolare di chi detiene quel profilo social, che solo in un secondo momento, a seguito di una comunicazione formale inviata tramite PEC, ha dovuto rivelare la propria identità, con nome e cognome.

Costui non ha esitato a diffamarci pubblicamente, per poi avere persino la pretesa di diffidarci per aver risposto. È surreale: chi insulta si arroga anche il diritto di zittire.

Ho risposto con una contro-diffida di tre pagine, che può avere serie conseguenze legali, nella speranza che questo teatrino finisca qui.

Chi ha davvero a cuore la città smetta di alimentare tensioni e giochi di potere. La città ha bisogno di amministratori seri, non di protagonisti da social.

UNA BREVE RICOSTRUZIONE:

tutto è iniziato domenica 14 settembre. In un tranquillo pomeriggio di riposo in famiglia, su Facebook è apparso un post, nel quale è stato manomesso il logo ufficiale del nostro Movimento “Stanchi dei Soliti”, trasformandolo in “Stanchi dei Cioti”, accompagnato da allusioni politiche prive di fondamento. A che scopo?

Il post conteneva riferimenti vaghi e insinuanti a presunti temi urbanistici, completamente scollegati dalla realtà.

Ho ritenuto doveroso rispondere pubblicamente, come visibile online, accusando  l’autore per diffamazione aggravata a mezzo stampa, uso indebito di simboli registrati e attacchi personali rivolti sia al gruppo consiliare che all’intero Movimento.

Il logo del Movimento, regolarmente registrato, è stato alterato in modo offensivo: da “Stanchi dei Soliti” a “Stanchi dei Cioti”.

Nel nostro contesto linguistico, "cioti" è un termine fortemente denigratorio, traducibile con “cretini”, “ignoranti” o “persone stupide”.

Questo non è satira, né critica politica legittima: è un chiaro e deliberato tentativo di screditare un gruppo politico istituzionale e i suoi sostenitori.

Il post ha avuto ampia diffusione, con oltre 150 reazioni in poche ore, accompagnato da una pioggia di commenti ironici, faccine beffarde e scherni mirati.

Altro che dibattito democratico: siamo stati messi alla berlina in piena campagna elettorale.

Solo dopo un formale sollecito via PEC, l’autore si è fatto vivo, inviandomi un messaggio tutt’altro che distensivo, nel quale rivendicava le proprie azioni e mi diffidava.

Scelgo di non rendere pubblico il contenuto di quel messaggio, non perché obbligato, ma per una mia scelta etica.

Resta però il fatto che l’anonimato del profilo — privo di nome, cognome, foto reale o riferimenti — ha favorito un clima di ambiguità e manipolazione, trasformandolo in uno strumento di attacco politico mascherato da ironia.

È inaccettabile che un soggetto anonimo possa insultare pubblicamente rappresentanti eletti dal popolo e poi lamentarsi delle conseguenze, chiedendo persino la rimozione delle nostre risposte.

Come se non bastasse, alla nostra replica, il medesimo profilo ha rilanciato, accusandoci di cyberbullismo per aver commentato e condiviso pubblicamente ciò che lui stesso ha pubblicato.

Siamo davvero all’assurdo: viene definito cyberbullismo il semplice esercizio del diritto di replica. Un ribaltamento dei ruoli totalmente inaccettabile.

Non finisce qui. A peggiorare il quadro, è intervenuto un esponente apicale del Palazzo di Piazza della Resistenza, che in un commento ha espresso sostegno implicito all’autore del post, affermando ironicamente: “Se gli oppositori sono questi, ci faranno stravincere di nuovo.” Un commento che dimostra chiaramente l’ostilità politica nei confronti del nostro movimento, e conferma che quanto accaduto non è casuale, ma parte di un disegno comunicativo ben preciso. Ma si può arrivare a questo? I fatti, quindi, dimostrano quanti profili lavorano per tenere alta la becera propaganda.

Pertanto, alla luce dei fatti, la mia posizione è chiara: Nessun contenuto verrà rimosso; rivendichiamo il diritto di cronaca e di replica, le nostre dichiarazioni non sono insulti, ma risposte legittime a un attacco grave, gratuito e premeditato.

Nel frattempo, è già stata inviata una contro-diffida di tre pagine e non si escludono ulteriori azioni legali.

Pretendiamo pubblicamente spiegazioni e scuse.

La politica deve tornare a essere confronto serio, non farsa da tastiera.

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